La Corte Cosituzionale: rinvia ai tribunali remittenti la decisione sulla fecondazione eterologa

Palazzo della Consulta, 22 maggio 2012- La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dai Tribunali di Firenze, Catania e Milano relativamente al divieto diprocreazione medicalmente assistita di tipo eterologo sancita dalla legge n. 40 del 2004, restituendo gli atti ai giudici rimettenti per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011 (S.H. e altri vs Austria), sulla stessa tematica– è quanto si legge nel comunicato stampa della Corte.
La sentenza della CEDU. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nella sentenza del 3 novembre 2011 relativa al caso “S.H. e altri vs Austria”, ha sostenuto la conformità della normativa austriaca in materia di fecondazione assistita – che vieta l’eterologa – con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il caso riguarda due coppie austriache che hanno impugnato un regolamento nazionale che vieta l’uso di gameti o ovuli donati per la fecondazione in vitro (IVF). Infatti, secondo la legge austriaca, la donazione di ovuli è proibita in toto, mentre, quella di gameti è possibile solo se si tratta di una inseminazione artificiale in vivo e non in vitro. Il caso è stato portato di fronte alla CEDU, la cui First Section nel 2010 sosteneva la violazione dell’articolo 14 e 8 della Convenzione. Tuttavia, il giudizio finale della Grand Chamber, con 13 voti contro 4, ha ribaltato le conclusioni della First Section, sostenendo che il regolamento austriaco inerente alla fecondazione assistita non è contrario alla Convenzione. In particolare, il governo italiano, intervenendo nel caso come terzo, ha annunciato che se le donazioni di ovuli fossero legali “si metterebbe in dicussione l’affiliazione materna dividendo la maternità e ciò porterebbe ad un’indebolimento dell’intera struttura della società”.

La paura della Corte sul principio “mater semper certa est”- In particolare, la paura della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è proprio quella di mettere in discussione di uno dei principi saldi del diritto civile “Mater semper certa est”. Con la fecondazione in vitro si avrebbe una divisione della maternità: l’aspetto biologico e l’aspetto di “crescere il bambino” , e dunque si creerebbero relazioni sociali diverse da quelle biologiche. E’ su questi presupposti che la Corte ha sostenuto la posizione del Governo Austriaco.

La Corte Costituzionale italiana. I tre casi portati all’attenzione della Corte Costituzionale italiana, con le ordinanze di rinvio dei tribunali civili di Milano, Firenze e Catania, riguardano la fecondazione assistita con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia. Pertanto la Corte era chiamata ad esprimersi sulla legittimità degli articolo 4 comma 3° della legge 40/2004 che vieta la fecondazione eterologa. Tuttavia la Corte ha preferito non entrare nel merito restituendo gli atti ai Tribunali rinvianti, affinché questi valutino la questione alla luce della sentenza della CEDU sui casi analoghi – (ancora l’ordinanza di rinvio non è disponibile sul sito ufficiale della Corte Costituzionale).

Gli avvocati delle coppie. Filomena Gallo, l’avvocato della coppia il cui ricorso ha dato l’avvio all’iter istituzionale che ha portato al pronunciamento della Consulta, ha osservato che con l’ordinanza di rinvio la Corte ha espresso una posizione ”interlocutoria”, lasciando la possibilita’ ai magistrati che hanno sollevato dichiarazione di incostituzionalita’ di riformulare il quesito. Anche secondo l’avvocato Marilisa D’Amico, ordinario di Diritto costituzionale all’Universita’ di Milano e legale di alcune coppie, quella della Corte e’ una ”decisione interlocutoria, coi cui la Consulta da’ spazio ai giudici che poi torneranno di fronte alla Corte stessa.

CLARISSA MARACCI

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