La Corte Europea dei Diritti dell’uomo condanna l’ Italia per i respingimenti in Libia


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STRASBURGO, 24 FEBBRAIO ’12 – I fatti risalgono al 6 maggio 2009, quando a 35 miglia da Lampedusa, in acque internazionali, la Guardia Costiera e la Guardia di Finanza intercettarono una nave partita dalle coste libiche con 200 persone, per lo più somali ed eritrei diretti nel nostro Paese. A bordo c’erano anche bambini e donne incinta. I migranti furono fatti scendere per poi risalire su altre imbarcazioni, senza identificazione e senza alcuna possibilità di interloquire con le Autorità, magari per richiedere lo status di rifugiati, garantito dal diritto internazionale. Una volta imbarcati, contro la loro volontà, furono riportati a Tripoli. Ai tempi, molte organizzazioni umanitarie, in primis Amnesty International, insorsero contro quel rimpatrio forzoso effettuato dalle Autorità italiane e anche il CIR ( Comitato Italiano per i rifugiati ), dopo aver contestato la politica intrapresa dal Ministero degli Interni, si attivò per tutelare chi era su quella nave di disperati in fuga. Il Cir aveva incaricato due legali dell’Unione Forense per i diritti umani, Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci, di ricorrere presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo a nome di 24 persone ( 11 somali e 13 eritrei ), che furono rintracciati fra i 200 rimpatriati quel giorno. Ora è giunta la sentenza della Corte, che ha condannato l’Italia per quei respingimenti verso la Libia (c.d. caso Hirsi), per violazione dell’art 3 della Convenzione sui diritti umani, sui trattamenti degradanti e sulla tortura. Violato anche il divieto sulle espulsioni collettive ed inoltre, non sarebbe stato garantito in alcun modo il diritto ai migranti di ricorrere alla giustizia italiana. L’Italia dovrà anche risarcire 22 delle 24 persone ricorrenti con 15.000 euro più le spese processuali. La sentenza è pesante ed ha causato diverse reazioni: il Presidente del Consiglio Monti ha affermato che, pur essendo una pronuncia riferita a fatti passati, essa va analizzata con attenzione anche per meglio ponderare le decisioni future in materia- Con gli stessi toni ha parlato il Ministro per l’integrazione e operazione, Andrea Ricciardi, che ha confermato il massimo impegno per garantire politiche serie, trasparenti e corrette sull’immigrazione, anche se dal Ministero degli Esteri una nota ha precisato che in occasione degli sbarchi dei migranti e nelle vicende connesse ‘ sono sempre stati garantiti i diritti umani’. E’ infine intervenuta il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, che ha spiegato che la sentenza della Corte Europea, provenendo da uno dei massimi organi giurisdizionali europei, ‘ va rispettata e non commentata’, ma ha poi aggiunto che sono in corso continue trattative con il nuovo Governo libico per una fattiva collaborazione per tutelare i diritti umani e per salvaguardare le vite di chi vive situazioni comunque disperate, con un impegno comune delle Autorità a combattere atroci crimini come quello della tratta delle persone. In questo senso il Ministro ha sottolineato che comunque si continuerà a combattere l’immigrazione illegale con fermezza.Critico sulla sentenza l’ex Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, così come tutta la Lega Nord che sui respingimenti aveva sempre richiesto il pugno duro: l’ex Ministro, ha parlato di ‘sentenza politica’ che potrebbe dare il via all’immigrazione clandestina libera, di contro alle politiche che il Governo Berlusconi aveva intrapreso. Maroni ha poi specificato che è plausibile che l’intervento per respingere i migranti, ora condannato dalla Corte per i diritti umani, possa in realtà aver salvato molte vite umane, impedendo la partenza di molti barconi stracarichi di persone dai porti libici verso l’Italia. ‘ Una pratica che io rifarei’ ha commentato Maroni, aggiungendo che spesso furono le stesse Autorità libiche ad intervenire, mentre quelle italiane prestarono solo assistenza. Sulla stessa linea l’ex Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che è certo che ‘l’Italia si è sempre comportata correttamente e nel pieno rispetto dei diritti umani’, mentre l’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, parla di errori di fatto e di diritto nella pronuncia, ventilando d’impugnare la sentenza.Per il Direttore del CIR, Christopher Hein, questa sentenza conferma come i diritti dei rifugiati non siano negoziabili, essendo garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e Laurens Jolles, Rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) per il sud Europa, ha ribadito come essa rappresenti un’importante indicazione per gli stati europei, nell’applicazione delle proprie politiche sull’immigrazione e sui flussi migratori.Soddisfatte le associazioni umanitarie, in particolare Amnesty International, che si era anche costituita parte terza nella procedimento contro l’Italia, di cui l’organizzazione aveva più volte contestato le politiche che, diceva, rischiavano di compromettere i diritti fondamentali del diritto internazionale in tema di tutela dei diritti dell’uomo, tanto da definire la sentenza della Corte come ‘una pietra miliare’ in materia.

ANDREA DATTILO

D: Cosa recita l’art 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo?

R: Impone il divieto di sottoposizione a torture e a trattamenti – come in questo caso- inumani e degradanti.

D: Cosa sono le c.d acque internazionali e come è disciplinato l’intervento di uno Stato al loro interno?

R: Col termine acque territoriali il diritto internazionale indica quella porzione di mare contiguo alla coste di uno Stato. Su questa parte di mare lo Stato ha piena sovranità territoriale, al pari della terraferma. In base alle consuetudini internazionali, l’ampiezza di tale porzione di mare era stabilita in 3 miglia marine dalla costa ma alcuni Stati rivendicavano ampiezze fino a 200 miglia marine. La Convenzione di Montego Bay ha statuito che ogni singolo Stati sovrano possa decidere l’ampiezza delle proprie acque territoriali, fino ad un massimo di 12 miglia marine.

Le acque internazionali indicano l’area di mare al di là della Zona economica esclusiva, oltre le 200 miglia marine dalla Coste e quindi non sottoposte alla sovranità di alcuno stato. Secondo la Convenzione di Montego Bay le acque internazionali costituiscono una res communis omnium, cioè un bene appartenente a tutti: qualsiasi Stato,che non abbia alcuno sbocco sul mare, ha piena libertà di navigazione e di sorvolo, nonché di posare cavi o condotte sottomarine, costruire isole artificiali e altre installazioni, piena libertà di pesca e di ricerca scientifica.

AVV. TOMMASO ROSSI

 

 

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