‘Madre Vendetta: Storia di un perdono impossibile’.

Il grado di civiltà di un paese si evince, tra l’altro,da come viene amministrata la giustizia nella totalità dei suoi aspetti e l’incertezza della pena è una delle cose più devastanti per la percezione di sicurezza e di giustizia di un popolo”. E’ la parte finale di una lettera che compare nel penultimo capitolo, quasi una sorta di sintesi delle tematiche e dei problemi che abitano il cuore e la mente dei personaggi del libro “Madre vendetta – storia di un perdono impossibile”, ultima fatica letteraria di Giancarlo Trapanese. Stavolta Giancarlo Trapanese ci ha fatto il dono non solo di una nuova prova di scrittura ,ma anche di un riuscito esperimento di romanzo-verità. E’ come se le due direzione che caratterizzano di solito la produzione di Trapanese, da una parte lo sguardo vigile ed attento alle facce inquietanti del presente, dall’altra la voglia di coinvolger e i lettori con percorsi narrativi emozionanti, si trovassero ,stavolta, unite in un lavoro sinergico ed equilibrato senza soverchiamenti né sul versante del richiamo della cronaca ,né su quello delle seduzioni letterarie. Il giornalista Trapanese – in questo caso si cala direttamente nel bel romanzo nelle vesti del giornalista televisivo Giorgio Catanese -si misura, come si ricava dal contenuto della lettera, con uno dei temi più scottanti della contemporaneità di questa nostra Italia perennemente in crisi e sempre costretta a situazioni di emergenza,quello della Giustizia che non riesce a dare certezza della pena. Ma si deve aggiungere che l’autore, pur rimanendo fedele alla verità della cronaca, cerca ,comunque, attraverso la robusta costruzione narrativa, di farci vedere da vicino non solo il fatto giuridico ma anche il carico di sentimenti e di passioni che restano imbrigliati in esso .Senza scendere nel dettaglio di una storia che avvince per la suspence emozionale che la sorregge, diciamo che il giornalista televisivo Giorgio Catanese si trova a seguire una indagine incentrata sulla morte di un ex detenuto, investito di notte da un’auto pirata, in un paesino della Romagna. Il giovane era appena uscito dal carcere dove aveva scontato una pena di tredici anni perché ritenuto colpevole dello strangolamento della fidanzata che lo aveva lasciato. Luce, la ragazza strangolata, Manuel, accusato del suo omicidio, ma anche le loro madri sono i protagonisti di un dramma contemporaneo che ripete linguaggi, schemi e categorie concettuali della tragedia antica: passioni, delitti, sete di giustizia, voglia di vendetta e di verità,al di là dei recinti della legalità . Un materiale narrativo incandescente che rischia ,proprio per la ricchezza, la violenza e la complessità dei contenuti ,di approdare alle secche della retorica e che, invece, viene controllato perfettamente da una scrittura precisa senza essere asciutta, essenziale senza essere superficiale e soprattutto intensamente partecipata. Di fronte a tanta sciatteria di linguaggio diffusa dai media, di fronte alla ricerca più fangosa del torbido ad ogni costo, questo libro edito da Vallecchi per la collana “Le Stelle” costituisce la prova che si può affrontare il vero senza tradire le sue voci ,ma ,anzi ,dando ad esse vibrazioni e sonorità capaci di giungere non solo al cuore del lettore ma anche alla sua coscienza. Molte volte, in operazioni del genere, si lamenta il primato dell’emozione a scapito della riflessione: in questo caso invece è proprio l’empatico coinvolgimento che consente e favorisce proprio la comprensione del contenuto.

PROF. ANTONIO LUCCARINI

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