“Lapidario”, viaggio nella memoria storica di Ancona

 

 VIDEOINSTALLAZIONE E FOTO ALLA MOLE VANVITELLIANA

Parole di pietra, dall’altissimo peso specifico, votate ad imprimere per sempre nella memoria collettiva il ricordo di importanti pagine della storia a tutto tondo delle città. Sono le parole scolpite nelle lapidi urbane riproposte da “Lapidario”, evento che si inserisce tra quelli chiamati a celebrare quest’anno il 2400 anniversario di Ancona, che la tradizione vuole fondata da un gruppo di esuli Dori della colonia greca di Siracusa nel 387 a.C. “Lapidario”, inaugurato il 13 settembre scorso è ospitato nella sala Box della Mole Vanvitelliana del capoluogo marchigiano, si ripromette di intrigrare il pubblico fino al 25 settembre attraverso le suggestioni visuali dei testi commemorativi. Una parte dell’ambiente settecentesco accoglie una videoinstallazione curata dagli artisti Massimo Cartaginese e Oskar Raimondo Barrile del collettivo Voyagerlab, l’altra dei pannelli con fedeli riproduzioni fotografiche ingrandite. Ne scatuisce un originale viaggio indietro nel passato. Volto a riscoprire importanti fatti e personaggi, monumenti ed edifici di alta valenza storico-architettonica. Tutti hanno segnato più o meno profondamente la lunghissima vita di Ancona. E tutti devono essere quindi considerati maestri di vita contemporanea. Le guide speciali di questa macchina del tempo sono le immagini in movimento e rielaborate di 27 targhe evocative e commemorative, di cui 9 mostrate nelle foto, scelte fra le oltre 75 che il giornalista Giampaolo Milzi, curatore storico di “Lapidario” ha censito nel territorio comunale dell’Ankon Dorica Porta d’Oriente.

gli artisi1Una città nata e prosperata, pur fra alterne fortune, sul mare e accanto al suo porto. Che anche a causa della sua naturale posizione strategica nel Medio Adriatico, serba uno straordinario bagaglio di vicende in cui quasi sempre la storia locale e indissolubilmente legata a quella italiana, europea, a volte mondiale. Il lavoro di ricerca e censimento ha volutamente escluso le lapidi posizionate all’interno o nelle pertinenze di edifici pubblici e privati. Perché si sono voluti accendere i riflettori dell’attenzione su quelle che, con un pizzico di curiosità, possono essere facilmente omaggiate dallo sguardo grazie ad una semplice passeggiata all’aperto negli spazi urbani. Solo due le eccezioni, per due lapidi eccezionali realizzate molti secoli fa: quella medievale posta sotto la volta di Porta Marina, nel tratto di via Saffi inglobato nella caserma della Guardia di Finanza di Lungomare Vanvitelli; quella quattrocentesca conservata nel cortile della sede della Capitaneria di porto. I comandi della Gdf e della Capitaneria hanno sempre aperto le loro porte, previa richiesta, alle scolaresche, ai gruppi di turisti e cittadini organizzati dalle associazioni o dal Comune, per delle visite guidate. Ma il Comune potrebbe e dovrebbe fare di più. Stipulare una convenzione per un calendario di visite periodiche tutto l’anno. Quelle due lapidi evocano, rispettivamente e in link fra loro, l’Ancona libero Comune e l’Ancona Repubblica Marinara. Evocano un’autonomia di governo e amministrativa durata mezzo millennio, che la città perse nel 1532 finendo sotto il rigido controllo politico dello Stato della Chiesa retto da papa Clemente VII. E nel 1556, per volere delle autorità pontifice, 24 ebrei di origine portoghese furono arsi vivi. Un persecutorio eccidio, il “rogo dei Marrani”, consumatosi nel Campo della Mostra, l’odierna piazza Malatesta, dove il Comune pose una lapide a ricordo nel 1992. Le immagini lapidee della macchina del tempo “Lapidario” ci conducono all’ex Taverna del Trave, lungo la strada provinciale del Conero, quando sorse come villa patrizia nel 1662 per volere del nobile conte ecclesiastico Giovanni Pietro Nembrini. E nel cuore del rione di Capodimonte, di fronte a quella che fu nell’800 l’abitazione del celebre pittore Francesco Podesti. Nello stesso rione, in via Torrioni, un’altra lapide rende onore ai tre manifestanti che nel 1914 caddero fulminati dalle pallottole dell’esercito chiamato a sedare i tumulti della “Settimana Rossa”. E ancora, targa dopo targa, il fallimento del temerario assalto ai Mas nel porto anconetano sferrato da un gruppo di militari austriaci alla fine della “Grande guerra”. E il secondo conflitto mondiale, coi devastanti bombardamenti aerei degli alleati, che nell’autunno 1943 colpirono il rifugio di via Birarelli rivelatosi trappola mortale per oltre 300 cittadini, e cancellarono per sempre tanti monumenti ed edifici storici, tra cui la Chiesta di Sant’Anna dei Greci.

Molte, troppe delle lapidi censite a monte del progetto “Lapidario” si trovano in cattive condizioni. Altre, numerose, aspettano ancora di essere realizzate e installate là dove ad Ancona è passata la grande storia. Al Comune l’impellente onore e onore dei restauri e delle nuove collocazioni. Sottoposte all’usura del tempo, rese spesso illeggibili dall’incuria degli uomini, “occultate” alla vista dall’abitudine, le lapidi possono tornare ad essere al centro dell’interesse della comunità, non soltanto attraverso la loro catalogazione storico-scientifica. L’azione dell’arte, intesa come arte pubblica, può infatti rinnovarne la funzione originaria (quella di mezzo di comunicazione di massa ante litteram),declinando i loro contenuti testuali con l’ausilio degli strumenti mass mediatici contemporanei. Il collettivo artistico anconetano Voyagerlab si occupa di arte pubblica dal 2002.

L’intero progetto-evento “Lapidario” è calibrato attorno al numero 9 ed ai suoi multipli e sottomultipli. Tre le video animazioni. Nelle quali la sequenza dei testi-lapide originali si sovrappone agli sfondi astratti, disegnati a partire da pochi segni ricalcati da superfici lapidee reali. Tre i video proiettati su di uno schermo a 3 dimensioni, un volume architettonico tessile che allude a quelli della città, costruiti in muratura. Le

3 sequenze video contengono un insieme di 27 testi-lapide. E’ di 27 secondi la durata di ciascuna sequenza. Il volume dello schermo è composto da 9 moduli principali. La costruzione numerologica dell’installazione, nelle sue componenti, esplicita il significato simbolico peculiare del 9 – che è anche il numero delle riproduzioni fotografiche esposte – e cioè quello di indicare il percorso metafisico in atto e in potenza, l’essere in sè e la sua manifestazione. Le lapidi, dunque, come soggetti, parti di quell’organismo vivente e mutevole che è la città stessa.

Questo testo è a cura di Voyagerlab e Giampaolo Milzi. Lapidario è aperto gratuitamente al pubblico ad Ancona, nella Sala Box della Mole Vanvitelliana, fino al prossimo 25 settembre, tutti i giorni tranne il lunedì, in orario 19 – 21.

 

 

 

 

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