Il Vecchio Faro di Ancona, una storia funestata da guerre e calamità

(di Luigi Burchiani) - Il cosiddetto Faro Vecchio ottocentesco domina da oltre un secolo e mezzo, come una vedetta, la distesa urbana di Ancona e il suo naturale adagiarsi in forma di gomito sull’Adriatico. Già nel 1834 il canonico Luca Zazzini sostenne la necessità di costruire una torre-fanale in posizione elevata, più funzionale della Lanterna che era stata eretta nel 1774 dall’architetto Carlo Marchionni, appena subentrato al Vanvitelli nella direzione dei lavori per il potenziamento dello porto (la Lanterna era collocata sul punto terminale del nuovo molo che si protendeva nel mare per circa 300 metri oltre l’Arco-Porta Clementina). Per il cantiere del faro più moderno fu scelta la sommità del colle dei Cappuccini (quota 105 metri). Il disegno dell’edificio fu curato dallo studio di progettazione Lepante di Parigi sul modello del Faro di Civitavecchia (ad esso contemporaneo).

Nel 1859, con la benedizione di papa Pio IX, il ministro del Commercio e dei Lavori pubblici dello Stato Pontificio, mons. Camillo Amici, approvò la costruzione del faro. I lavori iniziarono l’8 aprile dello stesso anno e terminarono l’11 giugno 1860. L’inaugurazione della nuova opera fu di utilità tanto più fondamentale se si considera che appena due mesi dopo, il 28 settembre, la Lanterna del porto fu investita e quasi completamente distrutta dalla violentissima esplosione della vicina polveriera, a sua volta colpita dalle navi piemontesi che assediavano la città dal mare. Tre giorni più tardi il re Vittorio Emanuele II fece il suo trionfale ingresso ad Ancona, e il 4 e 5 novembre il plebiscito ratificò l’annessione delle province marchigiane al nuovo stato unitario italiano. Il Faro dei Cappuccini fu dunque l’ultima opera pubblica compiuta nel capoluogo regionale sotto l’amministrazione pontificia. Alta circa 20 metri, sostenuta da una base rettangolare, la torre in mattoni è dotata di una scala a chiocciola in pietra d’Istria che conduce fino al terrazzo sommitale di forma anulare, avvolgendosi intorno al pozzo cilindrico del peso-motore. Nel sistema di illuminazione si utilizzavano le lenti di Fresnel. Il segnale era formato da un lampo bianco ogni 45 secondi, ogni lampo era preceduto da quattro secondi di luce più tenue.

Il Faro Vecchio non ha avuto vita facile. Fu infatti bersagliato dalla flotta austro-ungarica durante la prima guerra mondiale e bombardato dagli aerei alleati durante la seconda. Questi attacchi distrussero gli edifici dedicati al personale di guardia posizionati vicino, poco a nord. Mala minaccia più grave è insidiosa è stata senza dubbio quella geologica. Terremoti e smottamenti hanno funestato la zona nel corso dei decenni. Nel 1905 un cedimento del terreno interessò la parte sulla destra del terrapieno. Nel 1947 un’altra frana di grandi dimensioni colpì la zona sulla sinistra. Un ulteriore cedimento si registrò nel 1949. Il degrado in cui versò progressivamente la zona è testimoniato dalle relazioni geologiche del 1951 e del 1960.Il disfacimento dell’intero complesso era tale che nel 1965 si decise la costruzione di un nuovo faro a poca distanza dal precedente. Perduta la sua funzionalità, abbandonato a se stesso, il Faro Vecchio fu ancora una volta vittima di una calamità, il terremoto del 1972. Una scossa di tellurica ne fece crollare il muro di contenimento di sud-ovest, verso la città.

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