Lele Mora distrutto in carcere chiede colletta a 700 amici via sms.

MILANO, 27 DICEMBRE ’11 – Dal 20 giugno 2011 Lele Mora è nel carcere milanese di Opera per bancarotta fraudolenta (ha patteggiato 4 anni e 3 mesi) e ormai sembra davvero non reggere più. Recentemente i legali del talent scout, Nicola Avanzi e Luca Giuliante, avevano depositato una memoria al gup di Milano Elisabetta Mayer per ottenere gli arresti domiciliari per Mora (per problemi di salute). E ora l’ex agente dei vip prosegue la sua battaglia per tornare a casa chiedendo via sms il contributo di amici e colleghi.
Ben 700 persone, tra cui diversi nomi noti, la vigilia di Natale si sono viste recapitare un’insolita richiesta di aiuto via sms: “Sapete quale sarebbe il mio più grande regalo di Natale? Tornare assieme a tutti voi… se potete, aiutatemi a fare questo inviando un contributo a questo comitato: “Gli amici di Lele Mora”, c/c bancario Iban (…..) … quando ho potuto, con voi ho condiviso business e divertimenti. Buon Natale… un amico… Lele Mora”.
Ad accogliere immediatamente l’appello è stato il giornalista e critico gastronomico Edoardo Raspelli che ha dichiarato senza timore la sua vicinanza all’ex manager dei vip. “Sapevo che questa “catena” girava da qualche giorno, probabilmente è stata Diana, la figlia di Lele, a inoltrare il messaggio ad amici e collaboratori” ha raccontato Raspelli.

Il critico gastronomico, in pieno spirito natalizio, non solo ha donato 500 euro alla causa, ma si è anche fatto promotore di un passaparola e di un appello pro Mora verso amici, parenti e conoscenti.

L’appello di Raspelli. “Nel 1960, quando un amico di famiglia, l’avvocato Oreste Casabuoni, commise il primo omicidio stradale, mio padre lo aiutò. Nel mio piccolo e nelle mie possibilità ho deciso di rispondere positivamente al seguente appello di Lele Mora. Edoardo Raspelli”.

Il giornalista ha inviato questo messaggio seguito dalla richiesta di aiuto di Mora a parenti e conoscenti. Che com’era prevedibile si sono divisi. Raspelli ha infatti ammesso: “La mia stessa famiglia si è spezzata in due, ma ho agito pensando a mio padre e all’umiliazione che deve aver provato Mora nello scrivere questo messaggio. Non sono mai stato alle sue feste, mi ha solo fatto condurre una manifestazione per cui ho fatturato 5.000 euro. Mi fa pena però che sia ridotto così e schifo che tutti i nani e le ballerine che lo circondavano e sfruttavano lo abbiano lasciato solo”.

“Credo nella giustizia e rispetto le decisioni dei giudici – ha proseguito Raspelli – ma se un amico mi chiede aiuto non mi tiro indietro”.

Favorevoli e contrari. Anche l’europarlamentare e signora della tv Iva Zanicchi è scesa in campo per Lele Mora. La Zanicchi ha visitato Mora in carcere e l’ha definito “talmente prostrato da essere quasi assente”. Mauro Coruzzi, alias Platinette ha parlato di “capro espiatorio” e Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera ha commentato “stanno usando il carcere come tortura”. Su Facebook il gruppo “Lele Mora, tutti uniti con lui, sta morendo in carcere” ha raccolto addirittura 191 iscritti. 

Sono tanti insomma i sostenitori di Mora, ma accanto ai favorevoli spuntano anche i contrari. Lo stesso Raspelli insieme a tanti consensi (“L’irriconoscenza è il malcostume di oggi”, ha risposto la moglie di un noto politico italiano), ha provocato anche la stizza di qualcuno. “Siamo su Scherzi a parte?”, ha sbottato un amico. Un direttore di giornale ha poi osservato: “Auguri Edo, ma con tutte le persone che si possono aiutare, proprio lui dobbiamo sostenere? Non ho mai amato un certo tipo di mondo”.

Condizioni di salute. Da tempo le condizioni di salute di Mora destano preoccupazione. Sembra infatti che l’ex manager abbia perso 30 dei suoi 105 chili e che si “nutra” di medicinali. Nella memoria depositata per ottenere la concessione degli arresti domiciliari i suoi legali avevano scritto: “Lele Mora sta male, si è presentato al colloquio con noi su una sedia a rotelle perché impossibilitato a muoversi dalla cella con le proprie gambe. Inoltre è stato impossibile somministragli i test da parte del perito nominato dal giudice, il dottor Antonio Marigliano in vista di una seconda visita dopo la prima del 3 dicembre scorso”.

FEDERICA FIORDELMONDO

D: Quali sono i limiti oltre i quali un soggetto non può stare in carcere per problemi di salute?

R: Il diritto alla salute è un diritto costituzionale che prevale su ogni altra finalità costituzionale tra cui anche lo scopo rieducativo della pena. Ma, ovviamente, l’ordinamento penitenziario prevede, nei casi di necessità, che il diritto alla salute venga contemperato con le previsioni di legge in punto di pena detentiva o misure alternative.

In carcere sono assicurate le cure mediche anche specialistiche (con visite da parte di medici “esterni”), e comunque è prevista la possibilità che il soggetto detenuto sia accompagnato di volta in volta in ospedale per sottoporsi ai necessari trattamenti diagnostici e terapeutici.

E’ previsto, poi, che in caso di persona in condizioni di salute particolarmente gravi, che richiedano costanti contatti con presidi sanitari territoriali, il detenuto possa accedere alla detenzione domiciliare oltre i normali limiti di pena previsti, e cioè quando la reclusione anche residua non superi 4 anni.

Il codice penale prevede che, in caso di soggetto con AIDS conclamato o altra malattia particolarmente grave in stato così avanzato da non rispondere più ad ogni trattamento medico, per effetto della quale le sue condizioni risultino incompatibili con lo stato detentivo, l’esecuzione della pena possa essere rinviata.La stessa misura si applica in caso di donna incinta o di madre di infante inferiore ad un anno.

Per le stesse categorie di soggetti la legge di ordinamento penitenziario prevede inoltre che il Tribunale di Sorveglianza applichi, oltre ogni limite di pena, l’affidamento in prova o la detenzione domiciliare in luogo della detenzione.

AVV.TOMMASO ROSSI

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