Inter-Genoa nel sangue: grave tifoso dopo lo scontro con la polizia

MILANO, 20 GENNAIO ’12 – La partita per i quarti di finale di Coppa Italia tra Inter e Genoa, disputata ieri sera allo stadio di San Siro, finisce in tragedia. Un tifoso del Genoa, (M.M. le sue iniziali, 39 anni), è ricoverato in gravi condizioni al Policlinico di Milano dopo uno scontro con la polizia. I medici si sono riservati la prognosi. Sembra che il tifoso, ubriaco, si sia rifiutato di sottoporsi all’identificazione nello stadio e, una volta accompagnato al posto di polizia, abbia dato in escandescenze contro due agenti. A seguito della colluttazione, sarebbe rimasto ferito. L’episodio, stando a quanto riferitoci dalla Questura di Milano, sarebbe avvenuto ieri intorno alle 20,15 al varco 9 dello stadio di San Siro. Le condizioni dell’uomo, 39enne, sono gravi. Trasportato con un codice rosso al Policlinico, il tifoso è arrivato in stato di semi-incoscienza. I medici, dopo averlo sottoposto a tutti gli accertamenti del caso, avrebbero riferito di un trauma cranico importante. La valutazione sul suo quadro clinico è ancora in corso, servono altri accertamenti diagnostici. Serve altro tempo. Per ora la prognosi è riservata. Intanto, dalla Questura del capoluogo si sta lavorando per ricostruire quei concitati momenti e risalire alla dinamica. Come detto, si è parlato dell’uomo come di un tifoso in preda ai fumi dell’alcol, che rifiutatosi di dare i documenti agli agenti nei controlli di routine al cancello dello stadio, avrebbe opposto resistenza al controllo. Sarebbe stato accompagnato al posto di polizia, dove la situazione sarebbe degenerata. Condizionali d’obbligo, in una vicenda ancora da chiarire. Al posto di polizia, il tifoso avrebbe dato in escandescenze e sarebbe caduto a terra assieme all’agente che lo stava trattenendo. Un collega sarebbe intervenuto per bloccarlo, da qui ne sarebbe nata la colluttazione. Entrambi, poliziotto ed esagitato, sarebbero caduti a terra ma ad avere la peggio è stato il tifoso, che cadendo malamente ha battuto la testa. Anche se le sue condizioni sono state giudicate gravi, sembra che non sia in pericolo di vita. Trasportato dal 118 in ospedale, ora il tifoso – ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Neurorianimazione – è in stato di fermo. La sua stanza è piantonata dalla polizia.

TALITA FREZZI

D: Che significa essere in stato di fermo? Che differenza c’è tra fermo e arresto? Quando si procede all’uno e quando all’altro?

R: Per procedere all’arresto o al fermo debbono sussistere alcuni precisi presupposti. In particolare per l’arresto necessitano la natura del reato quale delitto non colposo, lo stato di flagranza (che si verifica quando un soggetto viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero, subito dopo il reato, viene inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima) e la gravità del fatto (punibilità in astratto nel minimo con almeno 5 anni di reclusione e nel massimo con almeno 20 anni o ergastolo). Per il fermo, invece, necessitano la natura del reato che deve essere un delitto anche colposo, la gravità dello stesso desumibile dalla sanzione (reclusione pari, nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6 anni oppure ergastolo) o dal tipo di reato (delitti concernenti armi da guerra o esplosivi), il pericolo di fuga derivante anche dall’impossibilità di identificare l’indiziato. Non serve dunque lo stato di flagranza.
Il fermo viene in alternativa disposto d’urgenza dagli agenti di P.G. prima che il PM abbia assunto la direzione delle indagini, subito dopo i fatti, oppure, come in questo caso, con decreto emesso dal PM a cui materialmente daranno esecuzione le forze di polizia. Nel primo caso va convalidato dal PM entro 48 ore. In questo caso poi il fermo viene disposto nei confronti di soggetto ricoverato in ospedale, che pertanto verrà piantonato dalla polizia all’interno della struttura sanitaria.

D: Di cosa è accusato il tifoso?

R: Di resistenza a pubblico ufficiale. E’ un reato che punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio mentre compie un atto d’ufficio o di servizio. In questo caso potrebbero ricorrere delle aggravanti quali la violenza o minaccia commessa  con armi o da persona travisata o da più persone riunite o mediante il lancio o l’utilizzo di corpi contundenti o altro oggetti atti ad offendere in modo da creare un  pericolo per l’incolumità delle persone.

AVV.TOMMASO ROSSI

 

 

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