In dirittura di arrivo la legge sull’incandidabilità dei condannati

ROMA, 5 NOVEMBRE 2012 – La delega legislativa, contenuta nel ddl corruzione approvato definitivamente pochi giorni fa, prevede che il Governo si occupi di regolamentare entro un anno la legge riguardante l’incandidabilità dei condannati.
Il Ministro della Giustizia Severino aveva garantito che, data l’incombenza delle nuove elezioni, il Governo avrebbe accelerato sul punto e, al massimo nel giro di un mese, la legge sull’incandidabilità sarebbe stata pronta.
Pare che si stia lavorando seriamente perché questa promessa venga mantenuta. Infatti, il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha già pronta la bozza della nuova legge, composta da una decina di articoli ed in settimana (molto probabilmente già domani) dovrebbe esserci un incontro con i Ministri Severino e Patroni Griffi (Pubblica Amministrazione e Semplificazione) per chiudere le maglie del documento, che in questo momento appaiono ancora piuttosto larghe e permissive.

Prima di passare al contenuto della bozza, è bene fare il punto su quella che dovrebbe essere la tempistica per l’approvazione della legge. L’obiettivo del Ministro Cancellieri è quello di arrivare entro 15 giorni al varo del Consiglio dei Ministri. Dopo ciò, la procedura per la legge delega prevede il controllo del Parlamento e del Senato, che dovranno emanare un parere sulla stessa. I tempi di lavoro delle commissioni possono variare, ma, considerato l’obiettivo del Governo di chiudere l’iter in tempo per le elezioni (non per quelle politiche di marzo 2013, ma per quelle regionali di gennaio, che riguarderanno Molise, Lazio e Lombardia) ed il recente appello del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha sollecitato una riscossa morale della politica dopo gli ultimi scandali, sarebbe davvero imbarazzante e deprecabile un ritardo.

Teoricamente, però, anche in questo denegato caso potrebbero esserci due correttivi. Il primo è quello che fa appello al buon senso dei partiti, i quali sono abituati a presentare le liste dei candidati con largo anticipo rispetto alla data fissata per le urne, anche più di 45 giorni prima del voto. Nella malaugurata ipotesi che fosse ancora pendente il procedimento legislativo per l’approvazione della legge, i partiti potrebbero fare self-cleaning, ossia fare pulizia da soli e evitare di inserire nelle liste personaggi condannati o a rischio. Certo che se si dovesse guardare ai comportamenti tenuti sinora, alcune perplessità sulla capacità di self-cleaning sorgono… Tuttavia, c’è un secondo correttivo, che sarebbe meglio chiamare deterrente, il quale assicurerebbe l’applicazione di questa legge fin dalle prossime elezioni regionali del nuovo anno: anche se il Governo non dovesse aver completato l’iter di approvazione, in caso di condanna successiva all’elezione, l’incarico decadrebbe, con una sorte di efficacia retroattiva della norma. Di certo, quest’ultima ipotesi garantirebbe maggiormente una più accurata pulizia, senza scomodare troppo il senso civico ed etico dei partiti.

Ulteriormente, sempre prima della fine della legislatura, il governo sarebbe intenzionato a emanare anche nuove norme sulla trasparenza e le incompatibilità degli incarichi dirigenziali (ad es., chi ha avuto ruoli nelle amministrazioni locali, come un assessore comunale, non potrà assumere incarichi dirigenziali nello stesso ente pubblico).

Venendo al contenuto della legge delega, i paletti apposti vietano la candidatura a chi ha condanne definitive superiori a due anni per reati di grave allarme sociale (furto, rapina, mafia, corruzione, etc.) e contro la pubblica amministrazione, ma sono in corso delle modifiche significative. Bruno Frattasi, capo della segreteria del Ministero dell’Interno, ha detto che ai fini della incandidabilità lo schema studiato equipara il patteggiamento alla condanna definitiva.

Un punto ancora controverso riguarda la durata dell’incandidabilità, la sua temporaneità. Sì, perché a quanto pare l’incandidabilità ha una scadenza. Questo vuol dire che il soggetto incandidabile non lo sarà per sempre: se il giudice non ha inflitto al condannato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, significa che lo stesso prima o poi tornerà candidabile. Il decreto legislativo chiarirà quando (si ritiene che la minima durata sia almeno quella di una legislatura). Inoltre, anche i condannati riabilitati (vale a dire, quelli che, dopo l’esecuzione della pena, hanno dato prove effettive e costanti di buona condotta per un periodo che varia dai 3 ai 10 anni) potranno essere ricandidati. Molto probabilmente questi due punti faranno riflettere e susciteranno non poco scontento tra i cittadini.

Non è finita qui: prima si è parlato di maglie larghe della delega e di sicuro sono maglie troppo larghe se ad oggi permettono ai condannati per frode fiscale di presentarsi come candidati. Proprio questo sarà un altro argomento di discussione nell’ incontro tra i ministri e la riunione potrebbe, anzi dovrebbe, portare ad un ampliamento del catalogo delle situazioni ostative e all’allargamento delle fattispecie, e cioè far rientrare anche i reati fiscali tra quelli considerati di grave allarme sociale. Così facendo, la rosa dei politici non più candidabili si espanderebbe considerevolmente, con una più ampia pulizia di Parlamento e Regioni. Non solo, ma secondo alcune anticipazioni uscite oggi nei giornali, l’ incandidabilità riguarderà anche gli incarichi elettivi del Parlamento Europeo, consigli comunali, comunità montane, consorzi locali, nonché aziende pubbliche nella selezione dei profili manageriali e politici da inserire negli consigli di amministrazione.

La vera portata di questa legge si vedrà nel momento della sua stesura definitiva, quando davvero si misurerà l’asticella posta dal Governo tecnico all’esclusione dei condannati.

La cosa più incredibile di tutte è che questa è una legge davvero necessaria in Italia perché nel Parlamento c’è un tumore grande 21 condannati definitivi e 125 indagati o condannati in primo e secondo grado. Che ci stanno a fare?

MOSE’ TINTI

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