Il ddl anticorruzione, tra polemiche ed approvazioni, è legge

ROMA, 1 NOVEMBRE ’12 – Il ddl anticorruzione diventa legge a seguito dell’approvazione del testo modificato in Senato il 17 ottobre da parte della Camera, con 480 voti favorevoli, 19 contrari e 25 astenuti, dopo che nella giornata di martedì era stata votata la fiducia al Governo sul provvedimento.
Il Ministro Severino si è detta soddisfatta, soprattutto perché il consenso è stato molto largo e solo l’ Idv ha votato contro. Il Guardasigilli ha precisato che non c’è stato nessun compromesso al ribasso per venire incontro alle richieste soprattutto di alcuni esponenti del Pdl, ma ha anche aggiunto che “il testo poteva essere migliore”. Proprio per questo, il Ministro ha garantito che prima della fine della legislatura ci sarà un nuovo intervento per quelle materie che oggi sono rimaste fuori dal provvedimento (prescrizione, falso in bilancio, voti di scambio).

Di tutt’altro avviso, invece, Di Pietro: “Rivolgo un accorato appello al Capo delloStato affinché rimandi la legge al Parlamento per la rilettura”, perché così com’è la legge ”è un raggiro per fini elettorali”, “un’amnistia mascherata“. Lo stesso ministro Severino, ha aggiunto il leader Idv, “ha detto pubblicamente che trattasi di un compromesso politico, di una legge chiamata anticorruzione ma formulata in questo modo altrimenti non sarebbe stata approvata”.

Per capire meglio le varie reazioni è bene approfondire i punti salienti della nuova legge.

Il ddl anticorruzione individua nella Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Pubbliche Amministrazioni, la nuova Autorità nazionale anticorruzione (ruolo prima ricoperto dal Dipartimento della funzione pubblica). Inoltre, sono state introdotte misure per la trasparenza dell’attività amministrativa: saranno pubblicati i costi relativi alle opere e ai servizi, resi noti i procedimenti amministrativi, ogni istituzione avrà un indirizzo mail per comunicare con i cittadini. Interessante e degna di plauso è la nuova norma che impedirà a chi ha ricoperto cariche dirigenziali nella Pubblica Amministrazione di ricoprire analoghi ruoli nei successivi tre anni con privati che hanno rapporti lavorativi con le Pubbliche Amministrazioni, mentre il dipendente che denuncerà situazioni irregolari non potrà subire ritorsioni e quindi non potrà essere tutelato. Anche i magistrati con funzioni apicali dovranno dichiararsi fuori ruolo e la loro attività extra potrà avere una durata non superiore a 10 anni.

Per favorire e avvantaggiare le imprese virtuose, verrà creata una “White List” contenente i nomi delle imprese, che non sono a rischio di infiltrazioni mafiose (anche se sorgono domande su come si riesca ad appurare preventivamente questo controllo); in linea con la “White List”, è anche l’esclusione dalla partecipazione ad appalti dei condannati per reati gravi come corruzione e mafia. La Pubblica Amministrazione sarà sempre più parte offesa per i reati commessi contro di essa e il dipendente dovrà risarcire come danno di immagine il doppio di quello che egli ha percepito con la sua condotta illecita.

Fin qui poco da obiettare, ma le proteste dell’ Idv nascono dalle modifiche penali apportate e dall’alea di mistero che permane sulla incandidabilità politica dei condannati.

Per quanto riguarda il primo punto, sono state aumentate le pene quasi per tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione(ad es. peculato e abuso d’ufficio), ma al reato di concussione, previsto dall’art. 317 c.p., è stato riservato un trattamento particolare: da ora in poi potrà essere commesso solo da un pubblico ufficiale e non da un incaricato di pubblico servizio e assurge a propria dignità il reato di concussione per induzione, con l’introduzione dell’art. 319 quater e relativa diminuzione di pena. Infatti, per il reato di concussione (il comportamento del pubblico ufficiale che, abusando dei propri poteri, costringe taluno a farsi dare o promettere indebitamente denaro o altra utilità), che comprendeva anche la fattispecie per induzione (ossi il comportamento del pubblico ufficiale che col suo comportamento induce il privato a farsi dare o promettere denaro o altra utilità), il codice penale prevede la reclusione da 4 a 12 anni, mentre il nuovo art. 319 quater, rubricato “Induzione indebita a dare o promettere utilità”, prevede per il dipendente la reclusione da 3 a 8 anni, mentre per il privato, che dà o promette denaro o altra utilità, la reclusione fino a 3 anni.Proprio la riduzione della pena ha fatto parlare di amnistia mascherata: il reato di concussione per induzione è la fattispecie più diffusa ed il restringimento della cornice edittale porterà sicuramente alcuni procedimenti pendenti alla conclusione con una declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Infatti, come si ricorda, la prescrizione è legata proprio alla quantificazione edittale della pena per il relativo reato: diminuendo la pena, diminuiscono i tempi perché si realizzi la prescrizione e il reato si estingua.

Sempre nel campo delle modifiche penali, da sottolineare è il parto del nuovo articolo 346-bis c.p. (“Traffico di influenze illecite”): reclusione da 1 a 3 anni per chi sfrutta le proprie relazioni con il pubblico ufficiale al fine di farsi dare o promettere denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della sua mediazione illecita. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette. Data anche la sua collocazione nel codice, ci si chiede dove sia la differenza col reato di millantato credito, previsto dall’art. 346 c.p.: questo punisce la condotta di chi, millantando credito presso un pubblico ufficiale o altro dipendente pubblico, riceve o fa dare o promettere a sé o altri denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico dipendente. Così, di primo acchito, sembra che sia descritta la stessa condotta con parole diverse, ma la vera differenza è nella pena: per il millantato credito è prevista la reclusione da 1 a 5 anni e, nell’ipotesi aggravata, da 2 a 6 anni. Anche in questo caso, come in quello relativo alla concussione, pare che, anziché il polso duro, sia stata allentata la corda nei confronti di chi delinque.

L’altra questione spinosa è quella relativa ai politici condannati: niente è al momento sancito al riguardo, ma c’è una delega al governo per varare entro un anno lincandidabilitàa tutti gli incarichi elettivi dei condannati in via definitiva per reati gravi, in particolare mafia e contro la pubblica amministrazione. Per gli altri reati le condanne previste sono quelle oltre i tre anni, altro punto che ha scatenato polemiche, data la relativa facilità di ottenere condanne inferiori, anche attraverso il patteggiamento, per i crimini dei “colletti bianchi”.

Tuttavia, per quel che concerne detta delega, la Severino ha promesso un’accelerazione da parte del Governo, con l’obiettivo di riempire detta delega entro un mese.

Speriamo.

MOSE’ TINTI 

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