Il carcere di Montacuto continua a “scoppiare”

SOS DI ANDREA NOBILI, GARANTE DEI DIRITTI

foto-disagio-montacutoANCONA – di Giampaolo Milzi – Celle sempre più sovraffollate,dove peraltro sono presenti diversi detenuti con patologie di carattere psichiatrico/piscologico e legate alle tossicodipendenze (prevale l’epatite C),cronicamente sotto organico la polizia penitenziaria e gli altri operatori, infiltrazioni di umidità dalle pareti e altre carenze strutturali. Sono le principali criticità che ancora caratterizzano il carcere di Montacuto di Ancona. Le stesse rilevate dal Garante dei diritti, Andrea Nobili, dopo l’ultimo sopralluogo nell’edificio del marzo scorso. Una situazione grave, che determina disagi a catena, sia tra i soggetti dietro le sbarre che tra il personale in genere, inadeguatonei diversi settori di competenza, comunque al di sotto di quanto previsto dalle indicazioni ministeriali. Disagi che determinano una qualità della vita di restrizione davvero basso, con deficit anche nella qualità delle cure, nel numero di attività lavorative, di quelle finalizzate al reinserimento sociale dei reclusi dopo lo sconto della pena e dei percorsi di mediazione culturale necessari soprattutto per gli stranieri. A monte la questione della carenza di risorse per investimenti migliorativi. 

Nel mese scorso erano 311 i detenuti presenti su una capienza regolamentare di 257 e con 14 posti dichiarati inagibili. “La situazione – aveva sottolineato Nobili a marzo – presenta diverse problematiche. La quinta branda è ormai stata posizionata in tutte le camere di pernottamento e si sta già predisponendo l’introduzione della sesta. Abbiamo avuto modo di verificare la difficoltà di inserire il mobilio considerato il restringimento degli spazi dopo l’introduzione delle stesse brande”. Secondo Nobili “il rischio concreto è che nel prossimo futuro non si riesca a rispettare i parametri di vivibilità sanciti dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”.

Negativa, secondo Nobili, anche la mancata attivazione di progettualità a livello nazionale che guardino al futuro degli istituti penitenziari e l’attuale situazione del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, dopo il recente accorpamento all’ambito dell’Emilia Romagna, già oggetto di interrogazioni in Parlamento. 

A pagare di più e ingiustamente, sono ovviamente i detenuti. C’è chi arriva a gesti estremi, disperati. Il 9 maggio 2017 un uomo aveva bevuto una certa quantità di varecchina, per fortuna modica, come gesto di autolesionismo. Sempre al 2017 risale l’ultimo suicidio, quello di un 33enne tunisino, morto il 30 luglio dopo aver inalato gas da una bomboletta solitamente usata per scaldare i cibi. La mattina del giorno seguente e il pomeriggio del 1 agosto ancora due tentativi di togliersi la vita da parte di due reclusi: un giovane campano e uno straniero aveva ingoiato pillole da ricarica. 

Il Garante dei diritti per le Marche, Nobili, ha organizzato ulteriori sopralluoghi, con l’intenzione di coinvolgere i nuovi parlamentari delle Marche perché si facciano carico del problema e sia possibile fornire risposte coerenti con la situazione.

(articolo tratto da Urlo – mensile di resistenza giovanile)

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