Massacro’ la fidanzata a coltellate: Jucker chiede l’affidamento in prova


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MILANO, 11 FEBBRAIO ’12 – Tutto accadde in una notte dell’estate 2002, a Milano centro, in via Corridoni. Ruggero Jucker, trentaseienne figlio di noti ristoratori della città, fu colpito da una pazzia accecante ed uccise con 40 coltellate la fidanzata Alenja Bortolotto di 26 anni, una studentessa anche lei figlia di una nota famiglia della borghesia milanese. Dopo averle ucciso la ragazza, Jucker infierì sul suo corpo, sventrandolo in parte ( il fegato fu ritrovato in cortile) e poi uscì in strada urlando frasi sconnesse, del tipo ‘ io sono Osama Bin Laden’ nel cuore della notte. Quel delitto lasciò attonita l’opinione pubblica, anche perché vedeva coinvolto un ragazzo apparentemente normale e molto conosciuto in città. Furono fatte varie ipotesi: si parlò di delitto passionale. Poi si disse che Jucker aveva agito sotto l’effetto di droghe, ma alla fine si comprese che al giovane, quella notte maledetta, era andato in cortocircuito il cervello.

In primo grado, Ruggero Jucker fu condannato a 30 anni con l’abbreviato: gli fu risparmiato l’ergastolo, ma l’aggravante della crudeltà fu ritenuta prevalente rispetto al vizio parziale di mente dal Gup Guido Salvini. Nel 2005 la Corte d’Assise d’Appello di Milano accettò la proposta di patteggiamento ( fra l’altro opzione abrogata e non più possibile ora ) della difesa dello Jucker e lo condannò a 16 anni.

Ora Ruggero ha 45 e si trova in carcere, ma ha inoltrato l’istanza per poter usufruire della misura alternativa che prevede l’affidamento in prova ai servizi sociali, che gli consentirebbe di scontare il resto della sua pena fuori di prigione. I termini glielo permetterebbero, ma sarà il Tribunale di Sorveglianza di Milano a dover decidere.

Junker, sd aprile scorso, ha usufruito del suo primo permesso premio, uscendo di carcere per 10 giorni.

La decisione è attesa per le prossime settimane.

ANDREA DATTILO

D: Cosa prevede la misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali? Chi vi è sottoposto deve rientrare in carcere di notte?

R: E’ una misura alternativa alla detenzione che può essere disposta quando la pena (anche residuo di maggior pena) è inferiore a 3 anni. In questo caso: 2002, 2012 dieci anni su sedici. Più gli sconti di pena per la liberazione condizionale che viene concessa in misura di 45 giorni ogni semestre in caso di buona partecipazione al programma rieducativo, e fruizione di 3 anni di indulto.

L’istituto è regolamentato dall’art. 47 dell’Ordinamento Penitenziario e consiste nell’affidamento del condannato al Servizio Sociale, fuori dall’istituto di pena, per un periodo uguale a quello della pena da scontare, sottoposto ad una serie di prescrizioni e di verifiche periodiche da parte dei servizi sociali, ma di fatto libero. All’esito della prova, se il Tribunale di Sorveglianza esprime una valutazione positiva dell’andamento, la pena si considera interamente espiata. Non vi è l’obbligo di rientrare la notte in carcere, quella è la misura della semilibertà.

D: Cosa prevedeva, rispetto alla pena inflitta in primo grado, il patteggiamento in appello?

R: La possibilità di rinunciare all’appello e trovare un accordo tra accusa e difesa sull’entità della pena prima dell’apertura del dibattimento in appello.

D: Che effetti ha la seminfermità mentale sul calcolo della pena? Gli effetti di una aggravante possono annullare quelli di una attenuante?

R: Nel caso di riconoscimento di parziale di mente, cioè di parziale incapacità di intendere e volere il soggetto risponde del reato compiuto, ma la pena viene diminuita.Aggravanti e attenuanti, in generale, vanno bilanciate su valutazione discrezionale del giudice. Potrà ritenerle equivalenti, prevalenti le aggravanti o le attenuanti.

AVV.TOMMASO ROSSI

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