Mafia: condannato a 15 anni sconta la pena ai domiciliari per un intolleranza al menù del carcere

SULMONA, 6 SETTEMBRE ’12 – Michele Aiello era stato arrestato, insieme a Totò Cuffaro, e condannato a 15 anni e 6 mesi per associazione mafiosa e corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle talpe alla Procura di Palermo. Rinchiuso nel carcere di Sulmona il manager della sanità siciliana era uscito dallo scorso febbraio perché affetto da favismo mentre il penitenziario abruzzese nel menù prevederebbe solo menù a base di fave e piselli. Aiello ora sta scontando la pena ai domiciliari. La vicenda aveva fatto partire una indagine del ministero di Giustizia che ha recentemente appurato la regolarità della scarcerazione. L’indagine è chiusa e gli ispettori non avrebbero rilevato nulla di anomalo nel fatto che il Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila ha disposto il trasferimento del detenuto piuttosto che prevedere un menù particolare, come peraltro succede per gli islamici, gli ebrei, gli ipertesi e i diabetici.

ELEONORA DOTTORI

D: A chi spetta la decisione di trasferire un detenuto da un penitenziario all’altro?

R: I trasferimenti vengono disposti- per esigenze logistiche, di spazi, di vicinanza rispetto alla famiglia del detenuto o al luogo in cui si celebra un processo- dal DAP (dipartimento di amministrazione penitenziaria) un organo ministeriale che gestisce l’organizzazione delle carceri. Ma in questo caso non si tratta di trasferimento, bensì di concessione, da parte quindi del Tribunale di Sorveglianza di una misura alternativa alla detenzione in carcere, quale è appunto la detenzione domiciliare, motivata da esigenze di salute e di incompatibilità con la restrizione intramuraria.

AVV. TOMMASO ROSSI

 

D: Cos’è il favismo?

R: Il favismo è una malattia genetica ereditaria causata da difetto congenito dell’enzima glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD), normalmente presente nei globuli rossi e fondamentale per la loro sopravvivenza. La carenza dell’enzima provoca un’emolisi acuta (distruzione dei globuli rossi) con ittero. La crisi è scatenata quando il soggetto fabico assume (o ne inala i vapori) fave, piselli, Verbena Hybrida, altri vegetali, sostanze (naftalina, trinitrotoluene) o alcuni farmaci (antipiretici e analgesici, antimalarici, sulfamidici, cloramfenicolo, alcuni chemioterapici, chinidina, menadione, blu di metilene e altre). La frequenza più alta della malattia si ha in Africa (nei bantu circa il 20%), ma la patologia è frequente anche nell’Asia meridionale e nel bacino del Mediterraneo (Grecia e Sardegna, arrivando fino a punte del 25%).

DOTT. GIORGIO ROSSI

 

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