Insulti e minacce a una tredicenne, bulli denunciati a Rimini

RIMINI, 3 DICEMBRE ’12 – E’ una storia di bullismo quella che arriva da Rimini, consumatasi all’inizio di settembre ma venuta a galla solo in questi giorni, e che vede protagonisti giovanissimi. Tutto ha inizio in un fast food di un centro commerciale di Rimini dove una ragazza di 13 anni avrebbe chiesto ad un gruppo di giovani seduti ad un altro tavolo se volevano finire il suo frappè. Il gruppetto avrebbe risposto di no e giudicato improprio lo sguardo che la ragazza avrebbe fatto in seguito al rifiuto e così sarebbero cominciate le minacce, gli insulti, la violenza. Alla 13enne sarebbe stato rovesciato il frappè in testa, sarebbe stata costretta a mettersi in ginocchio e poi schiaffi, spunti, le botte in testa con un casco e ancora un’altra bibita in testa. Qualcuno tra i bulli, quattro ragazze e un ragazzi per lo più italiani tutti tra i 13 e i 16 anni, avrebbe anche cercato di riprendere la vessazione con un telefonino. La ragazza sarebbe stata aiutata dalle amiche a nascondersi in bagno dove è svenuta. Ad assistere alla scena anche una signora che ha contattato la vigilanza del negozio. La 13enne sarebbe, quindi, stata accompagnata in ospedale dove i medici le hanno dato una prognosi di 7 giorni. I bulletti non avrebbero precedenti penali, solo qualcuno di loro sarebbe seguito dai servizi sociali. Le accuse, a vario titolo, sono lesioni in concorso aggravate da futili motivi, minacce e molestie, ingiurie, omissione di soccorso e violenza privata.

ELEONORA DOTTORI

D:La legislazione dei minorenni come interviene in questi casi?

R:Innanzi tutto, trattandosi di ragazzini di terza media, bisogna vedere se hanno compiuto o meno i 14 anni, Infatti il nostro ordinamento, per espressa  previsione dell’art 97 del codice penale, considera non imputabile chi al momento in cui ha commesso il fatto non aveva compiuto 14 anni.; qualora però il fatto commesso da un minore degli ani 14 sia preveduto dalla legge come delitto e il minore risulta pericoloso, il Giudice può ordinare, tenendo contro della gravità del fatto e della condizioni morali della famiglia in cui è vissuto, che il minore sia posto in libertà vigilata o affidato a delle comunità di collocamento ove  ci sono dettate specifiche prescrizioni inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad altre attività utili per l’educazione.
Le stesse previsioni si applicano al minore che al momento del fatto aveva compiuto 14 anni ma non ancora 18 ed è riconosciuto non imputabile.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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