‘Libera’: le aziende confiscate alla mafia falliscono.

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30 DICEMBRE ’12, ROMA – Don Luigi Ciotti, fondatore e presidente dell’associazione antimafia “Libera”, lancia l’allarme: solo poche delle aziende confiscate alla mafia riescono ad andare avanti, mentre tutte le altre prima o poi muoiono.
“Questa è una situazione che grida vendetta”- dice Don Ciotti in un’intervista a “La Repubblica”, sottolineando come la burocrazia affossi le imprese confiscate – “Sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un’aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. E poi ci sono state reti di complicità, ci sono stati ritardi, ci sono stati silenzi. E qualcuno che doveva metterci la testa su queste cose, la testa non ce l’ha messa. Per questo è giusto dire che è una situazione che grida vendetta.”
Secondo il presidente di “Libera”, “si sarebbe dovuto seguire il modello delle cooperative che sono nate sui terreni confiscati con bando pubblico e con il coinvolgimento dei giovani del territorio”.

L’istituto della confisca (art. 240 c.p.) è l’ablazione coattiva di uno o più beni a favore di un ente pubblico e risponde all’esigenza di punire il colpevole di un reato con l’ulteriore obiettivo della ridistribuzione delle consistenze patrimoniali illecitamente ottenute illecitamente ottenute. Infatti, la confisca può avere ad oggetto le cose che servirono a commettere il reato o che ne sono il prodotto o il profitto: come si vede, essa incide sul patrimonio del reo e rappresenta la principale misura di sicurezza patrimoniale: essa ha un effetto definitivo, non collegato alla permanenza dello stato di pericolosità sociale del reo, giustificato dalla tutela dell’ordine pubblico con il contrasto efficace dei fenomeni di illecito arricchimento che sono riconducibili alla criminalità organizzata, nella maggior parte dei casi.
Ci sono tre diverse tipologie di confisca: facoltativa (le cose che servirono alla realizzazione del reato e quelle che ne costituiscono il prodotto), obbligatoria (le cose che costituiscono il prezzo del reato o quelle cose la cui fabbricazione, il cui uso, porto detenzione o alienazione costituiscono reato) e per equivalente. Quest’ultima ricorre allorquando si possono confiscare, in alternativa al denaro, anche beni diversi, di valore corrispondente al prezzo o al profitto del reato.
L’art. 416-bis c.p., co.7, ha aggiunto un’altra ipotesi di confisca obbligatoria per il delitto di associazione di tipo mafioso.
MOSE’ TINTI

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