Incidente del volo Rio-Parigi del giugno 2009: errore umano e problemi tecnici

PARIGI, 6 LUGLIO ’12 – A distanza di tre anni dall’incidente aereo del volo Air France Rio de Janeiro-Parigi arrivano alcuni chiarimenti sul disastro che è costato la vita a 228 persone. È l’ufficio francese per la sicurezza dell’aviazione civile (Bea) a chiarire che il disastro è attribuibile sia a cause umane che tecniche. In primis ad aver provocato il disastro sarebbero stati i sensori di velocità dell’Airbus A330, che non avrebbero funzionato a dovere. Oltre a ciò, secondo la commissione d’inchiesta, l’equipaggio era fuori controllo e non sarebbe stato in grado di applicare le manovre necessarie in caso di un guasto tecnico. Problemi tecnici quindi e responsabilità umane visto che i piloti non avrebbero adottato le misure richieste dal caso. La Bea nel rapporto avrebbe specificato in più occasioni la necessità di specializzare i piloti a situazioni come quella in questione, quando il volo dell’Air France sparì sopra l’Oceano Atlantico. Prediligere un addestramento per il volo automatico penalizzando quello manuale sarebbe stata la terza causa del disastro. L’incidente aereo avvenne nella notte tra  il 1 e il 2 giugno del 2009, ma il relitto dell’Airbus venne ritrovato dopo due anni e grazie all’ausilio di costosissimi robot sottomarini. I familiari delle vittime costituiti in associazione sono stati informati dei risultati dell’inchiesta. Air France e Airbus dovranno rispondere di disastro colposo e procurata strage. La Bea aveva già sottolineato le responsabilità dei copiloti Air France sottolineando non solo un comportamento inadeguato ma anche la commissione di errori elementari, e anche quando il capitano è tornato in cabina la situazione non è migliorata. L’aereo non è riuscito a riprendere quota piombando da 12mila metri di altezza nell’oceano. La ricostruzione della Bea sembrerebbe simile alla relazione d’inchiesta che verrà presentata nel prossimi giorni. Air France, che dopo l’incidente si è rimpallata le responsabilità con Airbus, difende l’operato dei suoi piloti che non sarebbero riusciti a riportare l’aereo in quota perché gli strumenti non andavano.

ELEONORA DOTTORI

D: Disastro colposo, di cosa si tratta?

R: L’art. 428 del nostro codice penale punisce il naufragio, sommersione o disastro aviatorio per cui chiunque cagiona il naufragio o la sommersione di una nave o di un altro edificio natante, ovvero la caduta di un aeromobile  di altrui proprietà, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni. La pena è della reclusione da cinque a quindici anni se il fatto è commesso distruggendo, rimuovendo o facendo mancare le lanterne o altri segnali, ovvero adoperando falsi segnali o altri mezzi fraudolenti. Medesima disciplina  si applica anche a chi cagiona il naufragio o la sommersione di una nave o di un altro edificio natante, ovvero la caduta di un aeromobile, di sua proprietà, se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica .

AVV.VALENTINA COPPARONI

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