ANCONA, 5 DICEMBRE ’11 – L’Italia è malata. Malata di un veleno nascosto che miete ogni anno migliaia di vittime. L’Italia è malata di diossina e amianto. A seguito del drammatico inquinamento industriale degli anni ’50 e ’70, la Penisola ancora oggi paga un pesante tributo in termini di salute e di vite umane. L’amianto è un killer che ogni anno uccide 3.000 persone, 1.200 per mesotelioma, il tumore “marker” di esposizione a questo minerale. L’impiego dell’amianto è stato bandito dal nostro Paese da quasi vent’anni ma ne restano nell’ambiente 5 quintali per ogni cittadino, 32 milioni di tonnellate.
La ricerca “S.e.n.t.i.e.r.i.” – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento – condotta dall’Istituto superiore della sanità traccia un’allarmante mappa dell’Italia malata. Sono 44 i centri altamente inquinati dove il tasso di mortalità per leucemie e tumori dovuti a fattori ambientali è elevatissimo: 15 centri al sud, 8 al centro e 21 nel nord Italia. Un decimo della popolazione nazionale si ammala per avvelenamento da amianto, diossina e loro derivati cancerogeni. Su 55 località oggetto della ricerca “S.e.n.t.i.e.r.i.” tutte ritenute altamente inquinate (siti di bonifica di interesse nazionale), ben 44 sono in situazione di altissima criticità e parallelamente, non sono stati predisposti o lo sono con tempi indefiniti gli interventi di bonifica. Dalla ricerca dell’Istituto superiore della sanità emerge in maniera marcata e allarmante l’aumento di mortalità per mesotelioma pleurico rispetto ad una popolazione normale in quelle persone che risiedono nelle aree inquinate da amianto. Difficile invece attribuire l’aumento di mortalità a seguito di eventi patologici tumorali agli insediamenti industriali in quelle zone ad alta densità abitativa e insediamenti urbani dove l’esposizione del cittadino è a un tipo di inquinamento multifattoriale. Al di là di ogni valutazione e considerazione, i dati sono stati messi a disposizione del Ministero della Salute, delle Regioni, dei Comuni e delle Asur, oltre che dell’Arpa per informare i cittadini ed eventualmente correre ai ripari. Allarmanti come detto, le statistiche e i dati di questa ricerca sul territorio nazionale. Su 298 Comuni con 5,5 milioni di abitanti, le statistiche di mortalità dal 1995 al 2001 registrano un eccesso di mortalità di 10.000 casi in più in otto anni rispetto alle medie regionali (di cui sono 8.933 solo nel sud). Sono 3.508 invece le morti per malattie riconducibili alla vicinanza a impianti siderurgici e petrolchimici, raffinerie, inceneritori, discariche, porti, cave di amianto e miniere.
Allarme rosso per i 416 casi di morti in eccesso per tumore alla pleura a Balangero, Casale di Monferrato, Broni, Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Piteli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano. In tutte queste zone insistono siti inquinati da amianto per la presenza di cave o impianti di lavorazione del minerale. Drammatica anche la situazione vicino alle raffinerie di Porto Torres e Gela, alle acciaierie di Taranto (il tasso di tumori per fattori ambientali è aumentato del 40%), alle miniere del Sulcis-Iglesiente e della chimica di Porto Marghera, dove si registra un aumento di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali, per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario dovuti alle emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti.
Dalla ricerca emerge anche un significativo aumento di decessi legati a malformazioni congenite associato all’inquinamento da metalli pesanti e altre sostanze a Massa Carrara, Falconara, Milazzo e Porto Torres.
Uno dei problemi più attuali e preoccupanti per gli oncologi è quello dello smaltimento, tanto che gli oncologi stessi indicano che va assolutamente evitata la manipolazione di questo minerale, che deve essere rimosso da personale specializzato, in quanto materiale altamente pericoloso per la salute, visto il suo alto potenziale cancerogeno.
Dei 44 siti considerati maggiormente a rischio nell’Italia malata, la maglia nera per questo triste primato va al Piemonte, dove ogni anno si registrano 200 nuovi malati. In Piemonte aveva sede la più importante fabbrica di manufatti in cemento-amianto d’Italia, la “Eternit”, il cui processo è ancora in corso e vede 6.000 parti civili. Ma il veleno ha radici che si espandono nel tempo e il rischio di un aumento di incidenza si attende per il 2015, visto che il mesotelioma (neoplasia complessa con una mortalità dell’80% dei casi) ha un periodo di latenza di 20-40 anni.
TALITA FREZZI
D: Che cos’è lo studio “S.e.n.t.i.e.r.i.”?
R: Lo Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento (S.E.N.T.I.E.R.I.) è stato pubblicato sulla rivista scientifica Epidemiologia e Prevenzione 2011 ; 35 Suppl. 4 : 1- 204 (consigliata la consultazione) e riguarda l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi e dismessi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da aver determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche “ (Sin). Come tutti gli studi epidemiologici sono di particolare difficoltà sia per quanto concerne la realizzazione che la valutazione dei dati.
D: Quale il dato più certo ed allarmante che emerge?
R: Il dato più certo che emerge è quello relativo ad un sicuro incremento di mortalità per mesotelioma pleurico rispetto ad una popolazione normale negli esposti nelle aree dove incombe l’inquinamento da amianto; e ciò era prevedibile. Ma per le aree sottoposte ad inquinamento multi fattoriale e magari vicine ad insediamenti urbani ad alta densità di popolazione, i ricercatori non nascondono le difficoltà nell’attribuire la responsabilità dell’incremento di eventi patologici di natura tumorale e non solo, agli insediamenti industriali, piuttosto che all’inquinamento generico dei centri urbani. Comunque con molta correttezza e rigore scientifico i dati sono stati messi a disposizione del Ministero della Salute, delle Regioni, dei Comuni e delle Asur interessate, dell’Arpa affinché vengano informati adeguatamente i cittadini e presi i dovuti provvedimenti .
DR. GIORGIO ROSSI
D: Amianto-killer: la nostra legislazione come tutela i lavoratori dei siti industriali da potenziali conseguenze sulla salute dovute alla lavorazione, al contatto, alla vicinanza, estrazione o manipolazione del minerale?
R: E’ con la legge 257/1992 che in Italia è stata decisa la messa al bando dell’amianto attraverso un particolare programma di dismissione con il quale dal successivo 1994 è stata vietata l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione dell’amianto e dei prodotti contenenti questo materiale ed è stata istituita anche una Commissione Nazionale Amianto.
Per quanto riguarda invece l’esposizione all’amianto per motivi professionali, sono stati creati appositi trattamenti assicurativi per i lavoratori colpiti da malattie legate all’amianto con una specifica normativa sui controlli preventivi oltre che periodici.
Le norme di riferimento sono, tra le altre, il DPR 1124/1965 ed il D.lgs. 277/91 quest’ultimo abrogato nel 2006 con l’introduzione, nell’ambito del d.lgs. 626/94 sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, di un apposito titolo dedicato proprio alla “protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto” in cui si indicando quelle attività maggiormente a rischio e gli obblighi a carico dei datori di lavoro. Quest’ultimi devono indagare sulla possibile presenza dell’amianto sul luoghi di lavoro e valutarne preventivamente i possibili rischi adottando nel contempo tutte le misure adeguate e necessarie per eliminare o comunque ridurre i pericoli. In ogni caso l’esposizione non deve superare i limiti fissati per legge e se è necessario proseguire l’attività lavorativa anche in caso di esposizione oltre i limiti, il datore deve predisporre e fornire ai lavoratori tutte le protezioni adeguate.
La rimozione dell’amianto può essere eseguita soltanto da soggetti iscritti in un apposito albo e prima dell’inizio della bonifica deve essere data la comunicazione all’organo di vigilanza competente per territorio.
D: Quali reati sono contestati alla Eternit nel maxi processo? Se sarà condannata, le 6.000 parti civili potranno ottenere un risarcimento?
R: I reati contestati ai dirigenti della Eternit sono “ disastro ambientale doloso” in riferimento all’inquinamento ed alla diffusione delle fibre tossiche del cemento-amianto e “omissione volontaria di cautele sui luoghi di lavoro”.
Il primo reato è previsto dall’art. 434 c.p. per cui chiunque commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro, è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da 1 a 5 anni. Se però il crollo o il disastro si verificano, la pena è aumentata e la reclusione prevista è da 3 a 12 anni.
L’altra contestazione è prevista dall’art. 437 c.p. che prevede che, chiunque omette di collocare impianti, apparecchiature o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, venga punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è aumentata ed è prevista la reclusione da 3 a 10 anni.
Se verranno accolte le richieste di condanna formulate nel luglio scorso dal Procuratore della Repubblica di Torino Dott. Guariniello, i dirigenti della Eternit verranno quasi certamente condannati anche al risarcimento dei danni nei confronti delle costituite parti civili ossia le persone danneggiate dai suddetti reati che hanno deciso di esercitare un’azione risarcitoria nell’ambito del processo penale.
Si legga a proposito anche l’articolo sul processo Eternit pubblicato dal blog Avvocati e Diritto al seguente link http://www.avvocatiediritto.com/?s=eternit
D: Per gli operai (e per le loro famiglie) di una ditta che opera con l’amianto, benché la sua lavorazione sia fuori legge da vent’anni, è possibile chiedere un risarcimento per danni alla salute?
R: Sì, perchè oggi la lavorazione dell’amianto è severamente vietata pertanto la ditta si porrebbe in contrasto con le disposizioni di legge.
D: I Comuni (es.Taranto) possono costituirsi parte civile in un processo per inquinamento ambientale contro un sito industriale o una raffineria?
R: E’ possibile in quanto la costituzione di parte civile nel nostro ordinamento è ammessa per le persone fisiche ma anche per le persone giuridiche (oltre che per enti privi di personalità giuridica) e nell’ambito dei danni potenzialmente risarcibili rientra anche il c.d. danno ambientale inteso quale deterioramento o distruzione che comprometta le bellezze naturali e le risorse naturali in genere. Pertanto in presenza di danni ambientali gli enti quale Stato, Regioni, Province o Comuni possono agire in sede penale a fini risarcitori.
AVV.VALENTINA COPPARONI
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[...] Si rilegga sul tema dell’amianto e della sua diffusione nel nostro Paese, l’approfondimento medico e giuridico già trattato al seguente link http://www.fattodiritto.it/l%E2%80%99italia-delle-44-maglie-nere-ecco-dove-si-muore-per-amianto-e-di…. [...]