Marco Biagi, 10 anni dopo: nuova riforma del lavoro e lotta per l’art.18

ROMA, 19 MARZO ’12 – Oggi 19 marzo ricorre il decimo anniversario della morte di Marco Biagi. Il giuslavorista bolognese che nel 2002, a 52 anni, fu assassinato dalle Nuove Brigate Rosse sotto il portone di casa. L’immagine della sua bicicletta appoggiata al muro giallo è diventata un’icona e mantiene intatta la ferita del Paese. “Non vorrei che foste costretti ad intitolarmi una sala, come a Massimo D’Antona…”, aveva detto Biagi all’allora Ministro del Lavoro Maroni e al vice Sacconi. Poi l’attentato. Il giuslavorista fu “giustiziato” per il suo contributo alla modifica dell’art. 18, per il Libro Bianco sul lavoro e anche perchè, come riconosciuto dalle stesse Nuove Br, era un bersaglio facile. Infatti, nonostante le continue minacce e le telefonate mute, a Biagi era stata revocata la scorta. Oggi, dopo anni di silenzio mediatico, è la moglie Marina Orlandi a parlare, e lo fa con durezza: “Era stato abbandonato dalla polizia, dallo Stato che gli tolse la scorta proprio nel momento in cui era più esposto. Era stato sbeffeggiato da chi avrebbe dovuto proteggerlo”. E ancora: “Dopo che persone infami lo hanno ucciso, il suo nome è stato associato alla precarietà: questa è una bugia terribile. Marco anzi voleva proteggere chi si sarebbe trovato in questa difficoltà”. Biagi, racconta la moglie, si era reso conto che il modello del posto fisso apparteneva ormai al passato e spesso ripeteva: “dobbiamo rendere la precarietà in qualche modo protetta, cioè fare in modo che quelle persone abbiano anche dei diritti”.

E oggi, l’anniversario della morte di Biagi coincide con i tentativi del governo e del ministro del Lavoro Elsa Fornero di riformare il mercato del Lavoro, andando a ritoccare l’articolo 18 e cercando di attuare la parte mancante della riforma Biagi: cioè quella relativa all’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Articolo 18 verso il “modello tedesco”. Sul tema dell’art. 18 (di cui Fatto & Diritto si è occupato: http://www.fattodiritto.it/il-governo-e-la-riforma-del-lavoro-articolo-18come-e-come-potrebbe-cambiare/) emergono novitò importanti. Ieri, all’interno di un vertice di cinque ore e mezza tra il presidente del Consiglio Mario Monti e i Partiti che sostengono il governo (presenti Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini), si è arrivati ad un accordo di massima su una revisione dell’articolo 18 in base al “modello tedesco”. Il modello prevede che in caso di licenziamento disciplinare ingiustificato il lavoratore abbia diritto, a discrezione del giudice, al reintegro oppure, in alternativa, all’indennizzo fino a 18 mensilità. E non ad entrambi come accade ora. A margine dell’incontro, una nota di Palazzo Chigi ha precisato che il Presidente del Consiglio “ha sottolineato la necessità di una riforma ad ampio raggio dei diversi aspetti del mercato del lavoro” con l’obiettivo di aumentare occupazione e crescita.

I punti del Ministro Fornero. Nelle ultime ore il Ministro del Welfare Elsa Fornero, da parte sua, ha chiarito i punti della riforma: 1) la semplificazione delle tipologie contrattuali, al fine di facilitare l’accesso dei giovani ad un impiego stabile; 2) la revisione degli ammortizzatori sociali assicurando l’universalità di un nuovo sistema di assicurazione sociale per l’impiego; 3) la revisione delle norme che regolano il licenziamento dei lavoratori, distinguendo tra il licenziamento per ragioni discriminatorie (per il quale l’articolo 18 non sarà modificato) da quello per ragioni disciplinari (che seguirà il “modello tedesco”) e da quello causato da ragioni esclusivamente economiche; 4) il rafforzamento delle politiche attive e dei servizi per l’impiego.

La cgil frena. A smorzare l’entusiasmo è però il Segretario della Cgil Susanna Camusso, che al termine di un’ iniziativa del sindacato a Firenze ha detto: “vedremo quali proposte saranno fatte: quelle sentite finora dal governo non ci convincono, e non vanno bene”. E ha aggiunto: “Per noi l’articolo 18 è una tutela generale, ha una funzione di deterrenza rispetto all’arbitrio dei licenziamenti. Quindi una discussione deve partire dal salvaguardare questo principio”. E ancora: “Abbiamo enumerato quali sono le cose necessarie per arrivare a un accordo, e martedì ci aspettiamo delle risposte”. Sul vertice di ieri, invece, Camusso ha osservato: “Continuo a pensare che la trattativa vada fatta con le parti sociali”. Infine, alla domanda sul fatto che le misure per la crescita sembrano essere slittate, il segretario della Cgil ha risposto: “Questo mi sembra l’orientamento che hanno assunto ieri sera. Noi abbiamo detto, e continuiamo a dire, che anche facendo una bellissima riforma del mercato del lavoro, questo non determina la creazione di un solo posto di lavoro, e che il vero tema per l’Italia è la crescita”.
FEDERICA FIORDELMONDO

 

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