Litiga con la compagna e si getta dal balcone con il figlioletto

RAVENNA, 3 GIUGNO ’12 – Una lite in famiglia, come tante possono accadere si trasforma in tragedia. Uno dei due genitori perde la ragione e in attimo, afferra il figlioletto di appena un anno e mezzo e lo getta dal balcone. Poi tocca a lui lanciarsi nel vuoto. E’ successo ieri pomeriggio, in una palazzina in via San Lorenzo in Cesarea a Ravenna. L’uomo che ha compiuto il drammatico gesto è un nordafricano, che al culmine di una lite con la sua compagna, avrebbe afferrato il loro bambino gettandolo dal balcone. Poi lui l’ha seguito facendo un volo di una decina di metri nel vuoto. Padre e figlio sono ora ricoverati all’ospedale di Ravenna, in gravi condizioni. La donna è sotto choc. Ancora al vaglio degli inquirenti la dinamica del fatto. Appena la donna si sarà ripresa dallo stato di agitazione in cui comprensibilmente versa, potrà raccontare agli investigatori con più lucidità quei terribili momenti e avallare l’ipotesi della ricostruzione fatta dai carabinieri di Ravenna. I militari stanno anche sentendo i vicini di casa e alcuni eventuali testimoni per ricostruire e chiarire i contorni di questa tragedia familiare.

TALITA FREZZI

D: Di cosa sarà accusato il padre, se sopravviverà?Quali le aggravanti?

R: Di tentato omicidio aggravato dal rapporto di parentela con la vittima.

D: Esiste anche il reato di infanticidio?

R: Sì esiste ed è previsto dal  nostro  codice penale all’art. 578 che punisce l’”infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale” che viene commesso dalla madre durante il parto (c.d. feticidio) o immediatamente dopo a causa delle condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto. La pena è la reclusione da 4 a 12 anni, mentre per chi concorre con la madre si applica la reclusione non inferiore a 21 anni quindi la loro condotta è parificata a quello di omicidio.

In ogni caso in questo caso non è corretto parlare di infanticidio; spesso si utilizza il termine infanticidio per indicare l’uccisione di bambini ma dal punto di vista giuridico è corretto soltanto se si rientra nelle ipotesi indicate dall’art. 578 c.p. altrimenti si tratterà di omicidio.

D: Il reato in oggetto potrebbe essere ricondotto a un raptus e quindi ottenere delle attenuanti?

R: Il c.d. raptus, chiamato anche “reazione a corto circuito” ossia una situazione spesso ricollegata a condizioni di turbamento psichico transitorio non dipendenti da una causa patologica bensì emotiva o passionale, non viene considerato dal nostro sistema penale quale causa di esclusione o diminuzione della capacità di intendere e volere in quanto non è considerato un fattore in grado di diminuire o limitare la capacità di rappresentazione della realtà e di autodeterminazione di un soggetto. In ogni caso, qualora le c.d. reazioni a corto circuito risultino manifestazioni di una vera e propria patologia in grado di incidere negativamente sulla capacità di intendere e volere, l’imputabilità del soggetto autore del reato potrà essere esclusa oppure diminuita con le diverse conseguenze sanzionatorie .

 Infatti in tema di capacità di intendere e volere, gli artt. 88 e 89 del nostro codice penale richiedono ai fini della esclusione della imputabilità l’esistenza di una e vera propria malattia mentale, ossia di uno stato patologico che incida sui processi intellettivi e volitivi della persona oppure di anomalie psichiche che, seppur non classificabili secondo precisi schemi medico-legali, risultino tali per la loro intensità ad escludere o scemare grandemente la capacità di intendere e volere dell’autore di un reato.Nel nostro sistema penale è previsto che in caso di riconoscimento della totale incapacità di intendere e volere al momento in cui l’autore del reato ha agito, lo stesso venga dichiarato non imputabile con la conseguenza che non viene applicata la pena ma la misura di sicurezza del ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario.Nel caso, invece, di un riconoscimento di parziale incapacità di intendere e volere il soggetto risponde del reato compiuto, ma la pena viene diminuita.

AVV.VALENTINA COPPARONI

 

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