Lo scheletro trovato nel 2009 è di Placido Rizzotto, rapito dalla Mafia nel ‘48


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PALERMO, 10 MARZO ’12 – Rapito e ucciso 64 anni fa dalla Mafia, venne fatto sparire. Oggi la polizia scientifica di Palermo restituisce uno scheletro ai familiari di Placido Rizzotto, partigiano e sindacalista della Cgil. I resti ossei vennero rinvenuti tre anni fa, nel settembre 2009, in una foiba della località Rocca Brusambra, ma rimasero senza identità fino a ieri quando un’attenta comparazione scientifica con il Dna del padre di Rizzotto, morto per cause naturali, del cui cadavere è stata disposta la riesumazione, ha permesso agli inquirenti di stabilire che si tratta dei resti di Placido Rizzotto. Una notizia importante che scuote l’opinione pubblica e la politica italiana, per un caso difficile, scabroso, rimasto irrisolto per troppo tempo. Placido Rizzotto, partigiano e sindacalista della Cgil, presidente dei reduci e combattenti dell’Anpi di Palermo e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Fu rapito dalla Mafia il 10 marzo 1948, mentre andava dai compagni di partito, ucciso con il cranio fracassato (come testimoniò un pastore della zona, che suo malgrado avrebbe assistito all’omicidio e che morì per avvelenamento in ospedale) e il suo corpo venne fatto sparire. Gettato in un cratere dove nessuno lo avrebbe più trovato. Inutili le ricerche, che non portarono a nulla fino al 2009 quando a Corleone venne rinvenuto quello scheletro senza identità. Placido Rizzotto era un personaggio scomodo in una terra come Corleone, avvelenata dalla Mafia e dal boss Michele Navarra, medico, e ritenuto il mandante dell’omicidio. Il sindacalista sarebbe stato ucciso per il suo impegno politico e sindacale al fianco del movimento contadino per l’occupazione delle terre. Le indagini sull’assassinio di Placido Rizzotto furono condotte dall’allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che riuscì ad arrestare Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, i quali ammisero di aver preso parte al sequestro Rizzotto insieme a Luciano Liggio, giovane aspirante alla carica di boss a Corleone. I due imputati, che in aula ritrattarono le loro dichiarazioni, furono assolti per insufficienza di prove. Liggio, latitante fino al 1964, nonostante la richiesta del pm dell’ergastolo, fu assolto anch’egli per insufficienza di prove. Nel corso degli anni era diventato un boss potente, anche più dello stesso vecchio Navarra. Nel 1964 il boss Liggio è stato arrestato dal colonnello dei carabinieri Milillo nel nascondiglio dove nessuno avrebbe mai voluto trovarlo: nell’abitazione di Leoluchina Sorisi, l’ex fidanzata di Placido Rizzotto.

Oggi, la comparazione del Dna restituisce identità e dignità alla figura di questo sindacalista vittima di Mafia.

Le reazioni politiche. La notizia del ritrovamento dei resti di Placido Rizzotto dopo ben 64 anni dal suo rapimento per mano delle organizzazioni criminali palermitane, scuote come detto, anche la politica. In particolare il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano Riccardo Nencini, dichiara che il Psi gli dedicherà una cerimonia pubblica nel 120° anno di fondazione del partito. Restituiamo a Placido Rizzotto la dignità che la mafia gli ha strappato sessantaquattro anni fa - dice Nencini – lo Stato ha il dovere di tributare al sindacalista socialista gli onori che si devono a chi dedica la propria vita ai valori della libertà e della giustizia e alla difesa dei più deboli”. Rizzotto, come ricorda ancora il segretario nazionale del Psi, fu tra i primi a “combattere con coraggio l’oppressione mafiosa alla sua terra e a diffondere la cultura della legalità. Oggi l’Italia ha l’occasione di dimostrare che il suo sacrificio non è stato invano”.

TALITA FREZZI

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