Maxi frode fiscale da 245 milioni di euro: chiesto il processo per Alessandro Profumo

MILANO, 3 FEBBRAIO ’12 – Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo e per altre 19 persone accusate di dichiarazione fraudolenta dei redditi con ostacolo alle indagini. Profumo e gli altri sono accusati di una presunta evasione fiscale di 245 milioni di euro messa in piedi attraverso una operazione di finanza strutturata detta “Brontos”. Sarebbe stato, secondo il capo d’imputazione, lo stesso Profumo ad approvare l’operazione dando il consenso all’approvazione di alcuni investimenti risalenti al marzo del 2007, all’aprile dell’anno successivo e al novembre del 2008. Così facendo l’istituto di credito avrebbe dichiarato a bilancio i dividendi, piuttosto che gli interessi, andando a pagare al fisco solo il 5% sui proventi, insomma un’operazione a tutto vantaggio di Unicredit. È stato il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo a chiedere il rinvio a giudizio nel confronti dell’ex amministratore delegato e di altre 19 persone tra cui manager ed ex manager di Unicredit e di Barclays, accusati di aver frodato il fisco per 245 milioni di euro. Il pm già qualche mese fa aveva ottenuto il sequestro di tale somma a carico di Unicredit ma il Tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso dell’istituto di credito, aveva disposto il dissequestro del denaro. Ora il pm ha impugnato in Cassazione la decisione del Riesame. L’udienza non è stata ancora fissata.

ELEONORA DOTTORI

D: L’accusa per Profumo e gli altri è di dichiarazione fraudolenta dei redditi con ostacolo alle indagini. Di che si tratta e quali conseguenze in termini di pena?

R: Il D. lgs. 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto)prevede due ipotesi di dichiarazione fiscale fraudolenta.

- L’art. 2 punisce con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Ad essere colpita è la condotta di cui, fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

- L’art. 3, invece punisce con la stessa pena la dichairazione fraudolenta mediante altri raggiri. E’ questo il caso in questione. Si punisce chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi.

D: E’ sempre possibile impugnare una decisione del Riesame?

R: Per tutte le misure in materia cautelare (personale o, come in questo caso “reale”, cioè riguardo beni) sono impugnabili, anche dopo il giudizio del tribunale del riesame, con ricorso in Cassazione, che decide sui profili di legittimità.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

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