La realtà carceraria italiana: un mondo vicino al nostro che non vogliamo vedere

ITALIA, 13 DICEMBRE 2012 – Parte oggi un viaggio inchiesta di Fatto&Diritto all’interno del pianeta carcere in Italia. Quando si parla di carceri si pensa ad enormi strutture dove persone diverse e peggiori di noi debbono scontare una pena, giusta o ingiusta che sia. Un contenitore che offre vitto e alloggio al proprio contenuto fatto di persone private della libertà. Difficilmente ci si interroga su queste realtà a meno che, come successo nel penitenziario di Ancona, Montacuto, non accada qualcosa di eclatante (http://www.fattodiritto.it/rivolta-nel-carcere-di-ancona-montacuto-detenuti-asserragliati-e-celle-a-fuoco/).
Ma cosa sappiamo realmente di cosa succede nelle carceri italiane, di come si vive e sopravvive? Niente, la realtà è che non ne sappiamo un bel niente.

Se, come diceva Gandhi, “il livello di civiltà di un popolo si misura dal rispetto che esso nutre per gli animali” figuriamoci quanto conta rispettare gli esseri umani.
Cominciamo allora a conoscere tecnicamente questo mondo, dall’esterno, come
silenziosi osservatori.
Nel nostro Paese esistono quattro diverse categorie di carceri: case di reclusione dove si trovano i detenuti definitivi o con più di 5 anni di condanna, le case circondariali, che accolgono i detenuti in attesa di giudizio, gli istituti per le misure di sicurezza (come gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari) e le case mandamentali, strutture più piccole che ospitano persone con un basso tasso di pericolosità. Nel nostro Paese gli istituti di questo tipo sono 231. (Fonti: dati ufficiali del Ministero della Giustizia, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, servizio per l’informatica e la statistica http://www.segretariatosociale.rai.it/atelier/forum/carcere.html#Anchor-Le-47857).

Secondo i dati del Ministero della Giustizia, a fine 2010, il numero totale dei detenuti presenti nelle “patrie galere” era pari a 67.961 soggetti. La capienza regolamentare complessiva sarebbe pari a 45.022 condannati, ma si calcola che, al momento dell’ultima rilevazione effettuata, le presenze siano 22.939 in più rispetto a quelle stimate. E cioè in media, 151 persone devono dividersi lo spazio previsto per 100.

Uno studio condotto dall’associazione “Ristretti Orizzonti” ha evidenziato una stretta relazione tra il tasso di sovraffollamento e il numero delle persone che si sono tolte la vita in carcere. Il picco massimo dei suicidi si è raggiunto nel 2009 quando, su un totale di 177 detenuti deceduti, 72 persone hanno volontariamente deciso di togliersi la vita. Nel 2009 in Italia tra i reati più diffusi figurano i furti, che da soli rappresentano oltre la metà dei reati, seguire i danneggiamenti, le truffe e le frodi informatiche e le minacce. I reati per associazione di tipo mafioso sono stati 131, l’omicidio preterintenzionale ha fatto registrare 36 casi, 23 per quelli per strage e 4 per infanticidio, questi quattro gruppi rappresentano, ciascuno, meno dello 0,01% del totale dei reati.

Il poeta Guido Oldani, presso la libreria Mursia di Milano ha presentato “Il giorno dell’impiccato”, un requiem per flauto traverso e una rilettura de “La Ballata degli impiccati” di François Villon. Oldani ha scelto il 13 dicembre come data per proporre questo lavoro, anche noi quindi scegliamo questa giornata per la prima puntata dello speciale sulle carceri: “Continua l’annientarsi dei detenuti nelle galere italiane. Ogni 5 giorni, una persona fra quelle accatastate nelle celle, spaziose come pollai, si toglie la vita. La giustizia nostrana se ne lava le mani. Gli impiccati, da oggi, ricorrenza annuale a loro dedicata, hanno incominciato a far sentire le loro grida e nessuno riesce più a farli tacere, nè di giorno, nè la notte”.

ELEONORA DOTTORI

Print Friendly
FacebookLinkedIn

Leave a Reply