L’ex conduttore Rai Alessandro Cozzi condannato per l’omicidio Vitiello


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MILANO, 28 FEBBRAIO ’12 – La notizia choc fa il giro dei quotidiani, dei tg nazionali e del web. E approda anche in Rai, dove il giornalista-conduttore tv Alessandro Cozzi, 53 anni, aveva lavorato per molto tempo nella trasmissione “Diario di Famiglia”. Cozzi, che si trova in carcere, è stato condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio di Ettore Vitiello, consumato il 29 marzo 2011 nel suo studio. Vitiello – titolare di un’agenzia di lavoro milanese – è stato ucciso con 50 coltellate. Movente del delitto, sembra un debito di 17.000 euro. Avevamo già trattato la notizia dell’arresto di Alessandro Cozzi (http://www.fattodiritto.it/alessandro-cozzi-conduttore-raiaccusato-di-due-omicidi ), che aveva anche riacceso le luci su un vecchio omicidio rimasto impunito. Ma andiamo con ordine. Ieri il gup di Milano Elisabetta Meyer nel processo con rito abbreviato, ha condannato il giornalista tv Alessandro Cozzi a 14 anni di carcere. L’avvocato della famiglia Vitiello – la moglie e i due figli, costituitisi parte civile – ha commentato questa sentenza con un secco “è una pena inadeguata per la crudeltà del fatto”. Il pm aveva chiesto 16 anni di carcere, non contestando a Cozzi alcuna aggravante, ma il gup – partendo dalla pena minima per il reato di omicidio (21 anni) – l’ha ridotta di un terzo per la scelta del rito abbreviato. Alessandro Cozzi è anche sospettato di un altro omicidio rimasto finora irrisolto, avvenuto nel 1998. Un “cold case” come viene definito nell’ambiente giudiziario, che da poco è stato riaperto e su cui si sta nuovamente lavorando. La vittima di questo secondo omicidio è Alfredo Cappelletti, socio in affari di Cozzi. Il pm della Procura di Milano Maurizio Ascione ha riaperto il caso nei mesi scorsi (era stato archiviato come suicidio). E’ in corso una perizia sul Dna e sulle impronte digitali trovati dagli investigatori sul coltello rinvenuto in mano a Cappelletti in quello che per tutti, all’epoca, fu un suicidio ma che potrebbe svelare un inquietante colpo di scena. I risultati degli accertamenti saranno discussi davanti al gip il 21 marzo con la formula dell’incidente probatorio.

TALITA FREZZI

 

D: Per quale reato è stato condannato Cozzi?

R: Per omicidio volontario, senza aggravanti.

D: Perché il pm non ha contestato alcuna aggravante, essendovi la possibilità di contestare la crudeltà (le 50 coltellate alla schiena della vittima) e i futili motivi?

R: Scelta discrezionale del magistrato, che avrà valutato l’insieme della dinamica dei fatti per escludere l’applicazione di aggravanti. Alternativa sarebbe potuta essere quella di contestarle, ma poi mediante il giudizio di computo tra circostanze ritenerle equivalenti magari alle attenuanti generiche e, di fatto, non applicarle.

D: Oltre alla scelta del rito abbreviato, in quali altre condizioni si può beneficiare di uno sconto della pena?

R: In presenza, appunto, di circostanze attenuanti, oppure laddove il soggetto venga ritenuto parzialmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Parliamo ovviamente di sconti di pena al momento dell’applicazione della stessa da parte del giudice di merito, salvo poi la possibilità di “accorciare” la parte di pena da scontare nel corso dell’esecuzione della stessa.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

 

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