Il Museo del Novecento a Milano: il nostro passato si apre al futuro

Un’altra realtà museale dedicata all’arte contemporanea,come il MAXXI, come il Museo di Rovereto, come il MADRE di Napoli, come il Castello di Rivoli, in poco tempo,a 14 mesi dall’apertura,avvenuta il6 dicembre 2010, è diventata tappa d’obbligo per il turismo culturale; è il Museo del Novecento a Milano che la fantasia ,il talento e la capacità progettuale di Italo Rota e Fabio Fornasari hanno saputo immaginare per lo spazio dell’ex Arengario in Piazza Duomo. Uno spazio già suggestivo e spettacolare- nel progetto iniziale degli anni trenta era stata concepita anche una torre a cui doveva essere collegato da una sorta di passerella aperta sui due lati-destinato in origine ad ospitare il museo del Fascismo che gli architetti contemporanei hanno modificato, senza mortificanti e presuntuose demolizioni o cancellazioni di sorta, per permettere all’edificio ultimato di essere letto come una specie di compendio di tutta la tradizione architettonica italiana, con rampe che riecheggiano quelle dei rinascimentali palazzi ducali ,torri che rievocano il medioevo, ma anche piazze,in questo caso interne ,gallerie ,nicchie ,arcate,balconate, loggiati,ponti. Come dire che in termini architettonici questo edificio rappresenta il nostro passato che si apre sul paesaggio della temporalità futura. Ed è anche ,dal punto di vista urbanistico ,una operazione di equilibrio ,per dare a questo lato della Piazza,finora sovrastato dalla monumentalità della Galleria che si innalza sul lato opposto,un suo rilievo specifico ed una sua spettacolarità. Ma naturalmente a parte la suggestione degli spazi architettonici dell’edificio,è il suo contenuto ad esercitare il fascino più forte per i visitatori. Milano è da sempre la città dei grandi collezionisti-basti pensare a quel gioiello museale che è il Poldi-Pezzoli- ed è stato facile per l’amministrazione attingere dalle donazioni o lasciti privati per allestire l’esposizione permanente. Nel caso specifico la collezione Jucker e lo straordinario patrimonio Boschi –Di Stefano hanno permesso agli allestitori e curatori- un team di studiosi e critici competente e motivato- di rendere conto della complessità del racconto artistico che un vero Museo del Novecento deve proporre. La complessità è l’ostacolo più impervio da superare :l’arte del Novecento è veramente la Babele dei linguaggi ,degli stili, delle sperimentazioni continue e niente può essere tralasciato od omesso. Il mondo contemporaneo rispetto al passato ,che faceva conto soprattutto sull’identità di bellezza e verità , ha ammesso nei recinti dell’arte ,il brutto, lo squallido, l’osceno,il disarmonico ,il concettuale,l’autenticità e la deformazione delle forme, complicando al massimo la molteplicità delle direzioni estetiche. Il Museo dell’Arengario che propone ,seguendo la grande rampa centrale sino al panoramico affaccio sulla piazza,con le sue preziosissime 400 opere,da De Chirico –splendido il gruppo scultoreo di benvenuto all’ingresso- a Carrà,da Pelizza da Volpedo a Modigliani ,da Boccioni, a Marini ,da Sironi a Soffici ,da Fontana a Cucchi,da Manzoni a Kounellis,da Martini a Manzù ,riesce a render conto del pluralismo di forme contenuti ,con momenti di approfondimento e focalizzazioni importanti . Due esempi tra i più suggestivi vanno citati :il “Quarto Stato “ di Pelizza da Volpedo , con quella sul straordinaria luce dal basso che illumina come attori su un palcoscenico, le figure statuarie del proletariato avanzante,le opere di Lucio Fontana, all’ultimo piano, con l’allestimento di forme scultoree al neon,veri miracoli di luce di un lampadario acceso sulla piazza,e il soffitto già realizzato per l’Hotel Del Golfo di Procchio sull’Isola d’Elba. Una visita da non perdere.

PROF. ANTONIO LUCCARINI

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