ROMA, 22 NOVEMBRE 2011 – Tre imputati si trovano nel Tribunale di Velletri, in provincia di Roma, per rispondere del reato di violenza sessuale. Un fatto risalente alla notte di ferragosto 2009 trascorsa a Torvaianica. Ieri sera la sentenza di condanna per il trio accompagnato da un bel gruppo di amici e parenti tutt’altro che disposti a collaborare con la giustizia. Già perchè quello che ha caratterizzato la sentenza di ieri sera non è tanto la condanna semmai la reazione del pubblico che fin dalle prime udienze si era mostrato piuttosto intollerante. I giudici si sono dovuti rinchiudere nell’aula per sfuggire al branco e i carabinieri in servizio non sono riusciti a contenere la furia che ha portato un poco tempo alla distruzione di vetrine, porte e contenitori di rifiuti utilizzati come armi. Venti in tutto gli arrestati e tre i militari feriti che hanno dovuto richiedere l’intervento dei colleghi della polizia per sedare gli animi. Non è la prima vota che la sede giudiziaria di Velletri assiste a scene del genere e il timore che dalle risse si possa passare a situazioni ben più gravi è reale visto che proprio qui si svolgono sono iniziati i processi per associazione mafiosa contro il clan Gallace-Novella. Un anno fa il giudice e il Pm che avevano giudicato una ragazza per una rapina, legata all’attività delle cosche locali, sono stati minacciati e aggrediti in prima persona.
ELEONORA DOTTORI
D: Cosa rischiano le venti persone arrestate nel Tribunale di Velletri?
R: I reati che potrebbero essere contestati sono quelli di concorso in danneggiamento aggravato, lesioni volontarie e resistenza a pubblico ufficiale che punisce con la reclusione da 6 mesi a 5 anni chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di servizio. Qualora poi ci siano state ingiurie rivolte ai giudici in udienza anche il reato di “oltraggio a magistrato in udienza” che punisce con la reclusione fino a 3 anni chiunque offende l’onore o il prestigio di un magistrato in udienza. La pena è aumentata se è attribuito un fatto determinato e anche se il fatto è compiuto con violenza o minaccia.
D: Gli addetti ai lavori denunciano che le scarse risorse economiche a disposizione non garantiscono la sicurezza dei Tribunali. Ma quali sono le misure di sicurezza nei Tribunali?
R: Sicuramente le misure minime di sicurezza sono (o dovrebbero essere) rappresentate dai controlli all’ingresso/uscita anche attraverso l’installazione di telecamere di sorveglianza, postazioni metal detector e presenza di guardie armate addette eventualmente ad intervenire quando necessario.
Sicuramente le limitate risorse economiche che vengono messe a disposizione per la sicurezza in questi luoghi è sintomo di una sottovalutazione del problema dato che si verificano episodi sempre più frequenti di aggressioni, anche armate, all’interno dei tribunali; tali episodi dovrebbero portare a chiedersi in maniera più concreta quali misure di sicurezza dovrebbero essere disposte all’interno dei palazzi di giustizia ed in generale negli uffici giudiziari senza attendere denunce ed appelli che di solito sono conseguenti a fatti che avrebbero potuto portare ad epiloghi più tragici.
AVV.VALENTINA COPPARONI

