Irlanda, una donna indiana muore durante la gravidanza. Ancora lontana la riforma sull’aborto?

GALWAY  (IRELAND), 16 NOVEMBRE 2012 – La questione dell’aborto si riaccende in Irlanda. Questa volta, provocando una vittima. Una donna di 31 anni di origine Indu, Savita Halappanavar. I dottori le hanno negato l’aborto sulla base della legge irlandese di ispirazione cattolica, provocando così la morte della donna che si trovava alla 17esima settimana di gravidanza. Le indagini si stanno concentrando presso l’ospedale universitario di Galway, ( National University of Ireland in Galway) dove la donna è deceduta. I familiari raccontano che la donna ha più volte esternato la volontà di abortire con i medici, poiché avvertiva fortissimi dolori e contrazioni.  Tuttavia, secondo i medici irlandesi, il feto era ancora vivo e non sarebbe stato possibile praticare un’interruzione della gravidanza. <<Finché si sente un battito cardiaco del feto non possiamo fare niente>> avrebbero dichiarato i medici. La donna, pur non essendo né irlandese, né cattolica, ha dovuto piegare il suo destino a quello della legge irlandese. Il marito, di 34 anni, che vive a Galway dove lavora come ingegnere, si trova attualmente in India insieme ai familiari per i funerali di Savita. E’ beffardo a volte il destino: a Savita, è toccata la fortuna di poter vivere ed essere curata in un paese occidentale, al contrario di molti altri indiani che vivono in assoluta povertà. Tuttavia, il prezzo da pagare è stato quello di piegarsi a leggi di ispirazione religiosa ancora più restrittive di quelle che sarebbero state applicate in India. Fortunatamente, il governo di coalizione irlandese sta ora lavorando su una proposta di riforma della normativa vigente, alla luce della sentenza del 2009 della Corte europea che stabilisce che un divieto assoluto di interrompere le gravidanze costituisca una violazione dei diritti umani delle donne.

LGISLAZIONE IRLANDESE IN MATERIA DI ABORTO – La legge irlandese che che regola l’aborto è l’Offences Against the Person Act e successivi emendamenti del 1861, paragrafi 58 e 59. L’atto, originariamente, prevedeva che ogni donna incinta, che, con l’intento di procurarsi l’aborto, si somministra del veleno o altre sostanze velenose, o utilizza strumenti o qualsiasi mezzo con l’intento di procurare l’aborto ad un’altra donna deve essere condannata all’ergastolo. Ovviamente, questa pena è stata poi mitigata dai successivi emendamenti. Ad esempio, con il referendum costituzionale dell’83, fu inserita la tutela della vita della madre, attraverso l’Ottavo emendamento, che recita come segue: “ Lo Stato Riconosce il diritto alla vita del nascituro e ,  con il dovuto riguardo di un diritto pari della madre, garantisce con le sue leggi, di difendere quest’ultimo diritto. Tuttavia, non vi è ancora nella legislazione irlandese, il riconoscimento del diritto all’interruzione della gravidanza.

CLARISSA MARACCI 

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