Le origini della Mafia- 2 PUNTATA: Verso la Grande Guerra.

La spedizione di Garibaldi in Sicilia fu aiutata dalla mafia: una volta sbarcato, all’esercito garibaldino si unirono contadini arruolati dai nobili e i “picciotti” dell’isola. Le fila di coloro che infoltirono l’esercito del Eroe dei Due Mondi”,vennero alimentate anche da disertori delle milizie borboniche, da sbandati dediti al brigantaggio, galeotti, delinquenti comuni e, inevitabilmente da mafiosi. Il periodo successivo all’Unità d’Italia segnò l’inizio del processo di “Iistituzionalizzazione” della mafia.
In Sicilia la sicurezza pubblica era turbata da gravi episodi prodotti dall’opposizione delle popolazioni a provvedimenti del governo nazionale, come la leva obbligatoria. L’entusiasmo dei siciliani, nei riguardi dell’era post garibaldina, scemò molto rapidamente. Braccianti, contadini e le classi più povere del mondo rurale, interpretarono come un vero inganno la mancata realizzazione di quella riforma agraria con relativa ridistribuzione delle terre, promessa a più riprese da Garibaldi. Anche le speranze autonomiste vennero presto infrante da una precisa volontà del Governo Piemontese.
Questo clima di malcontento generale fomentò proteste in tutto il Sud liberato, a volte anche violente, e quindi il governo iniziò ad utilizzare i mafiosi per mantenere l’ordine pubblico.
Per cercare di risolvere questa situazione e tutelare i propri diritti, già a partire dal 1890 in tutta la Sicilia gli agricoltori si unirono in fasci che erano una specie di sindacati agricoli guidati dai socialisti locali. Tali movimenti furono condannati dal governo di Roma che, con l’allora ministro Crispi inviò l’esercito per scioglierli con l’uso della forza.

Poco prima che fossero sciolti, la mafia aveva cercato di infilare alcuni suoi uomini in queste organizzazioni in modo che, se mai avessero avuto successo, essa non avrebbe perso i suoi privilegi. D’altro canto, però, continuò ad aiutare i gabellotti in modo che, chiunque fosse uscito vincitore, lei ci avrebbe guadagnato fungendo da mediatrice tra le parti.

Quando la mafia capì che lo stato sarebbe intervenuto con la legge marziale, si distaccò dai fasci e anzi aiutò il governo nella loro repressione: i campieri, i guardiani, i curatoli sono in prima fila a sparare contro le manifestazioni socialiste e a provocare veri e propri eccidi, come a Grammichele, dove nel 1905 vengono uccisi 18 contadini, e 200 furono feriti.

Negli anni che vanno dal 1875 al 1915 le condizioni politiche della Sicilia cambiano di molto, e intanto i legami politici fra classe dominante e mafiosi diventano più personali e diretti.

Ad alimentare questa situazione interviene anche la legge elettorale che dal 1882 subisce varie modifiche; gli elettori passano dal 2% del 1861, all’8% nel 1882, fino al suffragio generale (maschile) del 1913.

Aumentano perciò in primo luogo gli eleggibili, e mentre principi e marchesi si rifugiano al Senato, i cui componenti sono nominati dal re, numerosi baroni (professionisti e possidenti) lottano fra di loro per andare alla Camera dei deputati. La mafia interviene naturalmente a favore dei suoi uomini ricorrendo ad ogni mezzo per farli eleggere.

La politica verso il meridione e la Sicilia nei primi anni del giovane Governo dell’Italia unita fu quindi un susseguirsi di campagne repressive violente e sanguinarie, alternate a sporadici intervalli dove si intravedeva un incerto accostamento a principi di maggior civiltà. Fasi queste, destinate a dissolversi presto, sopraffatte della innata arroganza e violenza dei pubblici ufficiali. Uomini che troppo spesso svelavano meschine affinità con gli stessi sgherri locali a cui dovevano opporsi, e che non di rado divenivano loro complici.
Una altalenante e nebulosa condotta che centrò l’obbiettivo di offrire all’opinione pubblica, una immagine dello Stato italiano al contempo incivile, inesperto, bugiardo, incompetente e funesto.

SABRINA SALMERI

(Continua)
Fonti: J. Dickie “Cosa Nostra, storia della mafia siciliana“, E. Ciconte “Storia criminale”, F. Cavallaro“Mafia. Album di Cosa Nostra”.

 

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