La ‘ndrangheta è una e una sola: a giorni la sentenza Crimine destinata a fare epoca

REGGIO CALABRIA, 3 MARZO ’12 – La ‘ndrangheta è una e una sola, “UNAeNDRINA” come recita il titolo della campagna di comunicazione lanciata dall’associazione Stop’ndrangheta in vista della sentenza, prevista per il 7 marzo prossimo, del processo Crimine.
Crimine: un processo destinato a fare storia. L’operazione Il Crimine è salita agli onori della cronaca il 13 luglio 2010 quando, grazie all’attività investigativa svolta sul fronte calabrese e lombardo della ‘ndrangheta, vennero arrestate centinaia di persone. Questa operazione è importantissima perché è stato possibile identificare una struttura verticistica precisa della criminalità organizzata calabrese: come aveva spiegato anche Roberto Saviano su Vieni via con Me, la Calabria è divisa in tre mandamenti (Jonico, Tirrenico e Città) e il Crimine altro non è che una struttura decisionale al di sopra degli stessi mandamenti e di tutti i locali, cioè più ndrine (o famiglie, cosche) di uno stesso paese o quartiere. Non si tratta cioè, come invece vuole il luogo comune, di roba tra pastori, dove ognuno comanda a casa sua, di i vincoli di sangue che non si spezzano, di una cupola che non esiste. È stato il pm Maria Luisa Miranda a ricostruire nell’aula bunker del viale Calabria l’operazione Il Crimine il cui processo con rito abbreviato ha portato alla sbarra ben 118 imputati e che ha dato un volto nuovo alla ‘ndrangheta, intesa adesso come struttura unitaria e verticistica. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Minutoli ha inoltre stabilito che tutti gli imputati, boss e gregari delle principali cosche del reggino, dovranno partecipare al processo assistendovi di persona. Le pene sono pesantissime. Tra gli imputati c’è anche Domenico Oppedisano, 81 anni di Rosarno, indicato come capocrimine. Proprio lui, unitamente ad altri esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese, sarebbe stato ripreso il 1 settembre 2009, nei pressi del Santuario di Polsi, intento a investire le cariche apicali del sistema, come stabilito da un antico rituale mafioso. Riferendosi all’operazione il procuratore aggiunto Nicola Gratteri ha detto: “C’è proprio di tutto e di più per consacrare, in una sentenza, quello che ripetiamo da decenni, l’esistenza della provincia intesa come struttura sovraordinata a regolamentare la politica criminale, l’osservare e far osservare le regole ai rappresentanti e ai partecipi dei locali”. Oppedisano, seppure la difesa abbia cercato di sminuirne il ruolo sostenendo che un contadino non possa essere a capo di una struttura mafiosa di tale portata, sarebbe il custode delle 12 tavole, colui che osserva e fa osservare le regole, anche i locali (famiglie o ndrine) al nord ed all’estero fanno riferimento al crimine. Definire Oppedisano il Riina della Calabria “E’ una sciocchezza”, ha ammonito Grattieri, “la sua nomina è il frutto di un compromesso, dopo la morte di ‘Ntoni Pelle ‘Gambazzà, tra le forze della ‘ndrangheta jonica e quelle della piana, e come in tutti i compromessi non si sceglie mai il migliore”.

La ‘ndrangheta è una struttura unitaria: la campagna di Stop’ndrangheta. Una campagna di comunicazione per celebrare una sentenza destinata a fare storia, come il maxi processo di Palermo e Spartacus a Caserta, per dire ai calabresi che avrà inizio una nuova era. Con magliette, striscioni, adesivi e manifesti per la città, banner su internet, recanti la scritta “UNAeNDRINA”, Stop’ndrangheta vuole sottolineare l’importanza di affermare in sede giudiziaria il principio che la ‘ndrangheta è una sola. “Abbiamo scelto l’arma dell’ironia per demitizzare le cosche senza sottovalutarne il potere, per raggiungere i cuori della gente, per deridere chi per decenni ha minimizzato alimentando perversi luoghi comuni: è roba di pastori, ognuno comanda a casa sua, i vincoli di sangue non si spezzano e non ci possono essere pentiti, non esiste una cupola. Dal luglio del 2010, da quando per la prima volta è andato in onda il filmato di un summit a Polsi in occasione della festa della Madonna della Montagna, non si torna più indietro. Da quando l’Italia intera ha potuto assistere all’elezione del nuovo capo della Lombardia – in un circolo Arci di Paderno Dugnano intitolato a Falcone e Borsellino – non si può tornare indietro neanche a volerlo. Non si tratta più e solo del procedimento giudiziario – che è comunque fondamentale e su cui bisognerà anche nei successivi passaggi mantenere la massima attenzione – ma della percezione che si ha della ‘ndrangheta. Non ci sono più scuse: qualunque sia l’esito del processo Crimine, minimizzare, tornare a parlare di ‘ndrine orizzontali, di un arcipelago di famiglie separate l’una dall’altra significa essere nel migliore dei casi insulsi, nel peggiore complici. Noi invece la ‘ndrangheta vogliamo combatterla. E la zona grigia svelarla sempre di più, insieme ai soliti “invisibili” col cappuccio. Soprattutto vogliamo costruire consapevolezza e coscienza civile, perché al di là del dato giudiziario quel che conta è che ne facciamo dei nostri ‘ndranghetisti, della nostra classe dirigente e dei nostri professionisti legati alle cosche”.

118 condanne e due assoluzioni richieste dal PM per un totale di oltre 1500 anni di carcere complessivi .

ELEONORA DOTTORI

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One Response

  1. Valentina Copparoni
    Valentina Copparoni at |

    Complimenti per l’articolo alla nostra redattrice!!

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