Inchiesta Lavitola-De Gregorio: sequestrati beni per 9 milioni di euro

NAPOLI, 12 LUGLIO ’12 – C’è anche un castello tra i beni immobili sequestrati dalla Guardia di Finanza di Napoli riconducibili a Walter Lavitola e al senatore Sergio De Gregorio. Le fiamme gialle, su ordine del Gip del Tribunale di Napoli, stanno eseguendo un sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca, di beni immobili e partecipazioni societarie per circa 9 milioni di euro. L’operazione rientra nell’inchiesta che vede coinvolti proprio Lavitola e De Gregorio circa la riscossione indebita dal Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio di 23milioni di euro che sarebbero stati incassati tramite la International Press, cioè la società editrice de “L’Avanti!”, il giornale diretto dal faccendiere salernitano. Tra i beni sequestrati figurano un appartamento a Roma, una villa a Positano, conti correnti, quote societarie e un castello in provincia di Viterbo. Stando ai legali di Lavitola l’appartamento sarebbe di proprietà della moglie dell’ex direttore de “L’Avanti!” che lo avrebbe acquistato prima del matrimonio, mentre il castello e la villa sarebbero riconducibili ad una società che, stando al legale, il faccendiere avrebbe lasciato da tempo. Per quanto riguarda De Gregorio invece al momento non risulta notificato alcun decreto, sembra che i pm vogliano approfondire la procedura poiché l’indagato è un parlamentare.

ELEONORA DOTTORI

D: Che differenza c’è tra sequestro e confisca?

R: Il sequestro è una “tappa” necessaria che poi può portare alla confisca.

Il nostro ordinamento penale prevede varie tipologie di sequestri a seconda della loro natura e finalità. In particolare con funzioni probatorie,  il c.d. sequestro probatorio,  disposto dall’Autorità Giudiziaria al fine di ricercare elementi di prova e di accertare i fatti. Con funzioni cautelari, invece, sono previsti il sequestro preventivo e conservativo: il primo serve ad impedire l’ulteriore consumazione dello stesso o altro reato o la prosecuzione delle illecite conseguenze (ha per oggetto ad es. le cose che sono servite a commette il reato). Il secondo è finalizzato ad assicurare il pagamento delle pene pecuniarie e del risarcimento dei danni derivanti dal reato (ha per oggetto beni mobili, immobili, crediti etc).  Il sequestro preventivo che in alcuni casi è obbligatorio può convertirsi in quello probatorio, in quello conservativo oppure essere sostituito con la confisca che comporta la definitiva acquisizione del bene da parte dello Stato.

D: Cos’è un sequestro preventivo per equivalente?

R: L’articolo 321 del nostro codice penale di rito prevede la possibilità per l’Autorità Giudiziaria di sottoporre a sequestro preventivo (cioè durante le indagini preliminari) le  risorse frutto dei reati a condizione di provare una connessione tra i beni da assoggettare alla misura cautelare ed il reato stesso. Per rendere più efficace l’applicazione della misura cautelare è intervenuta la  legge n°146/2006 art.11 che ha previsto anche per i reati tributari la possibilità della confisca e del sequestro preventivo “per equivalente” (art. 322ter codice penale) per cui  qualora non sia possibile individuare i beni che costituiscono il prodotto/profitto/prezzo del reato, il Giudice può disporre il sequestro – e successivamente la confisca – di altri beni o utilità di cui il reo abbia la disponibilità anche per interposta persona, per un valore corrispondente.

D: Perché tante accortezze nei confronti di De Gregorio?

R: Nel nostro sistema costituzionali sono previste una serie di tutele nei confronti dei parlamentari.Ad esempio nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio non operano le c.d. guarentigie che sono  una serie di garanzie previste dalla Costituzione per assicurare l’assoluta indipendenza degli organi costituzionali.
Quelle parlamentari sonouna serie di “privilegi”, di tutele giuridiche,  sociali ed economiche riservate ai deputati e ai  senatori  dagli artt. 68 e 69 della nostra Costituzione.
In particolare l’art. 68 (come modificato dalle legge costituzionale n. 3 del 1993) prevede che senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun parlamentare può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale e mantenuto in detenzione (tranne, come detto, nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio). Anche per la sottoposizione dei membri del Parlamento ad intercettazioni in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni o a sequestro di corrispondenza è necessaria l’autorizzazione della Camera del Parlamento cui appartiene. Tale particolare trattamento riservato ai parlamentari è giustificato, o meglio lo era nelle intenzioni originarie dell’assemblea costituente, dalle funzioni di rilievo costituzionale dagli stessi esercitate e dalla paura che le stesse potessero essere in qualche modo limitate.
L’art. 69 stabilisce invece che i membri del Parlamento  ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

AVV. TOMMASO ROSSI

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