ANCONA, 26 MAGGIO 2012-Si è tenuto ieri presso la Facoltà di Economia di Ancona un importante incontro-dibattito dal titolo “Carcere e diritti: voci di un mondo silenzioso”, patrocinato dalla Camera penale di Ancona, dall’Ordine degli Avvocati di Ancona e dal Comune di Ancona. Sono intervenuti l’avv. Giampiero Paoli (Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Ancona), Avv. Franco Argentati (Presidente Camera Penale di Ancona), On. Avv. Mario Cavallaro (Deputato della Commissione Giustizia della Camera), Dott.ssa Anna Bello (Presidente Tribunale Sorveglianza di Ancona), Dott.ssa Santa Lebboroni (Direttrice casa circondariale di Montacuto), Dott.ssa Stefania Lanternari (referente Garante dei detenuti Marche) Avv. Fabio Anselmo (legale famiglia Cucchi e Aldrovandi), Ilaria Cucchi (sorella di Stefano Cucchi), Avv. Samuele Animali (Presidente Antigone Marche), Giancarlo Trapanese (giornalista Rai), Prof. Vito Minoia (docente di teatro e animazione all’Università di Urbino), Teresa Valiani (Dir. “Io e Caino” periodico d’informazione del carcere di Ascoli Piceno) e un detenuto in regime di detenzione domiciliare dopo un lungo percorso detentivo.
L’incontro è stato moderato dall’Avv. Valentina Copparoni e dall’Avv. Tommaso Rossi. Quest’ultimo ha aperto il pomeriggio specificando che lo scopo dell’incontro, era quello di far capire che cosa succedesse dentro un carcere, chiarire quale funzione questo dovrebbe svolgere ma soprattutto riflettere su quanto l’esperienza della detenzione incida sul tipo di persona che può diventare un detenuto al momento del ritorno nella società.
Importante l’intervento della direttrice del carcere di Montacuto Dott.ssa Santa Lebboroni che ha voluto precisare come la visione che si ha di Montacuto sia più grave di quanto effettivamente essa sia. Nonostante i tagli dei fondi da parte dello Stato, la direttrice ha sottolineato la capacità da parte sua e dei suoi collaboratori di organizzare tutta una serie di attività all’interno del penitenziario anconetano: corso di radiofonia organizzato dal Rotary di Osimo, corso di giornalismo, corsi di ginnastica organizzati dal Coni, corso di informatica, partite di calcio e pallavolo. La Dott.ssa Lebboroni ha dunque voluto rassicurare la cittadinanza precisando che, al di là di ciò che è successo recentemente, nel carcere non vi è assolutamente il clima che si descrive sui giornali e che non vi sono mai state tensioni tra detenuti e guardie carcerarie.
Parole importanti sono state anche quelle del giornalista Giancarlo Trapanese che ha descritto l’esperienza del suo libro “Madre vendetta” che parla di due madri piene di rabbia, una che ha visto uccidere la propria figlia, un’altra che ha visto incarcerare ingiustamente il proprio figlio. Parlando di ciò, ha riflettuto su una giustizia che, per sconfiggere quella rabbia deve basarsi sull’equità della pena che sta nel rapporto tra una giusta pena rispetto al reato e la dignità della stessa.
L’attenzione del pubblico è stata poi particolarmente attirata dalla testimonianza di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi. La Cucchi ha descritto il dolore con cui la propria famiglia ha vissuto la tragedia della morte di Stefano, delle condizioni in cui era ridotto il corpo di suo fratello quando lei ed i suoi genitori hanno potuto vederlo, già cadavere, all’arrivo in ospedale. Il tormento di Ilaria Cucchi, che ancora riecheggia nella sua voce rotta ma decisa, è il fatto che il fratello possa aver passato giorni di dolore all’interno del carcere da solo, senza che potesse avere anche solo il sostegno della famiglia, perché a questa è stato impedito tutto ciò: “mi chiedo – ha detto la Cucchi – chi può arrancarsi il diritto di decidere che i miei genitori, che mi madre, non doveva avere la possibilità di sapere che suo figlio si stava spegnendo e non l’avrebbe mai più rivisto?”.
L’Avv. Anselmo ha voluto invece sottolineare la difficoltà dei processi come quello per la morte di Stefano Cucchi in cui quest’ultimo più che vittima è stato spesso considerato come “colpevole” perché tossicodipendente, processi in cui le istituzioni spesso si stringono a difesa degli imputati in un cerchio “protettivo” molto forte che rende le indagini e la ricerca della verità molto difficile.
Molti presenti hanno atteso l’intervento finale dell’On. Mario Cavallaro che, basandosi sulla sua esperienza di avvocato e membro della Commissione Giustizia della Camera, ha spiegato che il sovraffollamento è in parte dovuto ad una legislazione “produttiva della popolazione carceraria” e che servono misure alternative alla detenzione in riferimento ad alcuni reati. Ha inoltre parlato dei detenuti tossicodipendenti che sono parecchi: “sappiamo tutti che la detenzione di chi fa uso di stupefacenti, non fa altro che far entrare questi nelle carceri, creando l’ennesimo mercato parallelo.”
L’iniziativa ha visto anche la lettura di poesie e lettere di carcerati, la riproduzione di video che hanno riportato testimonianze di detenuti cimentatisi in creazioni artistiche come il teatro, la pittura e la poesia. Altro momento molto forte ed intenso è stato quello in cui ha parlato un ex collaboratore di giustizia: nascosto dietro un separé per non essere riconosciuto, ha chiesto perdono per quelle che lui stesso ha chiamato “nefandezze” e ha ringraziato lo Stato Italiano per avergli dato una seconda possibilità nella vita.
STEFANO PAGLIARINI


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