Il padre di Martina Colombari finisce nei guai per stalking.

RIMINI, 3 GENNAIO ’12 – Triangolo amoroso e guai in casa Colombari. Maurizio Colombari, padre della famosa attrice ed ex Miss Italia Martina, è stato raggiunto da un provvedimento cautelare che gli impone di rimanere ad un chilometro di distanza dalla sua ex compagna, una 41enne riminese con cui ha intrattenuto una relazione dal 2003 al 2007. Il provvedimento del gip di Rimini è arrivato dopo l’ennesima denuncia (sembra siano in tutto una ventina) presentata lo scorso 10 dicembre dall’ex compagna, che ha elencato i continui messaggi sms e pedinamenti che Colombari metteva in atto. L’abitazione dell’uomo è stata sottoposta a perquisizione locale e gli inquirenti gli hanno sequestrato un cellulare. Anche la donna risulta però essere, a sua volta, indagata per stalking ai danni di una giovane ucraina, un ex fiamma di Colombari.
Maurizio Colombari, 60 anni, è noto a Riccione anche per aver gestito per anni la pizzeria ‘Da Gianni’ di viale Dante ed è separato da tempo dalla mamma di Martina.

FEDERICA FIORDELMONDO

D: Che cos’è lo stalking?

R: Il reato di stalking è stato inserito, di recente (con decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11), tra i delitti contro la libertà morale, all’art. 612bis c.p. Anche in questo caso si tratta di un reato abituale, in quanto si realizza con la verificazione di continui e ripetuti episodi di molestie e minacce. Le condotte di molestie e minacce devono essere tali da causare nella vittima un perdurante e grave stato d’ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità fisica o per quella di un familiare o persona ad essa legata affettivamente ovvero da costringere la vittima a modificare le proprie abitudini di vita. Anche in questo caso le condotte criminose non vengono descritte dalla legge, spettando quindi al giudice il compito di qualificarle, considerando anche la loro reiterazione nel tempo, come condotte idonee a produrre gli effetti di cui sopra. I comportamenti minacciosi, rilevanti per la sussistenza di questo delitto, possono individuarsi in espressioni verbali pronunciate in presenza della vittima o dei suoi familiari, l’invio di lettere, sms, messaggi di posta elettronica o di pacchi dal contenuto minaccioso; le molestie, invece, possono realizzarsi attraverso pedinamenti, appostamenti sotto casa della vittima, invio di sms o messaggi di posta elettronica, telefonate mute e quant’altro costituisca un’interferenza ripetuta nel tempo nella sfera di libertà altrui, tale da provocare una fastidiosa intromissione nella vita privata della vittima. L’insieme di questi comportamenti deve provocare nel soggetto degli stati d’animo che alterano la normale conduzione della propria esistenza.

D: Qual’è la pena prevista per il delitto di stalking?

R: La pena prevista per la forma “semplice” del delitto di stalking va da sei mesi a quattro anni di reclusione e subisce un aumento, a discrezione del giudice, se il fatto è commesso dal coniuge separato o divorziato o da persona che sia legata da relazione affettiva alla vittima. 

D: Che cos’è un “ammonimento”?

R: E’ una forma di cautela “preventiva” (cioè quella adottabile prima di presentare querela contro il proprio stalker), che consiste nell’avanzare al Questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta, esponendo i fatti all’autorità di pubblica sicurezza. L’ammonimento – misura di prevenzione prevista dall’art. 8 del decreto legge 23 febbraio 2009, n. 11 che ha introdotto il delitto di atti persecutori)consiste in un avvertimento verbale con il quale il Questore invita il soggetto ammonito a mantenere una condotta conforme alla legge: se, nonostante l’ammonimento, il soggetto ammonito persevera nella sua condotta offensiva, il delitto in argomento diventa perseguibile d’ufficio e la pena è aumentata.

AVV.TOMMASO ROSSI

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