Le ombre su Sculli, calcioscommesse e ricatti a Luca Toni

GENOVA, 1 GIUGNO ’12 – Dopo Moggiopoli, l’omicidio dell’ispettore Filippo Raciti, la morte di Gabriele Sandri, Ivan Bogdanovic, il calcio scommesse, Beppe Signori, gli slavi, Stefano Mauri, l’esclusione di Criscito dalla nazionale e il duro colpo dei sospetti su Gianluigi Buffon (non è indagato), il calcio viene ancora una volta duramente messo sotto attacco. Questa volta ritorna una vecchia conoscenza: Beppe Sculli, attaccante del Genoa. Connivenze con i gruppi ultras ben oltre l’immaginario e tentata estorsione nei confronti di colleghi di altre società, è quanto emerge dalle intercettazioni registrate e acquisite dalla procura di Cremona nell’ambito dell’inchiesta Last Bet.
Sculli sarebbe molto legato ad un paio di ultras genoani tra cui Massimo Leopizzi (numerosi precedenti penali e legato ad aree politiche dell’estrema destra), a tal punto che il calciatore sarebbe stato a conoscenza di quello che sarebbe successo nella giornata del match Genoa – Siena del 22 Aprile. Quel giorno un gruppo di tifosi della curva hanno fermato la partita e intimarono ai calciatori di levarsi la maglietta. Una nota della squadra mobile di Alessandria riporta un sms inviato da Leopizzi a Sculli il 14 Aprile: ”Ok fratellino, tregua armata fino a Genoa-Siena…Poi LIBERI TUTTI. Quel giorno poi la maglia se la sono levata tutti, tutti tranne uno, Beppe Sculli, che il giorno dopo ha ringraziato Leopizzi al telefono per avergli “risparmiato quell’affronto”. L’ultra prosegue e si sfoga con Sculli parlando del Presidente Preziosi: “Ma come gli viene in mente di dire queste cose? (che certi ultras dovrebbero stare in galera, ndr)”, dice Leopizzi a Sculli, tra una parolaccia e l’altra, secondo l’agenzia Italpress «Per lui in passato ho fatto anche falsa testimonianza quando sono stato sentito per la partita con il Venezia (del giugno 2005, ndr), si è salvato dal carcere». Al che il genoano ribatte: «Ma le parole che gli ho detto io sai quali sono state? Gli ho detto: presidente, vai via, perché più ti avvicini e più questi si inferociscono perchè a te non ti possono vedere».

Ma non basta, perché- sempre secondo le indiscrezioni che filtrano dalle indagini- Giuseppe Sculli avrebbe anche tentato un ricatto ai danni del calciatore Luca Toni, in combutta con Safet Altic, il bosniaco al centro dell’inchiesta sul calcio scommesse. Sculli sarebbe stato in possesso di foto che ritraevano Toni in atteggiamenti intimi con alcune ragazze e sarebbero stati pronti a farle recapitare ad amici, conoscenti a alla campagna di Toni, che al telefono veniva chiamato “Toni Peperone”. Toni è sereno, come si legge da una nota del suo avvocato, non ha mai saputo niente di foto o di tentativi di ricattarlo e l’unica cosa che gli dispiace è che tutti questi veleni vengano fuori ora che sta per diventare papà.

Non chiamiamoli ultras, perché resta il fatto che non tutti i tifosi sono ultras e non tutti gli ultras sono dei delinquenti, ma é storia decennale in Italia quella di alcuni gruppi che storicamente hanno avuto ruoli importanti all’interno delle società calcistiche. L’idea che “certi tifosi” siano altro dalle società sportive e non abbiano rapporti con i calciatori o con i consigli di amministrazione, è una favola a cui non crede più nessuno. Questi gruppi sono diventati importanti per i business delle società e quando le cose vanno male, dicono la loro attraverso i rituali a cui sono abituati, perché nella loro ottica ne hanno tutto il diritto. Le eventuali responsabilità penali saranno da accertare, ma a cosa si va in contro quando un gruppo di persone organizzate intervengono pesantemente sulla scena di una partita di calcio, che altro non è che uno spettacolo pubblico? Da cosa deriva la stortura per cui lo stesso tipo di atteggiamento se tenuto in una piazza porta a delle conseguenze, se tenuto allo stadio porta solo all’applicazione del cd. Daspo?

STEFANO PAGLIARINI

 

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply