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Il processo sulle morti bianche della Montefibre di Acerra: assolti gli imputati per 87 casi. Riconosciuto il danno ai familiari degli operai morti a causa dell’intossicazione da amianto

Posted by on lug 29th, 2012 and filed under Italia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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NAPOLI, 29 Luglio – Il processo sulle 88 morti bianche causate della Montefibre di Acerra, si è concluso con l’assoluzione degli imputati per 87 casi di omicidio colposo. Gli imputati, sei ex direttori dello stabilimento e i medici dell’impianto, sono stati condannati dal giudice monocratico Daniela Critelli ad un anno e otto mesi, pena sospesa, per la sola morte di Francesco Capretto; Il giudice però ha riconosciuto il danno esistenziale agli operai sopravvissuti, parti civili nel processo. La Montefibre dovrà risarcire il danno in solido con gli imputati. L’accusa per gli imputati era quella di disastro colposo e di omicidio colposo di 88 operai, morti sul lavoro a causa dell’intossicazione da amianto. Secondo l’accusa, gli imputati non avevano assunto le misure necessarie ad evitare l’esposizione degli operai alle letali polveri dell’amianto. Un’esposizione protrattasi fino al 2004 , anno in cui la Montefibre di Acerra, principale società mondiale nella produzione e vendita di fibre acriliche e poliestere , ha cessato ogni attività nel comune di Acerra.

Arringa finale dell’accusa – “Dopo potremo tornare a casa, dai nostri familiari, ma le vedove degli operai morti di cancro non potranno fare lo stesso” queste sono le parole del pm , Giuseppe Cimarotta, pronunciate ieri nell’ambito della sua arringa presso il Tribunale di Nola. Cimmarotta, il 4 aprile del 2011, aveva chiesto circa 20 anni complessivi di carcere per i vari direttori del grande stabilimento chimico che si sono succeduti dal 1993 e per i medici aziendali, accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omissione delle cautele antinfortunistiche.

La sentenza di 1° grado – Il giudice monocratico Daniela Critelli, ha pronunciato, venerdì 27 in tarda serata, l’assoluzione per i 7 imputati dal reato di disastro colposo. La fattispecie dell’ omicidio colposo è stata ravvisata dal giudice in un solo caso di morte bianca: quello dell’operaio Francesco Capretto. Gli imputati sono invece stati assolti per gli altri 87 casi di morte da intossicazione da amianto. Un ottavo imputato, difeso dagli avvocati Montone e Zanchetti,è stato assolto da ogni imputazione. Tuttavia, il giudice monocratico del Tribunale di Nola, ha riconosciuto il risarcimento del danno ai familiari delle vittime costituitesi parte civile, ed ha stabilito la responsabilità in solido della Montefibre.
Il perché di tante assoluzioni – All’inizio del caso, era stata chiesta giustizia per oltre 300 lavoratori della Montefibre morti di cancro. Tuttavia, il numero dei morti sul quale insisteva il processo si era ridotto ad 87 perché si sono prese in considerazioni solo le morti per amianto, non invece le altre 220 morti causate da altre sostanze cancerogene utilizzate per le lavorazioni (clorotene, l’acetaldeide, il benzene, l’ossido di etilene, la formaldeide, il pentaclorofenolo, il triossido di antimonio, l’etanolo). Il tumore tipico causato dalla fibra di asbestos è quello del cancro ai polmoni, mentre, negli altri casi, i lavoratori sono deceduti per una lista variegata di forme tumorali. Di più, come spiega il dott, Plaudi, che fa parte della commissione medica nominata dal giudice per la perizia, “Stabilire il nesso di causa-effetto tra la presenza di sostanze cancerogene in fabbrica e i lavoratori morti per colpa di questa presenza è cosa difficilissima. Noi siamo riusciti a stabilire questo nesso per un gruppo ben identificato di operai. Inoltre è necessario tenere presente che 6 morti per amianto sono tantissimi se si considera il contesto, è cioè se si prende in considerazione anche il lungo periodo di latenza del mesotelioma”. “Lo ripeto – aggiunge Plaudi – “il problema è che non è stato possibile stabilire con certezza l’origine dei tumori che hanno colpito gli altri operai che non sono deceduti a causa del mesotelioma pleurico o peritoneo ”.
Dunque, da 300 morti, il numero di decessi imputati alla fibra di asbestos era stato limitato a 6 dalla stessa commissione medica.

Riassunto del procedimento:

• 2000: viene aperta l’inchiesta – La procura indaga sulla morte di 300 operai della Montefibre per cause tumorali
• 2006: Rinvio a giudizio – Il pm Giuseppe Cimarotta, chiede il rinvio a giudizio per gli ex direttori della fabbrica succedutisi dal 1993: Giovanni Elefante, Roberto Paolantoni, Gennaro Ferrentino, Luigi Patron, Raffaele Greco e Giuseppe Starace. Il rinvio a giudizio è chiesto anche per 2 medici aziendali Ottavio Bolchini e Roberto Sparano con la stessa accusa: disastro colposo e omicidio colposo.
• 2007 : inizia il dibattimento
• Il 4 aprile del 2011 – Il pubblico ministero, Giuseppe Cimmarotta, ha chiesto al giudice oltre 23 anni complessivi di carcere per gli imputati, tutti accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omissione delle cautele antinfortunistiche. Per loro le pene richieste variano da 2 anni e 9 mesi a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Chiesta la condanna anche dei medici aziendali, rispettivamente a 2 anni e ad 1 anno e tre mesi.
• 27 Luglio 2012 : sentenza di 1° grado – Assolti dal reato di disastro colposo gli imputati Giovanni Elefante, Luigi Patron, Roberto Paolantoni, Gennaro Ferrentino e Giuseppe Starace e i medici aziendali Ottavio Bolchini e Roberto Sparano; Condannati per un solo caso di omicidio colposo ad 1 anno e 8 mesi per la morte dell’ operaio Francesco Capretto. Assolto da tutti i reati l’ex dirigente Raffaele Grieco, assistito dagli avvocati Stefano Montone e Mario Zanchetti.
CLARISSA MARACCI

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