L’eredità di Lucio Dalla e i diritti delle coppie di fatto in Italia

BOLOGNA, 12 GIUGNO ’12- Oltre ad aver lasciato un’eredità culturale importantissima al nostro paese, il grande Lucio aveva accumulato nel tempo un patrimonio economico significativo, che ora è oggetto di divisione ereditaria tra i suoi familiari. E, come accade nella maggior parte delle famiglie, questo suscita polemiche ed incomprensioni. Il convivente, Marco Alemanno, che divideva con il cantante la casa bolognese di via D’Azeglio ed intratteneva con lo stesso una relazione da 8 anni, vede ora il suo rapporto non riconosciuto dalla legge «Vivo in un’ala della casa, sono prigioniero, i parenti negano l’evidenza e mi hanno tolto le chiavi della zona in cui viveva Lucio, dove ci sono i miei oggetti, le opere d’arte che mi aveva regalato» aveva dichiarato in un suo sfogo al Corriere della Sera. E ora, Simone Baroncini, musicista e cugino di Dalla, si fa portavoce dei familiari dichiarando di essere stupito dallo sfogo di Alemanno e chiarisce che « l’eredità è bloccata per problemi amministrativi, al momento il proprietario dei beni è il Tribunale. Io continuo a vivere con il mio stipendio che oscilla tra i 2.000 e i 2.500 euro. Neanche noi, che siamo parenti, possiamo entrare in casa di Lucio». Inoltre, aggiunge che non sono stati i parenti a cambiare la serratura per non farvi entrare Alemanno « l’hanno cambiata le forze dell’ordine dopo la sua morte, le chiavi le ha il curatore nominato dal Tribunale. Marco deve avere pazienza, la burocrazia è lenta, c’è gente che aspetta anni per un processo». Infine, ribadisce ai giornali <<La famiglia non ce l’ha con lui, è anche un bravo attore, non vogliamo togliere niente a nessuno. Io in una riunione con gli altri familiari ho detto: quando arriverà il momento, cerchiamo di far felici tutti. Se c’è una grande eredità e la dividi per cinque o per sei, che cosa cambia? Lucio aveva due figliocci, lui e Stefano Cantaroni, un pittore che ha fatto compagnia a Lucio per vent’anni. Anche lui allora ha dei diritti. Tra l’altro, non si è saputo, ma una settimana fa una delle cinque eredi per legge, zia Luisa, è morta. Stefano c’era. Marco non l’ho visto, però non so se aveva saputo della morte». Ad ogni modo, tutti i parenti sembrano riconoscere la relazione tra Dalla e Alemanno, e, come Baroncini dichiara, “Lucio voleva molto bene a Marco.”

La fondazione Dalla. Anche in merito alla “Fondazione Dalla” sembrano essere insorte delle divergenze: da una parte i parenti, che vorrebbero utilizzarla per organizzare concerti e mostre, dall’altra, Alemanno, che vorrebbe cercare attraverso di essa nuovi talenti. In proposito, Baroncini dichiara «L’Italia è piena di talent scout, chi ha l’orecchio di Lucio per scoprire nuovi talenti? Noi nella Fondazione metteremmo un portale digitale con tutto il possibile dentro, e i progetti un po’ folli, com’era Lucio.>> Nel frattempo, gli artisti che ruotavano attorno al grande cantante sembrano prendere una posizione decisa nel sostenere le ragioni dell’ex-convivente di Lucio, forse per tutelare quella che ritengono essere la volontà dell’artista scomparso.

Com’è tutelata nel nostro paese la convivenza more uxorio? Ad oggi, 12 Giugno 2012, l’Italia non ha una legge che tutela le coppie di fatto, né eterosessuali, né omosessuali. I pochi riconoscimenti ottenuti nel tempo sono dovuti ad un collage di normative frammentarie, utilizzate dai giuristi civilisti per costruire un quadro normativo, se pur minimo, di tutela (unendole all’autonomia contrattuale privata), e da alcune sentenze della cd. “giurisprudenza creativa”. Ad esempio, gli storici del diritto sono andati a ripescare un provvedimento che risale al 1918 in cui si tutela il diritto della convivente a ricevere la pensione di guerra; un altro frammento normativo è stato rinvenuto nell’ordinamento penitenziario, il quale prevede espressamente che gli incontri con i detenuti possano essere chiesti anche dal convivente di questo, nonché riconosce il diritto del detenuto ad ottenere un permesso per imminente pericolo di vita di un familiare o del convivente.

Il blocco normativo fondamentale al riconoscimento delle unioni di fatto, tra cui quelle tra persone dello stesso sesso, sembrerebbe posto dall’articolo 29 della Costituzione, che riconoscere il modello di famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29 della Costituzione). Tuttavia, grazie ad una giurisprudenza innovativa e moderna, si sono fatti alcuni passi avanti, nel senso di scardinare quelle barriere poste dal nostro ordinamento ( che prevedeva in passato anche il reato di concubinato) alla tutela delle unioni di fatto eterosessuali ed omosessuali. Vi è tra queste, la Sentenza 138/2010 della Corte costituzionale sull’articolo 2 della Costituzione : “Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.Recentemente, vi è poi la sentenza n. 4184/2012 della Corte di Cassazione, nella quale si afferma che in alcune specifiche situazioni, le coppie omosessuali hanno il pieno diritto di rivolgersi al giudice per far valere il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata. Inoltre, vi è il riconoscimento degli effetti del matrimonio gay contratto all’estero, seppur non trascrivibile nei registri dello stato civile italiano. Ad, ogni modo, stiamo sempre parlando di precedenti giurisprudenziali in un paese di civil law, e non di common law (in cui il precedente è legge). Ci si potrebbe sempre trovare di fronte ad un giudice che dà un’interpretazione distante da quella delle sentenze sopracitate, seppur dotate di notevole autorevolezza. Il vuoto normativo sulla tutela delle coppie di fatto in Italia ha perfino suscitato l’attenzione del Parlamento Europeo, il quale con la risoluzione del 13 Marzo 2012, ha stabilito che gli Stati membri dell’Unione europea non devono dare al concetto di famiglia “definizioni restrittive” allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli.

CLARISSA MARACCI

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