L’Unicef lancia la campagna ‘Dai l’allarme’. In Africa 1 milione di bambini sta per morire di fame.

NEW YORK, 6 APRILE ’12 – E’ allarme nel Sahel, l’area intermedia tra il Sahara e l’Africa nera, dove almeno un milione di bambini rischia di morire per malnutrizione acuta grave. Le stime, poi, salgono addirittura a un milione e 600 mila se si prendono in considerazione anche coloro che soffrono di malnutrizione cosiddetta “moderata”. Complessivamente, in questa regione africana – tremendamente ostile dal punto di vista ambientale – 13,4 milioni di persone soffrono una crisi umanitaria senza precedenti, aggravata dai mutamenti climatici, dall’ incremento nei prezzi dei beni agricoli e dal recente conflitto nel Mali. Per questo l’Unicef – il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – è corsa ai ripari lanciando in tutte le parti del mondo la campagna “Dai l’allarme”. L’ obiettivo è quello di diffondere il più possibile ciò che sta accadendo in Africa e, sopratutto, di raccogliere fondi a sostegno delle tante campagne di prevenzione in cui è impegnata l’organizzazione.

I Paesi più colpiti. Sono otto i Paesi più colpiti dall’emergenza alimentare: Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Mali e Niger e le regioni settentrionali della Nigeria, Camerun e Senegal. “In queste aree – spiega Giacomo Guerrera, presidente di Unicef Italia – la situazione è estremamente grave: i tassi di malnutrizione globale acuta sono pari o superiori al 10%; in Ciad e in molte regioni di Niger e Mauritania il tasso ha superato la soglia d’emergenza del 15%. Nel Sahel, la malnutrizione costituisce il più grave fattore di rischio di mortalità tra i bambini piccoli, contribuendo al 35% di tutti i decessi infantili annui nella regione. Ogni anno in quest’area muoiono 645.000 bambini, 226.000 per cause legate alla malnutrizione”. Ma la malnutrizione dei bambini non dipende solo dalla quantità e qualità del cibo: la maggior parte delle morti infantili avviene, infatti, a causa della carenza di servizi adeguati di assistenza nutrizionale e medica. Per non parlare della mancanza di acqua potabile e di condizioni igieniche minime.

Unicef, una piccola soluzione. Ed è proprio l’Unicef, nell’indifferenza di molti governi e di grandi fette di popolazione mondiale, a cercare di salvare le piccole vite africane. Da anni l’organizzazione invia derrate alimentari e alimenti terapeutici come il Plumynut, una barretta che contiene un mix di sostanze nutrienti pari a circa 545 kilocalorie. Si tratta di bustine, facili da trasportare e da somministrare, del costo di 36 centesimi l’una. Una spesa minima per salvare una vita. Negli 8 Paesi più colpiti sono già stati recapitati 132mila pacchi (si tratta di scorte alimentari sufficienti fino al prossimo giugno) e nelle prossime settimane se ne aggiungerano altri 178 mila. “I nostri piani – spiegano dall’Unicef – prevedono una prima fase di risposta d’emergenza con l’obiettivo di salvare il più alto numero di vite umane possibile. E una seconda che punta ad affrontare le cause strutturali che stanno alla base della malnutrizione”. L’Unicef calcola che saranno necessari, per l’attuazione dei diversi programmi, circa 120 milioni di dollari per l’intero 2012. Finora sono stati ricevuti solo 37,6 milioni. Se la situazione non migliorerà, 15 milioni di persone in difficoltà avranno bisogno di una assistenza nel 2012.

Le donazioni possono essere effettuate anche online. Per ulteriori informazioni informazioni consultare http://www.unicef.it/sahel.

FEDERICA FIORDELMONDO

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