Inchiesta Fonsai: entra in gioco l’ad di Mediobanca

MILANO 3 AGOSTO 2012 – Anche l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, è finito nel ciclone dell’inchiesta Premafin e Fonsai, per aver ostacolato le autorità di vigilanza. Reato che sarebbe stato commesso in concorso con Ligresti, protagonista dell’inchiesta. Nagel è stato sentito dal pm di Milano, Luigi Orsi, per circa 6 ore, sul presunto accordo segreto raggiunto con Ligresti sulla fusione del Gruppo Premafin e Unipol. Pur avendo evitato di rilasciare interviste, in una nota di Mediobanca, Nagel conferma “di non aver stipulato alcun accordo o patto con la famiglia Ligresti inerente l’integrazione Unipol-Premafin.” Invece, secondo le indagini, il documento sequestrato presso il legale dei Ligresti, Cristina Rossello, riporterebbe il riconoscimento di una buonuscita di 45 milioni alla famiglia Ligresti in cambio del via libera alla fusione tra il gruppo Premafin-Fonsai e il gruppo Unipol.

Sul punto, Nagel si difende chiarendo con la sua nota che il 17 Maggio “su richiesta di Jonella Ligresti, Alberto Nagel ha siglato, esclusivamente per presa di conoscenza, la fotocopia di un foglio di carta dalla stessa manoscritto che riportava un elenco di desiderata della famiglia Ligresti. Richieste in parte note e non destinate a Mediobanca, che non è parte di alcun accordo con la famiglia in questione, né quindi impegnative per l’Istituto. Elenco che, tenuto conto anche della risposta della CONSOB al quesito di Unipol del 24 maggio 2012, non si è mai tradotto in alcuna ipotesi di accordo con Mediobanca, Unicredit o Unipol GruppoFinanziario”.

Inchiesta Fonsai – Il reato per cui Ligresti è indagato da mesi, in concorso con Giancarlo de Filippo, è quello di “aggiotaggio” in relazione alla holding Premafin, controllata da società riconducibili alla sua famiglia e quotata nella Borsa Italiana. Secondo le indagini, il valore del titolo Premafin sarebbe stato oggetto di manipolazione per il tramite delle partecipazioni detenute da enti controllati da due società fiduciarie con sede alle Bahamas (The Heritage Trust e The Ever Green Security Trust), provocandone una sensibile alterazione del prezzo delle azioni. In sostanza, le due fiduciarie avrebbero acquistato le azioni Premafin per sostenere il titolo in Borsa. ( Per approfondire http://www.fattodiritto.it/inchiesta-fonsai-salvatore-ligresti-indagato-per-aggiotaggio/ )

 CLARISSA MARACCI 

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