La ‘Munnizza’ a Reggio Calabria in nome di Peppino Impastato

In occasione dell’uscita del cortometraggio “Munnizza”, opera video ispirata all’omonimo racconto poetico di Andrea Satta – ambientato a Cinisi nel 2008, nel 30° anniversario della morte di Peppino Impastato – che racconta le emozioni vissute dagli autori del video in quei giorni e soprattutto ripercorre alcuni momenti della vita di Peppino e di sua madre Felicia, la Unatandem e la Cactus film produzioni, prendendo spunto dall’idea di Peppino, propongono un’esposizione “itinerante” delle tavole illustrate che compongono il lavoro filmico e la proiezione dell’opera video. Il progetto vede la preziosa collaborazione della “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”.

Più di trent’anni sono trascorsi dalla morte di Peppino e ciò che ci parla di lui è la memoria: scovata, vilipesa, sabotata, riconosciuta, sofferta, cercata con amore, guardata con sospetto ma mai abbandonata. La memoria che è l’unico bene, il solo riscatto di chi ha vissuto la sola guida di chi verrà. Per la parola spesa, oggi Peppino e Felicia restano nel cuore della gente.

Passeggiando tra le fotografie che mostrano frammenti della vita del giovane attivista si prova una moltitudine di sensazioni ed emozioni: rabbia e dolore sono quelle che prevalgono anche leggendo le parole dei “pizzini” che diversi autori hanno dedicato a Impastato.

T’hanno ucciso; ma gli occhi tuoi, quelli non li hanno chiusi: Noi li vediamo spesso là.” Sono i versi del pizzino scritto da Elisabetta Malantrucco, autrice. Giuseppe Boy, poeta e attore, scrive “E ancora stiamo qui, ad aspettar che nasca dalle ceneri lasciate sui binari, la Rivolta.”

Peppino Impastato era un giovane militante di sinistra ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978 a Cinisi, in provincia di Palermo. Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. A ventinove anni fonda Radio Aut dalla quale denuncia i misfatti della mafia di Cinisi, soprattutto quelli del boss Gaetano Badalamenti. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni amministrative che lo vedevano candidato nella lista di Democrazia Proletaria. Il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani.

La sua morte passa sotto silenzio perché lo stesso giorno viene ritrovato a Roma il corpo di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, che era stato rapito dalle Brigate Rosse due mesi prima.

Solo nel 1997, dopo quasi 20 anni, viene emesso un ordine di cattura a carico del boss Badalamenti: nel 2002 viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Impastato.

La figura di Peppino Impastato è ancora oggi il simbolo della lotta contro la mafia ed esempio di coraggioso impegno civile.

 

SABRINA SALMERI

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