ITALIA, 8 DICEMBRE ’11 – Negli ultimi giorni si avverte nell’aria una strana sensazione di cambiamento, di passaggio epocale, di rottura. O almeno questo è il brivido di speranza che ci attraversa. L’Italia rischia di affondare e, forse, da questo momento in poi non sarà più la stessa. In un senso o nell’altro.
C’è anche una strana sensazione di sgretolamento in questi giorni difficili. Sgretolamento di un sistema, un sistema che per troppi anni è diventato norma, abitudine. Un sistema che ci ha condotto al confine del baratro, e forse oltre.
Arresti eccellenti, maxi inchieste, lente di ingrandimento su fatti del passato ancora ricoperti dalla polvere dell’insabbiamento.
E’ di ieri la notizia dell’arresto del boss dei Casalesi Michele Zagaria, ricercato dal ’95. “Avete vinto voi, ha vinto lo Stato”- queste le sue parole al momento di farsi cingere dalle manette. Speriamo.
Il giorno prima la notizia della richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Nicola Cosentino, coordinatore regionale del PDL in Campania. I segni evidenti di un sistema che sta implodendo nelle sue stesse viscere. Speriamo.
Marcello Dell’Utri ascoltato dalla Procura di Palermo per far luce sulle morti di Enrico Mattei, Mauro De Mauro e Pierpaolo Pasolini. Già, far luce. Attività non troppo amata nel nostro amato, e bel Paese. Speriamo.
Gli arresti a Reggio Calabria della scorsa settimana: manette per giudici, avvocati, uomini della guardia di finanza e politici. Una tempesta.Speriamo.
Fatto & Diritto sta seguendo questi fatti con attenzione, puntualità e con un impegno della redazione senza precedenti. La rubrica “Mafia, mafie: voci nel silenzio” cerca di scavare dentro la realtà calabrese cogliendo ogni afflato di ciò che sta accadendo e delle speranze di chi ancora ha voglia di sperare.
Le crepe di un sistema si avvertono, proprio mentre l’Italia annusa l’aria del precipizio. La politica legata a stretto filo con le realtà mafiose -e non intendo riferirmi all’ultimo ventennio, ma ad almeno un secolo- mostra i segni del tempo e, forse, più di ogni altro annusa l’aria del precipizio.
“La mafia non è affatto invincibile; è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine“. Così diceva Giovanni Falcone, che non a caso accoglie con il suo volto fermo ma rassicurante il lettore di Fatto & Diritto accanto al titolo, per prenderlo per mano e condurlo al cambiamento.
La mafia, sin dalle sue origini storiche, trae la sua forza e si alimenta di ignoranza, subcultura, disoccupazione.
La gravissima crisi economica e culturale degli ultimi anni, la totale perdita della meritocrazia, sono benzina sul fuoco delle mafie e dei tanti modi di appoggiarle.
Ma, al contempo, il fuoco troppo alto sta forse bruciando chi lo ha alimentato con la sua dissennatezza e connivenza.
Si vede, nel buio, che ricomincia a prendere forma il fuoco della consapevolezza e della passione civile. Tutti noi dobbiamo avere il coraggio di alimentarlo, ognuno con le proprie forze e possibilità. Non dobbiamo mai aver voglia di tornare indietro.
Un’Italia diversa, forse, è possibile.
Speriamo.
AVV.TOMMASO ROSSI
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