In vigore il nuovo redditometro: la presunzione è padrona.

7 GENNAIO ’13, ROMA – C’è da scommettere che la quasi totalità dei lettori stia conservando in un recondito cassetto o in fondo a qualche scatola persa nei meandri della propria abitazione tutti gli scontrini fiscali, oltre a ricevute e fatture, dal 2009 ad oggi. È tipico di ogni cittadino: chi ha mai lontanamente pensato di gettare quel pezzo di carta, che la gentile commessa ha consegnato dopo aver battuto cassa per il pagamento del pezzo di pizza con lattina di coca-cola, nel primo cestino disponibile? Ebbene, tutta questa accortezza potrebbe risultare vana. Infatti, non è detto che conservare ricevute, scontrini e fatture sarà sufficiente a convincere il Fisco che il tenore di vita corrisponde a quello che si è dichiarato.  Il nuovo redditometro, che si applicherà a partire dai redditi del 2009, sulla documentazione delle spese sostenute potrà far prevalere una semplice media dell’Istat: una presunzione.

Questo “redditometro presentuoso” varrà per  26 beni su 56 presi in considerazione dal nuovo strumento di accertamento (si veda la tabella su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2013/01/06/pop_voce-per-voce.shtml ) e funzionerà così: il Fisco, in fase di prima verifica, metterà a confronto la spesa sostenuta dal contribuente, e nota all’Agenzia delle Entrate, con quella media calcolata dall’Istat per quella tipologia familiare, tra le 11 tratteggiate, cui appartiene il contribuente. Tra questi due valori, il Fisco assumerà per buono il più alto: ciò vuol dire che se la spesa sostenuta dal contribuente è inferiore a quella media calcolata dall’Istat, la posizione del cittadino risulterà sospetta.

Le tipologie familiari di cui si parla sono 11 per 5 aree geografiche (Nord Est, Nord Ovest, Centro, Sud e Isole) e sono 3 per i single (meno di 35 anni, tra 35 e 64 anni, più di 65 anni); 3 per le coppie senza figli (meno di 35 anni, tra 35 e 64 anni, più di 65 anni); 3 per le coppie con figli (uno, due o tre figli); a queste si aggiungono la categoria del monogenitore e le “altre tipologie”.

Facciamo degli esempi concreti: un contribuente proprietario di un’imbarcazione a motore per la quale, tra manutenzione ed ormeggio, paga 6 mila euro all’anno tra manutenzione ed ormeggio, come risulta dalle relative ricevute o dall’ Anagrafe tributaria. Al momento della verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, questa andrebbe a controllare sulle tabelle Istat la spesa media per l’imbarcazione di quel tipo e, tra i due valori, imputerebbe quello maggiore al contribuente.

Tra i beni per la cui spesa prevale il valore maggiore tra quello risultante dai dati disponibili e la media Istat, c’è, per quanto riguarda la categoria “abitazione”, il fitto figurativo (la stima di quanto costerebbe l’affitto del posto in cui si vive); ci sono le spese per l’acqua, la manutenzione ordinaria e il riscaldamento centralizzato, che terranno conto del tipo di famiglia e del tipo di immobile; ci sono gli elettrodomestici e gli arredi, la biancheria, i detersivi, le pentole, la lavanderia e le riparazioni, medicinali e visite mediche. Venendo ai trasporti, le presunzioni sono applicabili a pezzi di ricambio, lubrificanti, carburanti e riparazioni di motocicli, auto, aeromobili e natanti, con criteri specifici per ciascuna categoria. La voce “comunicazioni” comprende telefoni e abbonamenti, mentre quella dell’ “istruzione” concerne libri, tasse, rette e simili.

Ma anche il tempo libero sarà soggetto a parametri Istat: giocattoli, radio, tv, pc, dischi, lotto, piante, fiori, etc. Anche per i cavalli e gli animali domestici si terrà conto del numero dei giorni di possesso. Uno pensa: “vabè, dal barbiere starò tranquillo”, e invece no. Tra i servizi, infatti, figurano il barbiere, il parrucchiere, i prodotti per la cura della persona e si aggiungono l’argenteria e la gioielleria, le borse, le valigie, gli onorari professionali pagati, e poi gli alberghi, i viaggi e i pasti consumati fuori casa. Si tratta proprio di tutti quei beni e servizi per cui si conservano le ricevute fiscali o equivalenti!

Si badi bene che il possesso di quel documento potrà servire: se il conteggio fatto sulla media Istat in prima istanza dovesse risultare incongruo per almeno un quinto con le spese del contribuente, l’Agenzi delle Entrate chiederà spiegazioni. In questa sede, allora, il contribuente dovrà produrre tutta la documentazione per convincere il Fisco. Nel caso di fallimento, si passerà alla fase successiva del contraddittorio, che si concluderà o con un accordo o con l’avvio di un accertamento vero e proprio.

È del tutto evidente che i vantaggi di questa operazione sono tutti dalla parte del Fisco. Infatti, come spiega Enrico Zanetti, direttore del centro studi Eutekne, per l’Agenzia delle Entrate “significa poter utilizzare questo strumento anche su chi fino a ieri sfuggiva totalmente all’anagrafe tributaria: insomma, se costui fino a ieri per i 26 beni per cui vale la presunzione indicava una spesa zero, oggi il Fisco gli contrappone un valore medio e ne desume un reddito minimo presunto”, mentre per il contribuente non c’è nessun beneficio: “in un Paese che non ha applicato il quoziente familiare (strumento che consente di dividere il reddito per il numero dei componenti della famiglia: ad es. in una famiglia che dichiara 30 mila euro all’anno, dove lavorano due persone, si pagherebbero tasse come se ci fossero due redditi da 15 mila euro ciascuno, ndr)  per salvaguardare i nuclei più ampi, utilizzare un meccanismo di presunzione fino a prova contraria mi pare francamente aberrante”.

Che dire? Conservate gli scontrini!

MOSE’ TINTI

 

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