Il fondatore di ‘Baci&Abbracci’ arrestato. Ha strappato a morsi il naso a un conoscente

MILANO, 24 MAGGIO ’12 – Un gesto estremo, che ha portato il fondatore del marchio total look “Baci&Abbracci” Roberto Maria Adago, 44 anni, dritto in carcere. Per lui, l’accusa di lesioni gravissime dopo che avrebbe strappato a morsi il naso a un conoscente, nella sua abitazione, al culmine di una violenta lite. Un pestaggio furioso, secondo gli inquirenti. Pugni, calci e quel morso orribile con il quale Adago avrebbe strappato a morsi il naso del rivale, sputandolo poi sul selciato. E’ toccato agli agenti del commissariato, intervenuti ieri mattina alle 9 in via Papa a Milano, raccogliere il feticcio insanguinato e riconsegnarlo ai medici dell’ospedale “Fatebenefratelli” che poi hanno tentato, con un delicatissimo intervento di microchirurgia facciale, di ‘riattaccarlo’ sul volto tumefatto e ferito dell’uomo aggredito. La vittima del violento pestaggio è un 36enne, conoscente dell’imprenditore a sua volta con piccoli precedenti. Roberto Maria Adago non è nuovo a episodi di questo genere, ma se l’era sempre cavata. Ad agosto 2011, a Formentera, aveva tentato di aggredire con un morso al naso il calciatore Bobo Vieri, suo socio e volto che ha reso popolare e di tendenza i capi di “Baci&Abbracci” tra i più giovani. Avevano avuto un furibondo litigio e Adago lo aveva aggredito allo stesso modo. Per fortuna, a Bobo Vieri era andata meglio del poveretto aggredito ieri. L’anno prima, nel 2010, le cronache mondane parlano di Adago coinvolto in una mega rissa nel privé di Armani in via Manzoni. Formentera-bis, nel 2011, quando l’imprenditore aveva guidato una rivolta di turisti italiani contro i gendarmi che sanzionavano e sequestravano le auto e i mezzi in sosta vietata, occasione nel quale il suo comportamento sopra le righe gli era costato una denuncia a piede libero. Stavolta non se l’è cavata. Questo episodio gravissimo gli ha aperto le porte del carcere di San Vittore. Perlomeno in attesa che chiarisca la sua posizione.

TALITA FREZZI

D: In che consiste l’accusa di lesioni gravissime?

R: Il reato punisce chi cagione una lesione personale da cui deriva una malattia insanabile oppure la perdita di un senso o di un organo o di un arto ovvero lo sfregio permanente del viso o l’aborto.

D: Quanto il grado delle lesioni incide sulla pena?

R: Il reato di lesioni semplici è punito nel nostro ordinamento con la pena della reclusione da 3 mesi a 3 anni, però qualora si tratti di lesioni gravi la pena è aumentata (reclusione da 3 a 7 anni); se le lesioni sono gravissime la reclusione va da 6 a 12 anni (art. 583 c.p.).

D: I precedenti penali costituiscono aggravante?

R: Il nostro ordinamento prevede che se un soggetto è già stato condannato (con provvedimento passato in giudicato quindi non impugnabile) per un delitto non colposo e commette un altro delitto non colposo, lo stesso può essere sottoposto ad un aumento di 1/3 della pena da applicare per il nuovo delitto. Si parla della c.d. Recidiva. La pena può essere aumentata fino alla metà nelle ipotesi di recidiva aggravata ossia 1) se il nuovo delitto non colposo è della stessa indole; 2) se è stato commesso nei 5 anni dalla condanna precedente; 3) se il nuovo delitto non colposo è stato commesso durante o dopo l’esecuzione della pena oppure durante il tempo in cui il condannato si è sottratto volontariamente all’esecuzione della pena. Infine esiste l’ipotesi della c.d. recidiva reiterata che si verifica quando un soggetto già recidivo commette un altro delitto non colposo. In tale caso l’aumento della pena per il nuovo reato è della metà nel caso di recidiva semplice, di 2/3 nel caso di recidiva aggravata.

AVV.TOMMASO ROSSI

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