Le motivazioni della sentenza shock del Tribunale dell’Aquila

19 GENNAIO ’13, L’AQUILA – Marco Billi, giudice del Tribunale de L’Aquila, sostiene che “il compito della Commissione Grandi Rischi e’ quello di prevedere i rischi a scopo di prevenzione. In tal senso la prevenzione del rischio e’ attivita’ di individuazione di quell’insieme di misure precauzionali tese a rilevare e contenere, in anticipo, quelle circostanze, che se ignorate o sottovalutate, possono (potrebbero) evolvere in gravi eventi di danno”. Continua la spiegazione sottolineando che la Commissione, “di cui gli imputati fanno parte non si chiama Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione delle Calamita’, ma Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi. Tra il concetto di previsione della calamita’ (terremoto) e il concetto di previsione del rischio (di possibile realizzazione della calamita’) vi e’ dunque una sostanziale differenza: la previsione della calamita’ consiste nella determinazione delle cause e degli sviluppi di un accadimento naturale (quale il terremoto) che necessita di conoscenze scientifiche attualmente non disponibili; la previsione del rischio e’ invece la formulazione di un giudizio, di una valutazione prognostica, circa la realizzazione in concreto di una situazione potenziale e circa quelle che potranno essere le possibili conseguenze dannose derivanti da un accadimento non prevedibile quale il terremoto”.

Sui profili di colpa dei sette membri della Commissione Grandi Rischi, il giudice – in un passaggio della sentenza – evidenzia che “non si rimprovera agli imputati l’assenza di virtu’ profetiche, ma si rimprovera la violazione di specifici obblighi in tema di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico disciplinati dalla normativa vigente alla data del 31.3.09 e la violazione di specifici obblighi in tema di informazione chiara, corretta e completa. Il giudizio di responsabilita’ si basa sulla carente valutazione degli indicatori di rischio e sulla errata informazione”

Sulla posizione dell’allora capo della Protezioe Civile Guido Bertolaso, il giudice Billi scrive: ”Gravi profili di colpa si ravvisano nell’adesione, colpevole e acritica, alla volonta’ del capo del dipartimento della Protezione civile (all’epoca appunto Bertolaso) di fare una ‘operazione mediatica’ (come emerso da intercettazioni telefoniche che lo hanno fatto entrare nel processo come indagato per reato connesso) che si e’ concretizzata nell’eliminazione dei filtri normativamente imposti tra la commissione e la popolazione aquilana”.

Cerchiamo di capire: si rimprovera la mancata formulazione di un giudizio, di una valutazione prognostica (vale a dire una considerazione sul decorso o sull’esito) circa la realizzazione in concreto di una situazione potenziale e circa quelle che potevano essere le possibili conseguenze dannose derivanti da un accadimento non prevedibile quale il terremoto. In pratica, la colpa dei sette esperti della Commissione Grandi Rischi, condannati a sei anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e lesioni gravi, sta nel fatto di non aver valutato correttamente gli esiti di un fenomeno la cui previsione è scientificamente impossibile, come scritto immediatamente prima nelle stesse motivazioni della sentenza. Chi scrive non riesce bene ad afferrare: se avessero comunicato che lo sciame sismico era il preludio di una scossa più grande che avrebbe causato la rovina di edifici e la morte e le lesioni di svariate persone, allora sarebbero stati assolti? Tuttavia, se così avessero agito e poi non si fosse verificata la tragedia, si sarebbero trovati nella situazione, penalmente rilevante, di procurato allarme e avrebbero risposto per aver messo in agitazione l’intera popolazione di un territorio assai vasto.

Qualcuno aveva forse rassicurato che non ci sarebbe stata nessuna scossa? Lo sciame sismico non è un’eccezione alla regola per cui i terremoti sono imprevedibili: ad uno sciame sismico, che si verifica in un lasso di tempo più o meno lungo, non per forza si affianca una scossa più potente.

A leggere questi passi della sentenza vengono i brividi, come se per forza di dovesse trovare un capro espiatorio cui dare tutte le colpe del disastro.

Motivazione palesemente contraddittoria che, si augura, venga completamente smontata in appello e sia riconosciuto ciò che tutti sanno e che sempre si è saputo: i terremoti, ahi noi, non si prevedono.

MOSE’ TINTI

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