Inchiesta Mafia-Stato: indagato l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino

PALERMO, 11 GIUGNO ’12- Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno (‘92-‘94, sotto il Governo Ciampi e Amato), risulta coinvolto nell’inchiesta della Procura di Palermo sulla cosiddetta «trattativa» tra Stato e mafia con l’accusa di “falsa testimonianza”. Da quanto dicono gli inquirenti, Mancino “sapeva” della trattativa.
La Trattativa Mafia-Stato. La presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra su cui è incentrata l’inchiestasarebbe una negoziazione avvenuta a seguito della stagione delle Bombe del ’92 e ’93 tra lo stato e la mafia per giungere ad un accordoche avrebbe previsto la fine della stagione stragista in cambio di un’attenuazione delle pene detentive del circuito del 41 bis. Secondo la famosa sentenza del processo Tagliava “l’iniziativa per la trattativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia” . Tuttavia, ad oggi (2012), tale negoziazione non è stata definitivamente e chiaramente dimostrata.

L’indagine su Mancino. L’ex Ministro dell’Interno (‘92-‘94) risulta indagato dalla Procura siciliana insieme ad altre 8 persone tra cui gli ufficiali dei carabinieri, Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni,Marcello Dell’Utri, Calogero Mannino e i vertici della cupola Riina, Provenzano e Nino Cinà. I capi d’accusa sarebbero reati gravissimi che vanno dal favoreggiamento aggravato, al concorso nella violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo e giudiziario fino al concorso in associazione mafiosa. Ciò che sospettano i pm siciliani riguardo al coinvolgimento di Mancino nella trattativa, è che egli, insediatosi al Viminale il primo luglio 1992 fosse a conoscenza la trattativa che prevedeva di cedere al ricatto di Cosa Nostra in cambio della rinuncia al progetto terroristico di realizzare attentati contro altri uomini politici. Secondo gli inquirenti, Mancino potrebbe conoscere aspetti ulteriori sul tale ricatto posto in essere della Mafia nei confronti dello Stato: infatti, dopo il primo interrogatorio, avvenuto il 24 febbraio scorso a Palermo, i magistrati Nino Di Matteo e Antonio Ingroia dissero che «qualcuno all’interno delle istituzioni mente» , anche se in aula Mancino, depositando come teste, disse di non aver «mai avuto conoscenza di una trattativa dello Stato con la mafia». Tuttavia, nell’ultima udienza Mancino ha ammesso di essere stato, sebbene indirettamente, informato della trattativa, dichiarando: “non so della decisione di non prorogare i 41bis né mi risulta che il capo della Polizia Parisi era favorevole a questa ipotesi”.

La difesa di Mancino. Mancino risponde alle accuse con queste parole: «Da me nessuna falsa testimonianza. Non mi sorprende la notizia della mia iscrizione nel registro degli indagati. Il teorema che lo Stato, e non pezzi o uomini dello Stato, abbia trattato con la mafia è vecchio di almeno venti anni ma non c’è ancora straccio di prova che possa confortarlo di solidi argomenti. Per quanto mi riguarda, sono stato ministro dell’Interno e ho difeso lo Stato dagli attacchi della mafia, che ho combattuto con fermezza e determinazione. Secondo notizie riportate da alcuni quotidiani, sarei stato iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza. Proverò la mia lealtà nei confronti delle istituzioni e della stessa magistratura, come dimostrerò la mia estraneità a qualsiasi altra ipotesi penalmente rilevante, e smentirò la fantasiosa e burocratica ricostruzione secondo cui, al fine di evitare le stragi, sarebbe stato opportuno cambiare ministro». Infine, aggiunge «Dimenticando che chi aveva assunto la responsabilità di titolare dell’Interno era ed è quel parlamentare, il senatore Mancino, che da capogruppo della Dc a Palazzo Madama presentò come primo firmatario un disegno di legge, poi divenuto legge, che avrebbe salvato, come salvò, da imminente prescrizione il maxiprocesso di Palermo. Il mio nome è stato speso per vendicarsi delle scelte di grande rigore che ho fatto».

CLARISSA MARACCI

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