L’Italia malata: aziende chimiche, raffinerie e aree a rischio catastrofe ambientale.

L’INDAGINE DELL’I.S.P.R.A. SVELA 1142 SITI INDUSTRIALI ALTAMENTE PERICOLOSI

di avv. Tommaso Rossi

sevesoAncona, 14 luglio 2013- Raffineria API, Falconara Marittima (An): solo un mese fa un operaio muore colpito da una sostanza chimica che lo ustiona. Taranto, raffineria ENI: un fulmine colpisce l’impianto e provoca una cospicua fuoriuscita di gasolio in mare. Aree industriali pericolose, qualificate dalle Direttive CE cosidette “Seveso” (Seveso I, II e ter) a rischio incidente rilevante (RIR). Lì dove, a causa della lavorazione industriale di sostante tossiche o infiammabili o di speciale pericolosità ambientale, anche un piccolo incidente all’interno dello stabilimento può trasformarsi in tragedia ambientale di impatto rilevante.

In Italia ne sono stati mappati circa 1142, uno ogni 9 Comuni dello stivale, con una concentrazione superiore al 50% nei territori del Nord.

Proprio come accadde il 10 lugli0 1976 alla ICMESA di Meda, in Lombardia: una nube tossiche impregnata di diossina copì Seveso e Desio.

Fu una tragedia ambientale di dimensioni disastrose. Migliaia di persone dovettero evacuare dalle loro abitazioni, coltivazioni e case abbandonate per oltre dieci anni, il tempo necessario per bonificare l’area.

L’Unione Europea ha tracciato delle linee di attenzione alla questione davvero severe, e l’Italia come al solito si è uniformata a fatica ed in ritardo.

E nell’ottica di prevenzione che le Direttive Europee stimolano è stata avviato questo colossale progetto di mappatura delle aree di rischio condotto dall’ISPRA con un team diretto dall’ingegner Alberto Ricchiuti.

Parliamo di impianti chimici, depositi e centri di stoccaggio di gas, oli minerali, fitofarmaci, sostanze tossiche, ma anche raffinerie, centrali termoelettriche, acciaierie, impianti di trattamento, stoccaggi sotterranei di gas naturale, impianti per la produzione di esplosivi e chi più ne ha più ne metta.

Dall’indagine ISPRA emerge come addirittura il 25% degli impianti a rischio rilevante sono in Lombardia, area spiccatamente industriale. Altre Regioni a sensibile concentrazione di impianti pericolosi sono il Veneto, il Piemonte e l’Emilia Romagna, ma anche Lazio, Campania, Sicilia e Toscana. La Regione più virtuosa è la Valle d’Aosta con soli 6 impianti pericolosi.

Aree dove il rischio ambientale fa il paio con il rischio delle “morti bianche”, uomini e donne caduti sul campo di battaglia in nome del diritto al lavoro. 3 morti sul lavoro al giorno, secondo l’INAIL è questo il bilancio di una piaga sociale che nessuno qualifica come “malattia” nè come guerra, ma fa vittime come un genocidio.

La Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Lo strumento amministrativo che il sistema giuridico italiano, in recepimento di quello europeo, ha introdotto per contemperare gli interessi ambientali e quelli strategico-industriali è la VAS.

La Valutazione Ambientale Strategica, introdotta dalla Direttiva 2001/42/CE, è la valutazione delle conseguenze ambientali di piani e programmi, finalizzata all’assunzione – attraverso la valutazione di tutte le possibili alternative pianificatorie – di determinazioni integrate e sistematiche di considerazioni di carattere ambientale, territoriale, sociale ed economico.

La VAS per sua stessa natura ha e deve necessariamente avere la funzione di valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali nello svolgimento delle attività normative e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e programmazione. La VAS deve precedere dunque l’adozione della pianificazione territoriale.

La V.A.S. si realizza in fase di elaborazione del piano mediante la redazione di un rapporto ambientale che deve considerare lo stato dell’ambiente attuale del territorio interessato e le sue alterazioni in presenza e non del provvedimento da valutare, confrontato anche con possibili alternative strategiche, localizzative e tecnologiche.

E’, in ogni caso, determinante la circostanza che la valutazione ambientale strategica, quale strumento di tutela dell’ambiente, va effettuata in tutti i casi in cui i piani abbiano “impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale”.

Il concetto di “impatto significativo” è quello di“alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, (…)”, per cui la valutazione ambientale strategica va eseguita in tutti i casi di interazione tra l’attività pianificatoria e le componenti ambientali.

Del resto, la V.A.S. è solo uno strumento rispetto al fine che è la sostenibilità ambientale delle scelte contenute negli atti di pianificazione ed indirizzo che guidano la trasformazione del territorio. In particolare la valutazione di tipo strategico si propone di verificare che gli obiettivi individuati nei piani siano coerenti con quelli propri dello sviluppo sostenibile, e che le azioni previste nella struttura degli stessi siano idonee al loro raggiungimento.

Ciò in ossequio agli scopi perseguiti dalla Comunità Europea con la direttiva 2001/42/CE, tra cui appunto quello di salvaguardia e promozione dello “sviluppo sostenibile”, espressamente enunciato all’art. 1 della direttiva.

Del resto, sempre dalla lettura della Direttiva 2001/42/CE, si evince l’obbligo di determinare preliminarmente, in tutti i casi in cui la VAS non è obbligatoria ex lege, se gli interventi da realizzare su piccole aree a livello locale possano o meno avere un impatto significativo sull’ambiente.

Tale verifica dell’IMPATTO SIGNIFICATIVO sull’ambiente prevista negli enunciati casi in cui la VAS non è obbligatoria, deve precedere la scelta di utilizzare o meno la VAS, e si attua attraverso lo strumento della verifica di assoggettabilità.

Due fattori qualitativi sono fondamentali per delineare il concetto di “sensibilità ambientale”:

a. possibilità che alcuni siti siano particolarmente sensibili o di valore, per cui qualsiasi intervento anche di dimensioni contenute, potrebbe risultare idoneo a deteriorarne l’assetto ambientale preesistente in modo non trascurabile (c.d. Sensibilità Congenita).

b. Effetti cumulativi discendenti dall’attuazione di piani e programmi di per sé non idonei a produrre effetti significativi se considerati singolarmente, ma che possono superare la soglia di guardia e dare luogo ad impatti rilevanti se visti in simbiosi con altre decisioni del medesimo o altro intervento antropico (c.d.sensibilita’ acquisita) .

Insomma, per concludere, gli strumenti ci sono. Serve la volontà politica e amministrativa di dare all’ambiente un ruolo davvero rilevante per il Paese. Un ruolo fondamentale nell’immediato ma, anche e soprattutto, per il futuro dell’Italia e delal sua gente.

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