Liberata la nave sequestrata dai pirati a dicembre. Stanno bene i sei italiani della Enrico Ievoli

ROMA, 24 APRILE ’12 – “Stiamo molto bene, è tutto sotto controllo. L’equipaggio sta benissimo”. Con queste rincuoranti parole il comandante della Enrico Ievoli, la nave sequestrata dai pirati lo scorso 27 dicembre a largo delle coste dell’Oman, ha commentato l’avvenuta liberazione e le condizioni di salute dell’equipaggio, composto da sei italiani, cinque ucraini e sette indiani. La Ievoli avrebbe già lasciato le coste della Somalia, dove era stata portata dopo il sequestro, con a bordo i militari italiani. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, impegnato in un un tour in Estremo Oriente, ha avvertito i familiari dei sei italiani a bordo e ha ringraziato tutti i soggetti istituzionali che con il loro impegno hanno garantito la liberazione. Terzi, che è in attesa dei dettagli dell’azione, ha sottolineato che la vicenda della Enrico Ievoli “è stata in questi mesi al centro di un’ampia azione diplomatica svolta anche nei confronti delle Autorità somale, alle quali è stato da parte italiana richiesto il massimo impegno affinché i nostri connazionali potessero tornare sani e salvi a casa”. Il ministro ha inoltre evidenziato che il fenomeno della pirateria è un aspetto che il nostro Paese si impegna a contrastare. Buone notizie anche per quanto riguarda la vicenda legata ad un’altra nave italiana, la petroliera Enrica Lexie: è stato ammesso dalla Corte Suprema indiana un ricorso per incostituzionalità dell’arresto dei due marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori nelle acque dello stato indiano del Kerala. Sembra quindi che i giudici di Nuova Delhi abbiano preso sul serio le obiezioni italiane sull’arresto dei due militari basate principalmente sul fatto che il fatto è avvenuto in acque internazionali. La Corte Suprema quindi ha invitato lo Stato del Kerala e il governo indiano a spiegare le proprie tesi nella prossima udienza, fissata per l’8 maggio prossimo.

ELEONORA DOTTORI

D: Quale la disciplina della c.d. pirateria nel nostro ordinamento?

 R: Nel diritto italiano il reato di c.d. «pirateria» è previsto dal Codice della navigazione all’art. 1135. In particolare il Comandante o l’Ufficiale di nave nazionale o straniera che commetta atti di depredazione in danno di una nave nazionale o straniera o del carico ovvero che a scopo di depredazione commetta violenza in danno di persona imbarcata su una nave nazionale o straniera è punito con la reclusione da 10 a 20 anni. La pena è ridotta in misura non eccedente un terzo per gli altri componenti dell’equipaggio e della metà per gli «estranei» all’equipaggio intendendosi per tali i passeggeri che concorrono alla depredazione.
L’art. 1136, invece,  punisce la c.d. pirateria presunta ossia punisce il Comandante di nave nazionale o straniera, fornita abusivamente di armi, che naviga senza essere  munita di carte di bordo. Anche in questo caso si applicano le riduzioni di cui all’art. 1135 e  nel caso di nave straniera l’abusività della fornitura sarà  valutata in base alla legge di  bandiera.
Il reato di pirateria è punibile senza limitazioni relative al luogo in cui sono poste in essere: mare territoriale nazionale, alto mare e mare territoriale straniero, fermo restando che qualora esistano apposte convenzioni stipulate tra gli Stati interessati, si applicheranno quest’ultime.

D: Come è disciplinato il fenomeno della pirateria marittima in acque internazionali?

R: La pirateria è disciplinata dalla Convenzione sull’Alto Mare di Ginevra del 1958,  richiamata integralmente dagli articoli 100 al 107 della Convenzione sul Diritto del  Mare di Montego Bay del 1982. In particolare la pirateria è definita come: ogni atto illecito di violenza, di sequestro o di depredazione, commesso per fini privati, dall’equipaggio o dai passeggeri di una nave privata o di un aeromobile privato, e rivolti: a) nell’alto mare, contro un’altra  nave  o aeromobile o contro persone o/e beni da essi trasportati; b) contro una nave o aeromobile, oppure contro persone e beni, in un luogo  che si trovi fuori della giurisdizione di qualunque Stato; ogni atto di partecipazione volontaria alle attività di una nave o di un  aeromobile, commesso nella consapevolezza di fatti tali da rendere tali mezzi, nave o aeromobile, pirata; ogni azione che sia di incitamento o di facilitazione intenzionale  a commettere  gli atti di cui sopra.

Pertanto l’atto di pirateria  deve essere compiuto nell’alto mare o nelle zone non soggette alla giurisdizione di  alcuno Stato perché l’atto compiuto nelle  acque territoriali costituisce violazione di norme interne e non di quelle  internazionali e pertanto si applica la giurisdizione dello Stato costiero.
Nel 1988 è stata firmata anche la Convenzione di Roma per la repressione di tutti i reati  contro la sicurezza sulla navigazione. L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge n. 422 del 28 dicembre 1989  che prevede l’applicazione della  giurisdizione penale italiana anche allo  straniero che abbia commesso all’estero uno dei reati succitati a bordo o in danno di una nave italiana.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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