La Procura di Taranto presenta ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto salva Ilva

ROMA, 28 DICEMBRE 2012 – La Procura di Taranto ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro il cd. Decreto “salva Ilva” ravvedendo nello stesso un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Il decreto impugnato è il 207 del 3 dicembre 2012, che prevede ”Disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale”. Secondo quanto annunciato dal Procuratore di Taranto, Franco Sebastio, l’esecutivo avrebbe interferito con l’indagine per disastro ambientale, culminata il 26 luglio nel sequestro di alcune tonnellate di acciaio dell’area a caldo del complesso siderurgico. Secondo i magistrati, attraverso questo decreto, l’Ilva ha potuto continuare la produzione e commercializzazione dei prodotti finiti e semilavorati nonostante il sequestro giudiziario ordinato dalla magistratura. Il Ministro Clini infatti, con le misure contenute nel decreto salva ilva, avrebbe sbloccato 1 milione e 700mila tonnellate d’acciaio sotto sequestro, che giacevano sulle banchine portuali dell’Ilva, ora commercializzabili. Magistratura e Governo si troveranno quindi “parti in causa” di un ricorso presentato alla Corte Costituzionale, se quest’ultima lo riterrà ammissibile. Un ricorso che farà rabbrividire il povero Montesquieu…

 

Quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura, il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà; perché si può temere che lo stesso monarca o lo stesso senato facciano delle leggi tiranniche per eseguirle tirannicamente. E non vi è libertà neppure quando il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo o da quello esecutivo. Se fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e sulla libertà dei cittadini sarebbe arbitrario: poiché il giudice sarebbe il legislatore. Se fosse unito al potere esecutivo, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore. Tutto sarebbe perduto se un’unica persona o un unico corpo di notabili, di nobili o di popolo esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le risoluzioni pubbliche e quello di punire i delitti o le controversie dei privati”.

Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède et de Montesquieu

CLARISSA MARACCI

 

 

 

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