Mailing list rubate e appelli falsi su Facebook. L’estate calda degli hacker

ROMA, 7 SETTEMBRE ’12 – Hacker in azione soprattutto d’estate. Nei mesi scorsi infatti, sarebbero state almeno un centinaio le aziende italiane ad aver subito l’attacco: mailing list rubate, posta archiviata scomparsa e falsi appelli su Facebook. Una serie di telefonate da molti clienti che avevano ricevuto la stessa email, cioè una richiesta di aiuto a nome dei titolari delle aziende che spiegavano di trovarsi a Londra ma di essere stati derubati e quindi la richiesta di inviare soldi alla Western Union. Stessi appelli anche su Facebook, sfruttato in molte occasioni per accedere direttamente all’indirizzo email. Aggiornare costantemente il sistema antivirus può essere una soluzione, ma occorre prestare molta attenzione anche a cambiare periodicamente password e ad eseguire backup ogni settimana. “Pishing” è il nome dato a questo tipo di truffa, quella cioè che mira alle mailing list per raggiungere il maggior numero di contatti, oppure rivolta all’acquisizione di dati privati delle aziende. In ogni caso le truffe più diffuse secondo gli esperti hanno lo scopo di facilitare il riciclo di denaro sporco. Altra strategia molto diffusa sarebbe quella di inviare mail di banche con link che rimandano a siti pressoché identici a quelli dell’istituto di credito dove viene chiesto l’inserimento di password e codici iban per semplici controlli. Numeri alla mano dimostrano che i nuovi file infetti rilevato al giorno sarebbero quasi triplicati nel giro di due anni.

ELEONORA DOTTORI

D: Come viene punita nel nostro ordinamento la truffa informatica?

R: La frode informatica costituisce reato disciplinato dall’art. 640 ter del c.p. ed è commesso da “chiunque”, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. La pena prevista è la reclusione da 6 mesi a 3 anni oltre una multa da 51 a 1032 euro, ma pena è aggravata (reclusione da 1 a 5 anni e multa fino a 1549 euro) se il fatto è commesso ai danni dello Stato o di altro ente pubblico o se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore di sistema.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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