Milano: fiumi di coca per la movida e la tv, inchiesta-choc del Corriere.it

MILANO, 30 GIUGNO ‘12 - Quintali di cocaina, anche con elevata purezza, importata a Milano e poi destinata ai piani alti di Cologno Monzese. Lo rivela un’inchiesta-choc del Corriere.it, in cui viene riportato anche uno stralcio d’intercettazione telefonica tra uno dei capi della cosca che importerebbe la droga in Italia e il suo braccio destro, il pusher incaricato di venderla a caro prezzo a “tre dipendenti Mediaset”. In quelle intercettazioni vengono tirati in ballo anche i nomi di due noti presentatori Mediaset, che tramite i loro legali hanno però smentito ogni coinvolgimento e ogni conoscenza con i due personaggi intercettati. Al di là dei destinatari di quella coca tirati in ballo nell’intercettazione (che la Procura, in assenza di riscontri, non ha ritenuto di dover sentire, anzi il pm Sangermano ha fatto sapere che “Mediaset è completamente estranea alle indagini”, anzi è parte lesa), ci sono gli arresti eseguiti su ordine dei magistrati milanesi.

Nell’inchiesta del Corriere si punta l’attenzione su due personaggi: un albanese con mezzo chilo di cocaina e un kalashnikov modificato sul sedile della sua Golf e il suo acquirente, Marco Damiolini, 35 anni, arrestato nella notte tra mercoledì e giovedì su ordine della Procura di Milano con un decreto firmato dal pm Antonio Sangermano e un’ordinanza del Gip Fabrizio D’Arcangelo. Sarebbe lui, secondo la Procura, a rifornire di droga tre dipendenti di Mediaset che dopo essersi fatti consegnare la droga l’avrebbero in parte spacciata all’interno degli uffici di Cologno Monzese.

Quei tre dipendenti, insieme ad altre nove persone, sarebbero state bloccate a novembre, con l’ondata di arresti della prima tranche dell’inchiesta. Ora si apre una nuova fase dell’indagine, che si trascina dietro altri 22 arresti eseguiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. I militari hanno fatto un salto di qualità e sarebbero risaliti ai trafficanti, gruppi organizzati in grado di importare a Milano quintali di droga. Si tratterebbe di un gruppo di ecuadoriani, che secondo l’indagine avrebbe fatto arrivare la cocaina su container via mare, con dei corrieri per via aerea e con spedizioni postali, recapitate direttamente in una pizzeria di via Gaudenzio Ferrari, vicino ai Navigli milanesi.

Al centro della vicenda vi sarebbe proprio Damiolini, che avrebbe inviato un suo corriere direttamente in Bolivia per rifornirsi di droga poi avrebbe contattato un finanziatore con cui entrare in società per acquistare una grossa partita di cocaina. Nei piani doveva esserci poi l’eliminazione misteriosa del finanziatore socio per poi tenere per sé tutti i guadagni. Inoltre, l’inchiesta della Procura avrebbe mostrato anche l’altra faccia della medaglia al collo di Damiolini: non solo sarebbe lui il fornitore per gli ambienti della tv e dello spettacolo, ma avrebbe anche avuto affari con la ’ndrangheta calabrese, come emergerebbe da alcune intercettazioni ambientali. In questa inchiesta vi è anche un altro indagato. Si tratta di un dipendente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. L’uomo (G.A. le sue iniziali), responsabile del “Reparto Security” dell’aeroporto di Linate, secondo il gip D’Arcangelo si sarebbe adoperato per “garantire l’elusione dei controlli doganali sui bagagli in arrivo presso il suddetto scalo, all’interno dei quali era celata la sostanza stupefacente”. La reazione della Società Sea è stata severa e immediata, tanto che in una nota ha fatto sapere di “aver provveduto immediatamente a sospendere a titolo cautelare il dipendente sollevandolo da qualsiasi incarico aziendale”.

TALITA FREZZI

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