Il Senato vota “no” all’arresto di De Gregorio. A scrutinio segreto sono 109 i voti a favore contro 169

ROMA, 7 GIUGNO ’12 – Salvato da 169 voti contrari al suo arresto. Sergio De Gregorio, senatore del Pdl, era finito ai domiciliari dopo che un mese fa la Giunta per l’immunità aveva appoggiato proprio questa richiesta, espressa dai magistrati di Napoli che stavano lavorando all’inchiesta sui fondi pubblici che sarebbero finiti nella casse dell’Avanti, il giornale diretto da Walter Lavitola, anche lui coinvolto. Insomma, per usare un termine ben noto al vocabolario politico, si può ben dire che il voto del Senato sia stato un “ribaltone” rispetto alla condanna ai domiciliari decretata dalla Giunta delle immunità. Nella votazione, a scrutinio segreto, sono stati 169 i voti contro l’arresto, 109 quelli a favore e 16 gli astenuti. Il Pdl aveva spinto perché il voto avvenisse a scrutinio segreto, contrari invece il Pd e l’Idv mentre l’Udc ha lasciato libertà di voto in aula. Dopo il verdetto è un fuoco incrociato di accuse tra i partiti politici: nonostante ciascun partito, in sostanza, nel voto ha rispettato la posizione annunciata il Partito Democratico punta il dito contro la segretezza del voto considerandola una mossa per incoraggiare i senatori del Carroccio che, però, respingono le accuse. Da un lato quindi il Pd con Luigi Zanda e Angela Finocchiaro accusano la Lega di aver annunciato di votare a favore dell’arresto, dall’altro il Carroccio che riferisce di essersi espresso per l’arresto e sottolinea come l’esito del voto non sarebbe cambiato neppure se i 18 senatori leghisti non avessero votato. “Questa è una giungla, non è una democrazia”, sono le parole del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro.

ELEONORA DOTTORI

D: Camera e Senato si pronunciano sull’arreso di senatori e deputati. Perché i parlamentari italiani godono di questo privilegio?

R: Nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio non operano le c.d. guarentigie che sono  una serie di garanzie previste dalla Costituzione per assicurare l’assoluta indipendenza degli organi costituzionali.
Quelle parlamentari sono una serie di “privilegi”, di tutele giuridiche,  sociali ed economiche riservate ai deputati e ai  senatori  dagli artt. 68 e 69 della nostra Costituzione.
In particolare l’art. 68 (come modificato dalle legge costituzionale n. 3 del 1993) prevede che senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun parlamentare può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale e mantenuto in detenzione (tranne, come detto, nelle ipotesi di esecuzione di una condanna irrevocabile oppure di arresto in flagranza di un reato per il quale è previsto l’arresto obbligatorio). Anche per la sottoposizione dei membri del Parlamento ad intercettazioni in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni o a sequestro di corrispondenza è necessaria l’autorizzazione della Camera del Parlamento cui appartiene. Tale particolare trattamento riservato ai parlamentari è giustificato, o meglio lo era nelle intenzioni originarie dell’assemblea costituente, dalle funzioni di rilievo costituzionale dagli stessi esercitate e dalla paura che le stesse potessero essere in qualche modo limitate.
L’art. 69 stabilisce invece che i membri del Parlamento  ricevono un’indennità stabilita dalla legge.

AVV.VALENTINA COPPARONI

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