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Il referendum anticasta promosso dall’Unione Popolare è una bufala? Facciamo chiarezza

Posted by on lug 21st, 2012 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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ITALIA 21 LUGLIO 2012 – E’ uscita fuori circa un mesetto fà, via passaparola e social network, la notizia che “nei comuni italiani si può andare a votare per abolire i privilegi dei parlamentari” – in gergo tecnico, “è partita la raccolta firme per la richiesta di referendum popolare abrogativo della legge che prevede l’indennità spettante ai parlamentari”. Sacrosanta causa a dire il vero, che meriterebbe l’attenzione del nostro giornale e una firma bella marcata sulla scheda. Tuttavia, la notizia è ancora vaga, poco chiara. Idee confuse che dilagano su facebook , ritrite nei corridoi di un paese i cui cittadini sono ormai intontiti dal bombardamento mediatico sulla drammatica situazione economica, politica e finanziaria che stiamo vivendo. Questa piccola, modesta iniziativa sembrerebbe una minuscola luce che brilla in mezzo al marciume che ha coperto la politica e l’amministrazione statale, ad ogni suo livello. Vale la pena di verificare.
Chi c’è dietro questo vociare confuso e dispersivo? L’iniziativa di fatto esiste ed è partita dal partito dell’Unione Popolare. Si può consultare sul sito ufficiale del partito. Già in data 5 Luglio questo partito comunicava di aver già raggiunto quasi 200mila firme. “Abbiamo spedito i moduli a tutti i comuni italiani – spiega il segretario Di Prato – tutti i cittadini possono partecipare” questo è quanto è possibile apprendere nei giornali on line ( http://www.linkiesta.it/referendum-stipendi-parlamentari#ixzz21B1IXQo1). Tuttavia, è mancato un appello televisivo vero e proprio, una comunicazione ufficiale che rendesse partecipi tutti i cittadini della possibilità di votare. E se pochi sanno che c’è questa possibilità, ancora meno persone sono informate del fatto che devono essere raccolte 500mila firme entro la metà di agosto. Davvero strano non riuscire a raggiungere questo numero tutto sommato modesto di firme, dato il tema che tocca fortemente il sentimento condiviso di antipolitica e di volontà di “tagliare” i fondi ai salotti della politica. “Ci stanno boicottando”, denunciano dall’Unione popolare. “Poche righe sui giornali, pochissimo spazio in televisione. A darci una mano è il web: su facebook abbiamo già contattato circa 120mila cittadini”.
Perchè nessuno va a votare? Risulta davvero strano che i cittadini non si siano fiondati presso i comuni a lasciare la loro firma bella marcata sotto alla scritta che recita testualmente:
“I sottoscritti cittadini italiani richiedono referendum popolare abrogativo – ai sensi dell’art. 75 della Costituzione e in applicazione della Legge 25 maggio 1970, n.352 – sul seguente quesito: “Volete voi che sia abrogato l’art. 2 della Legge 31 ottobre 1965, n. 1261, determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento, pubblicata sulla G.U. del 20 novembre 1965, n.290?”.
I motivi che sembrano aver ostato all’affluenza che invece ci si aspettava, sono, in primis, il fatto che la petizione non è stata pubblicata dai media. Media che secondo l’Unione Popolare volevano intenzionalmente boicottare l’iniziativa. In secondo luogo, sempre stando a quanto dice l’Unione, i moduli spediti ai vari Comuni italiani tramite posta, non sarebbero mai arrivati a destinazione. Di qui sarebbero partite denunce agli stessi uffici postali che sembrerebbero complici del boicottaggio. In ultimo, c’è stata una comunicazione di Grillo su fb che dichiara “Il movimento 5 stelle non sta raccogliendo firme per il referendum anticasta perché questi referendum, allo stato attuale delle cose sono una bufala” e rimanda ad un post di Vittorio Bertola, il quale spiega “le firme raccolte in questo periodo sono nulle e inutilizzabili. Basta leggere la legge che regola i referendum”. Consultando questa legge, la 352 del 1970 effettivamente si apprende che la richiesta di referendum deve essere presentata alla Corte di Cassazione entro 3 mesi dalla data del timbro apposto sui fogli da parte del funzionario comunale competente, in questo caso dunque entro il 30 settembre 2012. Tuttavia, ciò non è possibile, a causa dell’articolo 31 il quale spiega che “non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”. Di conseguenza, risulta improbabile, se non del tutto impossibile, utilizzare le firme raccolte in questi mesi.
Alla luce di ciò, i cittadini perplessi, continuano ad essere combattuti su questa petizione e certamente l’Unione Popolare è finita al centro di diverse polemiche. Sui social network, il pubblico è diviso: i più benevoli pensano che sia stato un errore di incompetenza legale da parte del Promotore – quello di organizzare un referendum senza evidentemente leggere la legge sul referendum. I più maliziosi sospettano invece che queste firme potrebbero essere utilizzate per uno scopo diverso dalla petizione da parte dall’Unione Popolare. Chi avrà ragione?

CLARISSA MARACCI

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6 Responses for “Il referendum anticasta promosso dall’Unione Popolare è una bufala? Facciamo chiarezza”

  1. Antonio Lupoli scrive:

    io sono stato il 26 luglio 2012 a firmare ed era tutto a posto

  2. Anch'io sono andata a firmare e molti veramente molti cittadini avevano firmato prima di me.

  3. Clarissa Maracci scrive:

    L’articolo non voleva assolutamente scoraggiare i cittadini ad andare a votare ma voleva fare chiarezza sulla legge che regola il referendum (Legge 25 maggio 1970, n.352 ) la quale precisa, all’articolo 31 che “non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”.

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