La Cassazione ha deciso: il processo a Dell’Utri è da rifare.L’analisi


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ROMA, 10 MARZO’12 –Come anticipato in anteprima ieri (http://www.fattodiritto.it/attesoverdettocassazione-su-marcello-dell-utri/) la sentenza della Corte di Cassazione era attesa per la serata di ieri e così è stato: dopo tre ore di camera di consiglio, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la decisione della Corte d’appello che condannava Marcello Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (in primo grado la condanna fu a nove anni). Così il processo al Senatore del Pdl dovrà rifarsi, sempre a Palermo dove si svolse il primo, ma con altri giudici. Era stata la stessa Procura della Cassazione a chiedere l’annullamento con rinvio o, in alternativa, il rinvio alle Sezioni Unite, mentre la difesa di Dell’Utri aveva richiesto l’annullamento senza rinvio: il Procuratore Generale, Francesco Iacovello, ha spiegato che nella sentenza di primo grado, il Tribunale di Palermo non aveva descritto una specifica condotta criminosa di Dell’Utri, qualificandolo genericamente come ‘mediatore’ e ‘referente politico’ dei malavitosi e iscrivendo a prove alcune sue frequentazioni che, di fatto, non potevano essere ritenute tali. Il Procuratore ha poi aggiunto che ad ogni imputato debbono essere garantiti i medesimi diritti di difesa e che il ricorso alle dichiarazioni dei pentiti, non può oscurare il principio del ragionevole dubbio a tutela dell’imputato. Nella sua requisitoria, Iacovello ha affermato che ‘Il concorso esterno è ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno’ ed ha poi ribadito la sua estrema fiducia e stima al collegio giudicante e in particolare al Presidente Aldo Grassi su cui c’erano state alcune polemiche, tanto che era intervenuto lo stesso CSM.

L’avvocato di Dell’Utri, nella sua arringa, aveva parlato di ‘acrobazie di diritto’ dei giudici di Palermo, pressati dalla Procura inquirente. In particolare, l’avvocato Krogh ha sottolineato come fosse stato considerato veritiero, senza effettivi riscontri, il presunto incontro, svoltosi negli anni settanta, fra Silvio Berlusconi e i boss Di Carlo, Teresi e Bontade ( di cui Dell’Utri è considerato il maggiore referente ).

Ora la Cassazione ha deciso che quel processo, iniziato nel 1997, dopo due sentenze di condanna, la prima nel 2004 e la seconda nel 2010, è da rifare.

E’ apparso molto soddisfatto Marcello Dell’Utri, che ha dichiarato che affronterà il nuovo processo ancora più convinto della sua innocenza e che è sempre stato fiducioso nella giustizia.

Anche i suoi legali hanno dichiarato che nel nuovo processo dimostreranno la totale innocenza del loro assistito e perciò di non puntare alla prescrizione che è prevista per il 30 giugno 2014.

La vicenda torna ora a Palermo da dove era partita 15 anni fa.

A.D

D: Cosa significa annullare con o senza rinvio? Le sentenze pronunciate perderanno ogni valore?

R: La Corte di Cassazione decide sulla base degli atti a sua disposizione senza valutare il merito dei fatti ma la legittimità, cioè l’aderenza alla legge e la logicità della motivazione di una sentenza  o di un’ordinanza impugnata. La Cassazione può confermare il provvedimento che diventa definitivo, oppure annullarlo, in tutto o in parte. L’annullamento può essere senza rinvio, ed è la stessa Cassazione ad emanare il provvedimento che ritiene necessario; oppure con rinvio al Giudice che ha pronunciato il provvedimento, che deve provvedere uniformandosi ai principi di diritto decisi dalla Cassazione nella sentenza di annullamento.
In caso di annullamento con rinvio di una sentenza  della Corte di appello (come in questo caso), il giudizio è rinviato ad un’altra sezione della stessa corte o in mancanza a quella più vicina.

D: Cosa accadrebbe se si giungesse al termine di prescrizione previsto per il giugno 2014?

R: Che l’imputato verrà prosciolto per intervenuta prescrizione salvo una assoluzione nel merito dei fatti.

D: Che cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa?

R: Il concorrente esterno all’associazione mafiosa è colui che, pur senza essere parte stabile del sodalizio mafioso, conferisce un apporto anche occasionale all’associazione pur sempre finalizzato a rafforzarne l’attività illecita. Dal punto di vista più concreto, la mera “contiguità compiacente” o la “vicinanza” o la disponibilità nei riguardi del sodalizio o dei suoi esponenti, devono in ogni caso essere accompagnate da positive attività che forniscano uno o più contributi utili al rafforzamento o al consolidamento dell’associazione. In parole più semplici, il concorrente esterno è un concorrente eventuale che non vuole far parte dell’associazione e che l’associazione non chiama a far parte, ma al quale l’associazione si rivolge per colmare temporanei vuoti in un determinato ruolo e per superare possibili fasi patologiche di crisi della stessa associazione.  Il contributo quindi può essere anche solo episodico ed  estrinsecarsi in un unico intervento, in quanto ciò che rileva è che quell’unico contributo serva all’associazione per i mantenersi in vita.  A lungo sia in giurisprudenza che dottrina si è discusso sull’ammissibilità e sui contorni di questa figura, in ogni caso oggi almeno la giurisprudenza legittima la figura mentre parte della dottrina è ancora molto critica.Questa sentenza, forse, traccerà nuovi confini a questa discussa figura partecipativa. Aspettiamo le motivazioni.

AVV.TOMMASO ROSSI

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