Marco Melandri esce di pista: condannato per frode fiscale

ROMA, 29 OTTOBRE ’12 – Ancora una volta non tornano i conti tra i personaggi del motociclismo italiano: qualche anno fa problemi col fisco avevano coinvolto Valentino Rossi, ora un altro amato campione delle moto, il pilota Marco Melandri, attualmente in forza alla BMW Super Bike, dopo essere stato per anni protagonista nella classe regina Moto Gp con vari team (tra cui Honda e Ducati), è stato condannato a 19 mesi di reclusione per aver utilizzato una fittizia residenza a Derby, Inghilterra, per pagare meno tasse in Italia.

Niente paura: il pilota trentenne dalla faccia ingenua e sorniona non andrà dietro le sbarre, perché la sua pena è stata sospesa, ma certo fa riflettere che un altro personaggio pubblico e modello per molti ragazzi appassionati di motociclismo sia caduto nella tentazione di voler fare il furbetto alla faccia degli onesti contribuenti, anche se è doveroso dire che Melandri si è dimostrato collaborativo e volenteroso di rimediare ai propri errori ed ha chiuso, quanto all’evasione fiscale,i suoi conti con il fisco tramite un accordo, proprio come aveva fatto Valentino Rossi in passato.

In parole povere, Melandri ha già versato quello che avrebbe dovuto nelle casse dell’Agenzia delle Entrate, ma questa condanna riguarda i profili penali della vicenda.

Pare proprio che il detto “Chi più ne ha, più ne metta” sia poco preso in considerazione e assomigli più ad una battuta ilare, piuttosto che ad una regola di civile convivenza, mentre è quasi diventato uno sport nazionale cercare di trovare escamotage anche fraudolenti, che permettano di ridurre l’introito da versare nelle casse dell’erario.

Stando all’accusa e alla sentenza del Tribunale di Ravenna, pronunciata dal giudice monocratico Corrado Schiaretti, la colpa di Melandri è stata quella di aver trasferito la sua residenza a Derby, nel Regno Unito, quando il suo centro di affari e interessi era rimasto in Italia. Nello stesso contesto che ha portato all’accusa di Valentino Rossi, l’ Agenzia delle Entrate aveva provveduto a degli accertamenti dai quali erano emersi indizi ed elementi sospetti. Infatti, dalle indagini risultava che a fine 2000 Melandri aveva chiuso la partita Iva e si era iscritto all’aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, per tornare a pagare le imposte nel Belpaese solo nel 2007. Come già detto, la destinazione era la Gran Bretagna, dove la legge consente di avere residenza senza domicilio fiscale.

La difesa di Marco Melandri ha centrato le sue argomentazioni sul fatto che il pilota effettivamente risiedeva a Derby, come avrebbe dimostrato anche l’iscrizione in una palestra del posto, ma queste tesi sono state smontate dall’accusa, che ha dimostrato come le operazioni economiche e  i flussi di denaro del pilota ravennate, il suo patrimonio e quello dei suoi più stretti familiari (padre e sorella) portavano inconfutabilmente ad individuare, nonostante la residenza estera, il vero centro di interessi del motociclista nella sua città natale, Ravenna.

Melandri, come già detto sopra, ha già provveduto a regolarizzare la sua posizione fiscale, avendo già raggiunto un accordo e pagato per le somme evase. Ora la portata della sentenza penale è limitata, essendo la pena stata sospesa: questo vuol dire che il pilota sarà messo alla prova, nel senso che non dovrà commettere nuovamente reati della stessa indole per i prossimi cinque anni, altrimenti la pena inflitta troverà esecuzione. Nel caso invece in cui, come ci si auspica, Melandri dimostrerà di aver capito il suo errore non macchiandosi di altri reati, il reato commesso sarà estinto e non avrà luogo l’esecuzione della pena.

MOSE’ TINTI

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